Monthly Archives: giugno 2015

SONO IL MIGLIOR ALLENATORE EMOTIVO PER MIO FIGLIO

3° CREDENZA LIMITANTE: NON SONO IN GRADO DI GESTIRE LE EMOZIONI DI MIO FIGLIO

Ieri mattina ero intenta a guardare sul cellulare uno spezzone di video dell’esibizione del saggio della sera prima di mia figlia Giorgia. Gabriele era accanto a me, si era da poco svegliato e aveva fretta di riempire il pancino con la colazione e mi richiedeva attenzione. Gli chiedo di aspettare un minuto, tempo di finire di vedere la fine del balletto. A quel punto, rigiro gli occhi verso il cellulare e sbam! Gabriele con una manata lo fa volare in aria per poi cadere per terra! La mia reazione è stata tutt’altro che zen…e non ho pensato minimamente che il suo comportamento potesse avere una spiegazione logica.

Nei minuti successivi ho pensato che poteva trattarsi di gelosia nei confronti della sorella. In effetti il giorno prima, quello del saggio, ero stata con lei tutto il giorno a teatro per le prove, e poi tutti i complimenti che ha ricevuto da mamma, papà e nonni potrebbero aver dato fastidio al fratellino.

Ma COSA POTEVO FARE CHE NON HO FATTO?

Invece di reagire, cosa avrei potuto fare? Certamente cercare di capire le motivazioni del gesto. Perché si è comportato così? Qual era la reale motivazione nascosta dietro il comportamento così strano e improvviso di Gabriele?

Avrei dovuto essere più ricettiva del suo stato emotivo, captare i suoi segnali.

La sera del saggio, verso la fine dello spettacolo Gabri ad un certo punto era scoppiato a piangere, perché voleva Giorgia che in quel momento era dietro le quinte in attesa degli inchini finali. Non si è dato pace fino a che non l’ho accompagnato a vedere sua sorella. Avrei dovuto ricordarmi di questo episodio prima di sgridarlo. In pratica rivedere il video e risentire le musiche , lo riportavano alla sofferenza del giorno prima, quando ha sentito Giorgia lontana da lui che Impegnata con le sue compagne di danza, non aveva tempo di stare con lui.

A quel punto il danno era fatto, non mi restava che fare un passo indietro i tirare fuori il migliore allenatore emotivo che c’è in me e portare Gabri a capire e sciogliere l’emozione.

Nel libro di John Gottman “Intelligenza emotiva per un figlio”, viene sottolineata proprio l’importanza del ruolo del genitore come “allenatore emotivo”, che empaticamente riconosce le emozioni del bambino, lo guida verso il riconoscimento, e coglie l’opportunità da ogni episodio approfittando dell’occasione per “crescere insieme”.

Tranquillamente ho preso da parte Gabriele e gli ho chiesto come mai non voleva che mamma guardasse il video. Mi ha risposto dicendo: “Giorgia è mia sorella, se la vedo ancora con M., io le divido!”

Ecco…ora era chiaro: si trattava di gelosia, era turbato dal fatto di vedere Giorgia così complice con una bimba. Ha avuto paura di perdere l’affetto di Giorgia, di essere sostituito.

Una volta quindi scoperto il problema, cosa avrei dovuto fare:

  • Accogliere e riconoscere le sue emozioni invece di sminuirle;
  • Facilitarlo a trovare da sé le soluzioni, prendendosi tutto il tempo e la calma necessari, dimostrando di aver capito le sue paure e sensazioni, invece di essere frettolosa e sbrigativa
  • Farlo sentire compreso e non giudicato

 

Quest’ultimo punto è davvero vitale, per aiutare i nostri figli a sciogliere le emozioni e non restarci intrappolati troppo a lungo.

Come possiamo fare per portarli a SENSIBILIZZARE E INCANALARE le loro emozioni?

Innanzitutto aiutandoli a trovare le parole giuste per definirle.

Se possibile (a seconda dell’età di nostro figlio) possiamo andare più in profondità chiedendo in che parte del corpo sentono l’emozione (cuore, stomaco, ecc). Possiamo anche portarli a visualizzarla, chiedendo loro di chiudere gli occhi e immaginando il suo colore, la forma e se la toccasse che consistenza avrebbe.

Tutto questo li aiuta a razionalizzare, a sciogliere la tensione, uscendo più in fretta e senza strascichi dallo stato d’animo negativo.

