Monthly Archives: ottobre 2015

Fai riaffiorare il tuo bambino interiore

PER FAR RIAFFIORARE IL TUO BAMBINO INTERIORE …GIOCA CON TUO FIGLIO!

Spesso durante le consulenze rivolte ai genitori mi capita di suggerire alle mamme e ai papà di ritrovare il loro bambino interiore. Stabilito il contatto è di gran lunga più facile capire e rapportarsi in maniera positiva e costruttiva con i propri figli.

Ma chi è questo famoso bambino interiore?

Carl Jung lo aveva chiamato il “Bambino Divino” e rappresenta l’essenza di chi siamo veramente, la nostra parte più profonda, il nostro sé più puro e pulito.

E’ la parte spontanea di noi, quella libera da condizionamenti. Intuitiva. E’ quella parte creativa, spontanea, piena di fantasia. E’ tutto ciò che eravamo da bambini; poco a poco questa parte di noi è andata sbiadendosi lasciandosi alle spalle l’entusiasmo, per fare posto alla seriosità.

Non si può restare per sempre bambini, sarebbe estremamente controproducente, ma la parte bambina di noi deve restare attiva per farci sentire “vivi”. Un adulto responsabile, ma capace di giocare a cuore aperto con i propri figli è il miglior genitore che un bambino possa desiderare.

Nel libro “Genitori al Contrario” introduco alcune efficaci modalità per connettersi al proprio Cuore (Sistema di Connessione Circolare al Cuore) e tra le varie strategie ho proprio indicato l’atto di GIOCARE. Puoi scaricare un estratto a questa pagina

Giocando in maniera spontanea (quindi non quando ci sentiamo sforzati a giocare solo per fare un piacere a nostro figlio), ci catapultiamo infatti in uno stato gioioso tipico di quando si è bambini. E’ come se tornassimo indietro nel tempo e facessimo riaffiorare il bambino o la bambina che siamo stati. In quel preciso momento il canale che ci connette al nostro cuore è aperto, permettendoci di entrare in contatto con il Cuore di nostro figlio. Non possiamo neppure immaginare quanto siamo vicini ai nostri figli in quel momento. La bolla che ci tiene addormentati nel nostro stato di adulti, spesso con i sensi molto affievoliti, in quell’istante svanisce. E siamo in contatto con la nostra vera essenza.

Ieri sera ho trovato un fantastico video su Facebook che desidero condividere con voi. Si tratta di un video in lingua spagnola che pubblicizza un’azienda di giochi educativi peruviana, ma il messaggio che manda ai genitori tocca davvero il cuore. L’ho tradotto e sottotitolato.

Vi consiglio di vederlo e di diffonderlo il più possibile ad altri genitori. Più genitori amorevoli si risveglieranno in questi anni e più bambini felici ci saranno in futuro, che a loro volta avranno dei figli…e la catena continua. I gesti di ognuno di noi creano circoli virtuosi per la vita di chi verrà in futuro.

Buona visione.

Daniela

Hai già letto il nostro libro “Genitori al Contrario” attualmente 5° in classifica di vendita su Macrolibrarsi?

Scarica GRATIS l’anteprima. CLICCA QUI

Quintoposto

 

Clicca qui per prenotare la tua copia. Hai il 15% di sconto sull’acquisto e ricevi il libro a casa in meno di 48 ore.

Se i sentimenti e le emozioni dei bambini venissero presi maggiormente in considerazione

Lettera alla mia maestra della scuola materna.

Se i sentimenti e le emozioni dei bambini venissero presi maggiormente in considerazione

 

Cara Maestra,

ti rivolgo ora queste parole. Ora che ormai ho 33 anni e 3 figli. Non ne avevo parlato quasi con nessuno prima di ora. E ancora mi fa male ripensare a quel giorno.

Avevo da un paio di mesi compiuto 5 anni quando mi affacciai per la prima volta al mondo della scuola. Sapevo che a mia madre era stato consigliato di farmi frequentare l’ultimo anno di materna in modo da soffrire meno l’inserimento alla scuola elementare l’anno successivo. Non ricordo nulla del primo giorno alla materna. Il vuoto. Non ricordo di avere trovato un accoglienza “materna”.

Ho un unico ricordo molto bello, quasi al termine dell’anno, di un lavoro di gruppo che mi aveva emotivamente coinvolto e che consisteva nel ritagliare immagini da alcune riviste e farne dei collage. Io avevo scelto elementi naturali: alberi, animali, fiori. Ricordo ancora di avere individuato come soggetto principale un bellissimo daino che mi aveva particolarmente affascinata.

Forse è stato l’unico momento piacevole che ho trascorso in quel posto che ricordo sempre molto buio. Gli altri ricordi che ho sono pessimi. Non mangiavo quasi nulla a scuola. Durante un pranzo iniziasti ad imboccarmi a forza, nonostante io non riuscissi a buttare giù il boccone. Ricordo ancora che era pollo con patate. Ad un certo punto vomitai tutto. Tu ti arrabbiasti a tal punto da portarmi in punizione.

Mi accompagnasti nel dormitorio e mi facesti sdraiare sulla mia brandina ordinandomi di dormire e mi lasciasti dentro da sola.

Ricordo la stanza, che agli occhi di bambina mi sembrava enorme. Con tante brande vuote. Sentivo gli schiamazzi e le voci degli altri bambini che giocavano fuori. E io piangevo, piangevo cercando di soffocare le lacrime nel cuscino. La stanza era buia, avevo tantissima paura. Chiamavo sommessamente la mia mamma mentre ero in preda alla disperazione. Non so quanti minuti passarono poi vidi la maestra di un’altra sezione che si avvicinò a me e mi chiese cosa era successo. Mi consolò e poi uscì. Poco dopo rientrò con i suoi bambini, era il momento della nanna per tutti. Entrarono anche i miei compagni da te accompagnati. Mi sentivo sollevata, perlomeno non ero più sola. Ma ero amareggiata e spaventata. Volevo la mamma. Le ore trascorsero e finalmente arrivò a prendermi mamma per portarmi a casa. A mia mamma raccontasti l’accaduto omettendo di avermi lasciato disperata e sola nel dormitorio.

Mia mamma ti disse di non costringermi mai più a mangiare, mi sarei regolata da sola.

Da quel giorno per me fu un incubo.

Non ero certo contenta di rivederti ogni mattina e trascorrere con te quasi l’intera giornata dopo che non avevo più fiducia nei tuoi confronti. Dopo che mi avevi fatto soffrire e che la tua collega, non aveva fatto nulla per aiutarmi. Io ero disperata, avevo paura. Mi sentivo terribilmente in colpa.

Ora ripensandoci vedo l’ingiustizia fatta nei confronti di una bimba, ma ti posso assicurare che mi sono sentita un verme in quel momento. Solo per aver vomitato. Ho pensato di aver fatto una cosa terribile e che mi meritassi quella punizione. Che non ero degna di stare tra i miei compagni. Che non meritavo di essere amata.

Ti sei chiesta cosa poteva passare nella mia testolina?

Ti sarai pentita nei giorni avvenire?

Non credo, visto che non hai mai fatto un gesto di affetto nei miei confronti. Nè a me, nè alla maggior parte dei miei compagni. Pochi avevano la fortuna di essere sotto la tua ala protettrice. Ho avuto per tanto tempo degli incubi in cui quella stanza del dormitorio diventava sempre più grande e la mia voce per chiedere aiuto, non usciva dalla mia bocca.

I mesi trascorsero e durante le vacanze ero contenta che di lì a poco avrei iniziato le elementari…perché avrei avuto delle nuove maestre!

A scuola mi impegnavo molto e avevo tanta voglia di imparare, ma ad un certo punto ritornò l’incubo. Non ricordo con esattezza da cosa venne scatenato, ma qualcosa mi riportò a quel giorno della materna. Sicuramente buona parte in questa situazione era dovuta all’ansia di separazione da casa, da mamma, il posto più sicuro e tranquillo dove stare. Mi sentivo insicura e non in grado di affrontare da sola le situazioni che mi si presentavano a scuola. Prendevo il pulmino per recarmi a scuola e nel tragitto da casa alla fermata del bus avevo tutte le mattine conati di vomito.

Ricordo ancora quando mi accasciavo verso il fosso accanto alla strada per vomitare. Era terribile.

Mia mamma mi consolava e mi incitava ad andare a scuola. Ma che altro poteva fare? D’altronde la scuola è obbligatoria. (ho scoperto poi che esiste l’educazione parentale, ma ne parlerò nei prossimi articoli)

“Ti vengono a prendere i carabinieri se non ci vai!” mi diceva mamma.

Io desideravo con tutta me stessa ritornare a casa, dove c’era anche il mio fratellino più piccolo. Tornare al sicuro nel mio nido.