Li rassicura anche molto sentirsi raccontare episodi della nostra infanzia nei quali abbiamo dovuto affrontare la stessa situazione e il modo in cui ne siamo venuti fuori.

TROVO IL MODO MIGLIORE DI COMUNICARE CON MIO FIGLIO

2° CREDENZA LIMITANTE: MIO FIGLIO NON MI CAPISCE!

La scuola di danza di Giorgia è in fibrillazione perché mancano pochissimi giorni all’attesissimo saggio di fine anno. Il gruppo di Giorgia è composto da bambine dai 4 ai 7 anni che in allegria si preparano allo spettacolo con una serie di prove prima del debutto sul palcoscenico.

A metà di una sessione di prove, una bambina tra le più piccole torna nello spogliatoio dalla mamma, chiedendole un laccio per i capelli, che iniziavano a infastidirla. La mamma risponde in maniera secca “non ho nessun laccio e non posso inventarmelo in questo momento…torna con le altre bambine a provare”. La bambina cerca il contatto fisico e la mamma la allontana indirizzandola verso la porta, ma senza mai alzarsi dalla panca sulla quale è seduta.

Immaginate il seguito della vicenda?

La bambina si impunta volendo legarsi i capelli, e piangendo inizia ad urlare “non torno più a fare le prove, voglio andare a casa”.

Un classico. Ma la mamma poteva agire diversamente? Sicuramente sì, se fosse stata a conoscenza di come funziona il cervello e di quali parti sono particolarmente attive nei bambini.

Come funziona il cervello dei bambini?

Come già sapete il cervello è suddiviso in emisfero destro ed emisfero sinistro che funzionano in modo molto diverso l’uno dall’altro. Ecco le principali caratteristiche dei 2 emisferi:

Emisfero sinistro (logico-razionale)

  • Logico
  • Letterale
  • Linguistico
  • Lineare
  • Attento ai dettagli

Emisfero destro (intuitivo-emozionale)

  • Olistico
  • Comunicazione non verbale
  • Immagini
  • Emozioni
  • Ricordi

 

Per vivere al meglio la nostra vita, gli emisferi devono essere in comunicazione tra di loro. Pensate a una dominanza dell’emisfero sinistro. Che vita sarebbe se ogni situazione fosse solo vissuta con raziocinio e senza emozione? Un esempio banale, ma chiaro: il compleanno di nostro figlio, in cui viene posta l’attenzione all’organizzazione della festa, ma si tralascia l’emotività del vedere nostro figlio con un anno in più. O all’opposto se predominasse l’emisfero destro staremmo con fazzolettino in mano pronte ad asciugare le nostre lacrimucce, mentre nostro figlio spegne le candeline, sommerse e sopraffatte dalle emozioni…si ma poi chi ci pensa ai piattini per la torta e al resto?

La vita per essere vissuta al meglio ha bisogno di entrambe le cose, emotività che non sfoci in una super-emotività ma neppure nell’essere asettici e anestetizzati di fronte agli eventi, e razionalità al punto giusto.

Nei bambini è dominante l’emisfero destro, soprattutto nei primi 3 anni di vita. Vivono nel presente e qualsiasi cosa suscita in loro emozioni. Inoltre non hanno ancora completamente acquisito la capacità di esprimere a parole le loro emozioni, di razionalizzarle.

Sapete quando ci accorgiamo che inizia a fare la sua parte l’emisfero sinistro? Nella fase dei “Perché?”. Ci porgono domane in continuazione sul perché delle cose per decifrarne i rapporti di causa-effetto, e per capirne la logica.

Il nostro compito di genitori, è innanzitutto quello di metterci in contatto con il nostro emisfero con cui andiamo meno d’accordo e fare in modo che lavori in maniera integrata con l’altro. Solo così non saremo in balia di “reazioni”, ma di azioni fatte consapevolmente, e saremo genitori più sereni e più integrati con i nostri figli.

Ho notato che connettersi all’emisfero destro dei propri figli è la cosa più difficile per molte mamme e per molti papà, proprio perché l’adulto è decisamente più orientato verso la parte più razionale. E tende a comportarsi con i bimbi, anche piuttosto piccoli, come se fossero dei loro pari a livello di maturazione celebrale. Ma se prendiamo consapevolezza che l’emisfero sinistro è quasi del tutto inattivo nei primi anni, viene molto più scontato comunicare con i nostri figli emisfero destro con emisfero destro, quindi a livello di emozioni, utilizzando una comunicazione più profonda, completamente irrazionale, ma viscerale, che potremmo definire una comunicazione “cuore a cuore”.

Come io e Federico diciamo sempre, i nostri figli ci aiutano a crescere e a diventare delle persone migliori e questa fase di accompagnamento verso la maturazione completa del cervello dei nostri bimbi (che avviene verso i 25 anni…!!!), ci permettono di fare un lavoro su di noi riscoprendo i nostri emisferi, capendo quale dei 2 è predominante, sforzandoci di osservarci nelle nostre reazioni, e di equilibrarci il più possibile, per vivere al meglio una vita equilibrata, ricca di significato e di relazioni.

 

Tornando a noi, cosa poteva fare la mamma con la bimba che voleva legarsi i capelli?

Il laccio per i capelli davvero non lo aveva e non poteva legare i capelli di sua figlia, ma innanzitutto avrebbe potuto stabilire una connessione di tipo empatico, attivando il suo stesso emisfero destro emotivo e sensibile, entrando in sintonia con la bimba. In che modo? Accogliendo l’emozione della figlia in modo da farla sentire compresa, ad esempio dicendole: “Tesoro, certo che con questo caldo servirebbe proprio legarsi i capelli, ti capisco, ma come possiamo fare che non lo abbiamo ora?”

Dobbiamo renderci conto che una volta accolti con amore, i nostri figli sono in grado di capire le nostre argomentazioni fin da piccolini. Diverso è invece, se reagiamo e innalziamo un muro nella comunicazione. In questo caso il loro lato emotivo prende il sopravvento, in un certo verso deludiamo le loro aspettative, per cui la loro è una reazione di sconforto ma comprendono benissimo ciò che vogliamo dire loro.

La conversazione può proseguire proponendo un’alternativa o facendo ragionare la piccola sulla situazione, incanalando le sue emozioni e fornendole una possibile soluzione: “Sai cosa potremmo fare? Quando siamo a casa prendiamo tutti gli elastici per i capelli che abbiamo a casa, li mettiamo già nello zainetto di danza così la prossima volta li abbiamo. Allora, ci ricordiamo di farlo quando siamo a casa? Senti, ora che ne pensi di ritornare con le tue amiche a ballare? Guarda, anche Luisa non ha legato i capelli, chissà che caldo avrà anche lei! Però sembra si stia divertendo un mondo a provare il balletto! Torni dentro?”

Non sono importanti solo le parole. Le parole amorevoli della mamma dovevano essere accompagnate dal contatto fisico e dal contatto visivo. Un bell’abbraccio, una stretta amorevole ad altezza bimba per poi guardarla negli occhi con un’espressione mimica serena.

Vi posso assicurare che al 99% la mamma avrebbe ottenuto il risultato sperato.

Vi racconto cosa mi è successo ieri sera. Questo episodio mi ha fatto comprendere quanto i bambini, se ben guidati, comprendono le motivazioni dei genitori.

Ci troviamo ad una festa di paese, con i castelli gonfiabili ad uso gratuito. Vi lascio immaginare la moltitudine di bambini che si riversano sui giochi. Giorgia e Gabri, a gran velocità si tolgono le scarpe e salgono sul gonfiabile più grande lanciandosi giù dallo scivolo. Come tutte le mamme osservo la situazione affinché i bimbi siano in sicurezza e in questa occasione proprio non lo sono. Nessun addetto a vigilare, troppi bambini, alcuni anche troppo grandicelli, e castelli gonfiabili sgonfi non ancorati al terreno. Appena Giorgia e Gabri finiscono la discesa, li chiamo e li faccio scendere dal gonfiabile. Li prendo da parte e dico loro che la situazione mi appare pericolosa. Inizialmente piagnucolano dicendo: “Voglio tornare a giocare!!!”, ma continuo a spiegare e mostrare loro tutte le cose che ho notato essere pericolose. Sottolineo di comprendere la loro voglia di giocare, e il loro divertimento, e propongo di cercare un altro gioco più sicuro per continuare a divertirci. Con dolcezza mostro loro la situazione. Smettono di lamentarsi, e con mio stupore Giorgia mi dice: “E perché ci hai fatto salire prima, mamma?”.