Spesso anche a scuola stavo male, avevo delle fitte alla pancia fortissime. E le maestre chiamavano mia mamma per farmi portare a casa. Per fortuna grazie alla sensibilità della mia nuova maestra, che ancora incrocio per strada nel mio paesino, e che ricordo con molto affetto, nel giro di un annetto circa ho superato tutto. Avevo capito che mi potevo fidare di lei. Che avrei avuto sostegno da parte sua e che mai e poi mai mi avrebbe delusa e tradita con una punizione ingiusta e fatto vivere degli attimi di terrore. Lei era una figura che posso definire “materna”, dolce, disponibile, attenta ai bisogni dei suoi piccoli alunni e pronta ad accogliere le loro emozioni. Sono stata fortunata ad incontrarla, se avessi trovato una persona più severa e distaccata probabilmente il mio disagio non si sarebbe risolto da solo e in maniera spontanea.

Ti scrivo queste parole non con rabbia, ma con la speranza che negli anni avvenire il tuo modus operandi sia cambiato, perchè sono certa che non sono stata l’unica ad aver subito un trattamento del genere. Io che me ne stavo tranquilla in un angolo a giocare da sola, e zitta con la paura di dire qualcosa di sbagliato. Penso che con un pizzico di empatia in più da parte tua, non avrei vissuto così male quegli anni.

Se ti fossi messa per un istante nei miei panni, probabilmente le tue parole e le tue azioni sarebbero state altre.

Se avessi provato a pensare cosa provavo in quel momento, e che pensieri mi passavano per la testa, sono sicura che non lo avresti fatto.

Se mentre mi portavi nel dormitorio avessi immaginato che al mio posto ci fosse stata tua figlia, credo proprio che non mi avresti lasciata da sola a piangere disperata.

Una persona che è a contatto costantemente con dei bambini, deve avere per prima cosa rispetto di queste creature. Alla materna si è così piccoli, i bambini hanno bisogno di una figura dolce e amorevole come la mamma. Hanno il diritto di sentirsi al sicuro, di poter esprimere sé stessi. Di vedere accolte le loro paure, di sentirsi in un ambiente caldo e confortevole. Di sentirsi protetti e appoggiati da una persona di cui hanno totale fiducia. Che non li tradirà mai. Che non li derida. Che accetti sinceramente i sentimenti espressi dai suoi bambini.

Spero che con gli anni abbia fatto tue queste caratteristiche.

Una tua ex alunna.

Ho scritto questa lettera quasi 2 anni fa e l’ho ritrovata ieri fra i miei appunti.

In quel periodo ero all’inizio del lavoro su me stessa, e cercavo di capire da dove derivasse il mio essere costantemente “paladina della serenità dei bambini”. All’uscita da scuola, al supermercato, al parco giochi, mentre sono con i miei bimbi mi capita di osservare i bimbi con i loro genitori. Mi metto costantemente nei panni dei bambini e cerco di pensare a cosa provano in quel momento. Guardo la situazione dal loro punto di vista e mi accorgo di quanto le parole di un adulto spesso fanno male, o al contrario di quanto le parole e un atteggiamento corretto possano produrre gioia e armonia nel cuore del bambino. Tutto per loro è amplificato. Basta guardarli in viso, osservare l’espressione dei loro occhi.

Ho capito che quel che mi è successo alla materna mi ha lasciato una profonda ferita, oltre che a un grande senso di colpa. Ho trovato freddo ed esagerato il comportamento della maestra. Ha sfogato la sua rabbia, magari per il suo vissuto personale, su di me.

Sono consapevole però che da situazioni negative, nascono opportunità e stimoli per crescere. E anche se non lo avrei mai ammesso fino a qualche tempo fa, questo episodio mi ha portato ad essere la persona che sono e ad avere una particolare attenzione per le emozioni dei miei figli e a impegnarmi nel mantenere questa presenza costante.

Daniela

 

Hai già letto il nostro libro “Genitori al Contrario” attualmente 5° in classifica di vendita su Macrolibrarsi?

Scarica GRATIS l’anteprima. CLICCA QUI

Quintoposto

 

Clicca qui per prenotare la tua copia. Hai il 15% di sconto sull’acquisto e ricevi il libro a casa in meno di 48 ore.

QUELLO CHE CI INSEGNANO I BAMBINI: la gestione della rabbia attraverso la gioia

slider-28

Ecco come l’osservazione dei bambini può aprirci il cuore.

Sabato pomeriggio ero indaffarata perché avremmo avuto ospiti a cena. Durante la merenda, Gabriele, mio figlio di 4 anni e mezzo, rovescia l’ultimo bicchiere di succo di frutta sul tavolo. A questo punto Gabriele si arrabbia, vuole altro succo a tutti i costi e non vuole sentire ragioni, ma essendo finito non avevo modo di versargliene altro. Ha un forte attacco di collera, non ci sono parole che lo possano far calmare.

Questi sono i casi che il dott. Daniel Siegel, neuropsichiatra pediatrico americano, definisce come crisi di collera al piano di sotto del cervello in cui le aree inferiori del cervello, amigdala e tronco encefalico in particolare, prendono il sopravvento e non permettono che funzioni la parte superiore, quella razionale, costituita dalla corteccia celebrale in cui avvengono i processi mentali più complessi, come il pensiero e l’immaginazione.

Mentre la parte bassa è quella che potremmo definire più “primitiva”, perché composta da aree responsabili delle nostre funzioni di base, di reazioni innate e delle emozioni più animali e intense (come rabbia e paura) ed è presente e funzionante già dalla nascita, la parte alta è quella più “evoluta”, più complicata, che controlla il pensiero analitico e di ordine superiore, la capacità di controllare le emozioni, l’empatia, la comprensione di sé, la moralità, ecc., e che nel bambino è ancora in formazione e lo sarà per molto tempo.

Gabriele sempre in preda alla forte rabbia corre in camera sua, seguito da sua sorella Gaia e da me e mio marito Federico. Si mette seduto in un angolo con la schiena appoggiata al muro e puppetspaonazzo in viso urla e piange disperato. Mi avvicino, mi inginocchio e cerco di calmarlo con parole amorevoli. A quel punto Gaia (che vi ricordo ha 21 mesi), si abbassa leggermente e cerca il suo contatto visivo e dice: “Gabi, mani mani”, mentre prende le mani di Gabri con le sue manine piccine. Lo guarda ancora negli occhi e rimangono fermi per qualche secondo occhi negli occhi, mentre lei con la sua vocina dolce lo chiama semplicemente per nome.

Gabriele intanto ha smesso di piangere e urlare, guarda sua sorella e accenna un sorriso!

Gaia, lascia la stretta alle mani e lo abbraccia forte al collo. Poi gli da un bacino.

Gabriele si è calmato e si gode l’abbraccio di sua sorella. È piacevolmente sorpreso.

l-abbraccio-tra-bambiniMio marito ed io abbiamo assistito a tutta la scena in silenzio, ci siamo guardati ed entrambi avevamo le lacrime agli occhi osservando queste due meravigliose creature e la loro interazione guidata dal cuore. Inutile dire che in quel momento ho sentito il cuore scaldarsi. Vedere come una bimba di soli 21 mesi si è approcciata a suo fratello in difficoltà in maniera così spontanea e così amorevole, mi ha aperto il cuore. Non solo. È stata una grande lezione per me. Perché Gaia mi ha mostrato esattamente quello che avrei dovuto fare io, ma che non ho fatto perché quel pomeriggio la mia mente non era perfettamente presente, ma già orientata alla sera in cui sarebbero arrivati ospiti e il mio pensiero era rivolto al “mettere in ordine casa” e poco propenso a sentire empaticamente le emozioni dei miei figli.

Nei casi di collera come questa, il genitore deve accompagnare il bambino a ritrovare la calma stabilendo con lui un contatto emotivo. Esattamente come ha fatto Gaia dovrà:

Poiché in questi casi non vi è comunicazione tra parte alta e parte bassa del cervello è inutile cercare di farlo ragionare con la logica e la razionalità. Solo nel momento in cui si sarà calmato ci sarà modo e possibilità concreta di farlo ragionare sull’accaduto. Farlo quando le due parti del cervello sono in disintegrazione è come buttare benzina sul fuoco. Il risultato sarà di fomentare ancora di più la sua collera.

Ancora una volta grazie ai miei figli ho ricevuto una grande lezione di vita. E come sempre, la strada da seguire è quella del cuore!

Hai già letto il nostro libro “Genitori al Contrario” attualmente 5° in classifica di vendita su Macrolibrarsi?

Scarica GRATIS l’anteprima. CLICCA QUI

Quintoposto

 

Clicca qui per prenotare la tua copia. Hai il 15% di sconto sull’acquisto e ricevi il libro a casa in meno di 48 ore.

IL GIOCO DELLE EMOZIONI PER I BAMBINI!

slider-28

IL GIOCO DELLE EMOZIONI PER I BAMBINI!

Riconoscere le emozioni dei bambini per saperle affrontare.

Prova questo gioco sulle emozioni con i tuoi bimbi.

30.000 genitori hanno già letto questo articolo!