I bambini ci ascoltano e capiscono molto di più di quello che potremmo pensare. Semplicemente dobbiamo fare in modo che i 2 emisferi del loro cervello in evoluzione siano “connessi” tra di loro, che ci sia integrazione emisferica. L’emotività non deve prendere il sopravvento sulla logica. Giorgia e Gabri desideravano tantissimo giocare sui gonfiabili, il loro desiderio, e il non capire inizialmente perché gli stavo portando via dai gonfiabili stava per prendere il sopravvento, ma poi li ho guidati verso la razionalizzazione della situazione. Non mi stancherò mai di dirlo, in questi casi dobbiamo sempre piegarci alla loro altezza e guardarli negli occhi. È fondamentale. Non ci poniamo come autorità, ma come persona al loro fianco che li accoglie, li comprende e agisce nel migliore dei modi per il loro meglio.

Come avrebbero reagito se avessi tirato corto e avessi detto: “Giù dai gonfiabili, basta giocare!” e al loro perché avessi riposto (come spesso sento dire): “Perché sono vostra madre e decido io!”? Apriti cielo! Avremmo rovinato una serata iniziata con le migliori intenzioni! Musi lunghi nella migliore delle ipotesi, ma molto più probabile urla, lacrime e capricci!

Per concludere, come possiamo trasformare la credenza limitante scritta come titolo di questo articolo? Abbiamo visto che non è vero che i bambini non ci ascoltano e non ci capiscono, siamo noi che sbagliamo nel modo di comunicare con loro, per cui l’obiettivo verso cui ognuno di noi deve tendere è:

TROVO IL MODO MIGLIORE DI COMUNICARE CON MIO FIGLIO

17Giu/15

MI GODO LA VITA CON I MIEI FIGLI E MI REALIZZO COME PERSONA

1° CREDENZA LIMITANTE:  I FIGLI SONO UN PESO E NON POSSO REALIZZARMI COMPLETAMENTE COME PERSONA
Questa credenza, seppur a volte celata, è insita in molte menti di mamme e papà.
Ieri sera ero in un ristorante per famiglie della mia zona, ed ero al tavolo con Federico e i miei 3 bimbi. Un signore sulla sessantina che cenava da solo al tavolo accanto al nostro dopo 5 minuti dal nostro arrivo mi dice: “Signora, sono tutti e 3 suoi? Complimenti! Le darei una medaglia per il suo coraggio!”
Poche ore prima un’altra signora, una perfetta sconosciuta, per strada mi si avvicina e mi dice: “Complimenti per i suoi bambini sono bellissimi, e a vederli sembrano anche bravi, e complimenti a lei che ne ha fatti 3!”
I complimenti naturalmente mi piacciono e mi fanno piacere…soprattutto se riguardano i miei bimbi. Ma devo ammettere che quanto detto da queste due persone incontrate per caso in un sabato qualunque mi hanno fatto un po’ pensare. Soprattutto perché sottolineavano il fatto che per essere una mamma di 3 figli è necessario secondo loro essere dotati di grande coraggio! Questa è una credenza collettiva fortemente diffusa.
Ricordo quando lavoravo in Erboristeria ed ero in attesa di Gaia, la mia terza bimba, la frase che più frequentemente le clienti mi dicevano quando vedevano il pancione era “Auguri per la bimba”, e poi aggiungevano 9 persone su 10: “Che coraggio a fare il terzo!”  Sembra che nel pensiero comune:
1 figlio = è la normalità
2 figli = va ancora bene
Da 3 figli in su = mamma mia ci vuole coraggio!
Conversando con parenti, clienti e persone che passeggiando mi vedono con 3 bambini, denoto la loro preoccupazione nei miei confronti. Mi chiedono:
“Ma hai qualcuno che ti aiuta, vero?”, “Ma hai tempo per te?”, “Ma con il lavoro come fai?”
E si stupiscono nel vedermi tranquilla e col mio solito comportamento zen (può testimoniare Federico che non sono sempre sempre zen!!)
Domande legittime, per carità! Ma io sto bene e non sono mai stata meglio! Non posso immaginare la mia vita se non così! Mi sento finalmente realizzata ora che sono mamma. Non dico che non ci si possa realizzare se non si diventa genitori, per carità, conosco donne e uomini senza figli che sono delle super persone.
Parlo per me, per quello che sento nel profondo, sento di aver iniziato a vivere una seconda vita da quando 6 anni fa è nata Giorgia, la vecchia Daniela è cambiata, si è trasformata, e lavora giorno per giorno per migliorarsi e crescere. Sto riscoprendo la Daniela più profonda: il contenitore si sgretola, rimane il nucleo, la mia anima, il mio sentire più profondo. E il mio cambiamento sta avvenendo in maniera veloce, proprio grazie ai miei figli. Attraverso  loro mi misuro come persona e come mamma. Loro sono il mio specchio e attraverso loro vedo parti di me.
Per questo non posso pensare che i bimbi possano essere considerati un peso, un impedimento per la realizzazione personale. Io trovo che i figli siano delle RISORSE.
Ci permettono di CRESCERE ed evolvere.
Una mattina di qualche mese fa , il giorno dopo essere diventata facilitatrice Brain Gym, ero al parco con Giorgia, Gabri e Gaia, i bimbi mi hanno chiesto di fare una gara di corsa con loro e ho accettato. Dopo la corsa avevo il sorriso stampato in faccia, avevo un atteggiamento diverso, mi sentivo gioiosa e spensierata. Ero come d’un tratto ritornata bambina. Con questa consapevolezza nel cuore, fresca fresca di quanto appreso dai principi del Brain Gym per cui l’apprendimento passa attraverso il movimento e il divertimento, mi sono girata verso Federico e gli ho detto: “Sai che ti dico? Io da oggi mi voglio divertire e giocare con loro come una bambina. Mi voglio godere questi momenti e i sorrisi dei miei figli a cuore aperto!” Avete mai provato a giocare con i vostri figli proprio come fanno loro, immersi corpo e anima in quello che stanno facendo? Avete visto come vi guardano con occhi diversi? Sono felici di vedervi in quello stato di apertura di cuore!
Giocare è importante ed essenziale nella relazione con i nostri figli, ma anche per ritrovare noi stessi (sul libro “Genitori al Contrario in uscita a settembre e che puoi prenotare sul sito di Macrolibrarsi a questo link: clicca qui per prenotare la tua copia. Hai il 15% di sconto e ricevi il libro in meno di 48 ore).

Qualche mese dopo siamo andati a Mirabilandia, e ho provato a godermi le attrazioni del parco divertimenti come fossi una bimba. Affascinata, sorpresa, divertita. E’ stato bello tornare bambina, ridere e passare una giornata indimenticabile in famiglia. Vi posso assicurare che non ci sono stati capricci da parte dei bambini, gli imprevisti sono stati gestiti in maniera serena e il ricordo che abbiamo è assolutamente positivo. Questo grazie allo stato d’animo sereno, tranquillo e sicuro che abbiamo mantenuto Federico ed io. Vi posso assicurare che in altre occasioni passate in cui non eravamo così “centrati” per colpa nostra giornate di divertimento si sono trasformate in momenti di estrema fatica nel gestire i bambini, capricci a più non posso e imprevisti vissuti con nervosismo e rabbia.
Non vediamo il mondo così come è, ma lo vediamo come siamo noi! In base alle nostre credenze subconsce e allo stato d’animo del momento. La realtà la costruiamo noi momento dopo momento. Sta a noi decidere come vogliamo vivere.
A questo punto, come possiamo trasformare la credenza limitante scritta come titolo di questo articolo?
MI GODO LA VITA CON I MIEI FIGLI E MI REALIZZO COME PERSONA.

Buona vita.

Daniela

17Giu/15

Hai già sentito parlare delle credenze limitanti?

La nostra intenzione nello scrivere i prossimi articoli è di guidarvi tenendovi per mano alla scoperta delle credenze subconsce che abbiamo imparato a vedere e riconoscere da 6 anni a questa parte, e di mostrarvi quanto la nostra realtà di genitori e il nostro modo di vivere sia condizionato da queste credenze.

Ma cosa sono le credenze subconscie?

Per descriverti cosa sono le credenze eccoti un estratto dal sito della nostra amica Irene Menis, istruttrice Psych-K, che ne da una definizione molto chiara, e che puoi trovare interamente al link http://www.irenemenis.it/page/psych-k

Hai mai notato che non vediamo il mondo come è, ma lo vediamo come siamo noi!?
La nostra personale realtà è unicamente nostra; è determinata dal nostro sistema di credenze subconscie, che agiscono come un filtro e determinano la nostra percezione dell’ambiente intorno a noi.
La “realtà” di ciascuno di noi è definita dalle sue percezioni.
Le percezioni sono determinate dalle nostre credenze subconscie, che aggiungono significato e senso alle nostre esperienze.
Cambiare le nostre credenze subconscie, cambia la nostra realtà: la nostra consapevolezza di noi stessi e del mondo intorno a noi. Questo porta ad un entusiasmante miglioramento emozionale, fisico e spirituale.
Le neuroscienze oggi dimostrano che il 95% della nostra consapevolezza è determinata dal nostro subconscio, ovvero da quei comportamenti che mettiamo in atto in modo automatico.

In ogni nostro comportamento, nel nostro essere madri o padri agiamo spinti da queste credenze subconsce, che rappresentano ben il 95% della nostra consapevolezza e sono quei comportamenti che mettiamo in atto in modo automatico, senza rendercene conto. Per fare un esempio possiamo pensare al guidare. Una volta appreso come fare, non stiamo più a pensare a livello conscio che pedale devo schiacciare per frenare, cosa devo fare per cambiare marcia, ecc. Diventano dei comportamenti automatici.

Dobbiamo tendere verso l’essere genitori migliori allontanandoci da questi comportamenti automatici. Dobbiamo fare in modo che gli automatismi si blocchino, o almeno all’inizio del percorso, dobbiamo saperli riconoscere e osservarli. Ogni azione rivolta alla cura e all’educazione dei nostri figli deve essere fatta in maniera CONSAPEVOLE.

Nel nostro libro “Genitori al contrario” spiegheremo in modo approfondito questo argomento fornendo diverse strategie per poter raggiungere questo obiettivo.

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Nel frattempo con i prossimi articoli staneremo insieme le credenze limitanti integrate nel nostro subconscio, e le trasformeremo in credenze potenzianti.

Seguici in questo percorso che a tratti potrà sembrare arduo e difficile, ma dopo un po’ di pratica vedrai tutto ciò che è intorno a te con occhi nuovi!

Prenota la tua copia di “Genitori al contrario”

Ciao a tutti!!

Questo è il numero 0 degli articoli che scriveremo a partire da questa settimana. Oggi vogliamo presentarvi il nostro primo libro Genitori al contrario, che potete prenotare sul sito di Macrolibrarsi:

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Perché dovresti  leggere “Genitori al Contrario”?
Leggendo Genitori al contrario potrai riflettere sull’importanza di portare l’attenzione sui tuoi comportamenti quotidiani verso i tuoi figli. Potrai comprendere quanto sia necessario per te tornare a guardare verso il futuro che hai sempre desiderato, e che magari hai dovuto mettere da parte per affrontare la vita di tutti i giorni.
Potrà esserti capitato di non essere attento nell’educazione e nel rapporto quotidiano con i tuoi figli, ed una parte di te può averti portato a fare cose che non avresti voluto. La bella notizia è che puoi evolvere sempre di più grazie all’esercizio quotidiano, ed esprimere il meglio di te come genitore in ogni momento. E’ un percorso che richiede tempo ed impegno ma al tempo stesso fattibile, e lo potrai verificare grazie ai tanti esempi pratici di vita quotidiana che troverai nelle pagine del libro.
Leggendo scoprirai come sia possibile evadere dalla visione del mondo dettata dalla società in cui vivi e dall’educazione che ti è stata impartita e liberarti dalle credenze limitanti. Crediamo fermamente che se potessi tornare indietro nel tempo, sarebbe un libro che suggeriresti di leggere ai tuoi stessi genitori e avrebbe migliorato la tua vita come figlio.

Ma chi sono i “Genitori al Contrario”?
I Genitori al contrario sono persone amorevoli e curiose, sempre alla ricerca del perché delle cose, che si impegnano a vedere la vita nel suo insieme e da diversi punti di vista. Persone che vogliono vedere OLTRE il comune modo di pensare della società in cui vivono. Grazie  all’osservazione dei tuoi figli, che ti fanno da specchio e che riflettono parti di te che non conosci, potrai esprimerti al meglio come genitore

Cosa puoi imparare da questo libro?
Grazie a questo libro puoi imparare come fare a mettere in contatto la tua mente con il tuo cuore, e saper affrontare quelle resistenze che una  volta superate potranno permetterti di vivere sempre di più un rapporto amorevole con i tuoi figli e con le persone che ti circondano.  Potrai inoltre imparare a conoscere te stesso sempre più profondamente utilizzando i semplici strumenti che ti verranno forniti.

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