Quella che trovi di seguito è sicuramente tra le attività sulle emozioni per bambini più efficaci che puoi utilizzare, per spiegare le emozioni ai tuoi figli, ma potrebbe essere usato anche come gioco da fare a scuola se sei un’insegnante, in alternativa alle schede didattiche sulle emozioni.

Non è sempre semplice trovare il modo migliore per gestire le emozioni dei bambini, ma i giochi sulle emozioni sono il modo più semplice per affrontarle.
In questo modo la famiglia diventa un vero e proprio laboratorio sulle emozioni per far capire cosa sono le emozioni ai bambini in modo semplice e divertente.

Ok, allora leggi il racconto su come è nato questo gioco e… giochiamo con le emozioni

"Un pomeriggio a causa del brutto tempo, non potendo uscire all’aria aperta, siamo rimasti a casa a giocare. Abbiamo tirato fuori le palline colorate dal cassettone della stanza dei bambini e abbiamo iniziato a giocare. Ad un tratto Gabriele si accorge che i colori delle palline sono esattamente come quelli delle sfere dei ricordi del film d’animazione INSIDE OUT. Il colore di queste sfere è determinato dall’emozione ad essa associata.

Due parole sul film. Protagonista di Inside Out è la giovane Riley che, costretta a trasferirsi con la famiglia in una nuova città, deve fare i conti con le emozioni che convivono nel centro di controllo della sua mente e guidano la sua quotidianità. Questa è la lista delle emozioni: Gioia, Tristezza, Rabbia, Paura e Disgusto.

La lista delle emozioni primarie

Ad ognuna delle 5 emozioni è abbinato un colore e alcune connotazioni fisiche tali da carpire le caratteristiche dell’emozione stessa. Vediamo nel dettaglio:

GIOIA: colore GIALLO. Ha le sembianze di una stella.

TRISTEZZA: colore BLU. Il suo aspetto fisico ricorda una lacrima.

RABBIA: colore ROSSO. E’ un vivido fuoco.

PAURA: colore VIOLA. Assomiglia ad un nervo .

DISGUSTO: colore VERDE. Assomiglia ad un broccolo.

Ecco il gioco delle emozioni

Tornando al nostro gioco, Gabriele ha messo le 5 palline colorate in un contenitore grande di plastica per insalatapallinecolorate (che spesso utilizziamo per giocare) e le faceva girare all’interno compiendo un movimento rotatorio. Poi ne estraeva una e imitava con sguardo, postura e intonazione della voce, l’emozione corrispondente. Che splendida idea che ha avuto! A quel punto si è avvicinata a noi anche Giorgia che fino a quel momento stava giocando con le bambole.

Abbiamo giocato con le emozioni in questo modo per un po’, poi ho proposto ai bambini di bendarci e a turno estrarre una pallina. Dopo averla estratta i bambini pronunciavano il nome dell’emozione corrispondente e a quel punto facevo loro le seguenti domande in base alla pallina estratta.

Pallina GIALLA: Cosa ti rende felice?

Pallina ROSSA: Cosa ti fa arrabbiare?

Pallina BLU: Cosa ti rende triste?

Pallina VIOLA: Di cosa hai paura?

Pallina VERDE: Cosa proprio non ti piace?

Alcune delle risposte che hanno tirato fuori sono state:

GIOIA. “Sono felice quando mamma mi abbraccia”, “Sono felice quando c’è il sole”, “Sono contento quando papà è a casa con noi”.

RABBIA. “Mi arrabbio quando Gabri non mi fa giocare con lui”, “Mi arrabbio se Gaia mi prende i miei giochi”, “Mi arrabbio quando non c’è da mangiare quello che piace a me”.

TRISTEZZA: “Sono triste quando piove e non posso andare in bicicletta”, “Sono triste quando vedo in tv i bambini poveri”, “Divento triste quando penso a quando mi sono fatto tanto male”

PAURA. “Ho paura del buio”, “Ho paura quando vedo le macchine che vanno tanto veloce”, “Ho paura delle streghe”.

DISGUSTO: “Non mi piacciono gli spinaci”, “Non mi piacciono le persone cattive che rubano”, “Non mi piace la maglia che mi hai comprato”.

Abbiamo giocato per una mezzoretta e tirato fuori un bel po’ di situazioni e di emozioni.

Un po' di teoria per spiegare le emozioni ai bambini

Ho poi spiegato loro che come hanno potuto constatare siamo composti da tante emozioni, sia piacevoli che meno piacevoli, che si alternano in base alle situazioni che viviamo, ma che con un piccolo sforzo possiamo prendere in mano la situazione e non lasciarci sopraffare da esse, decidendo come vogliamo sentirci. Se per esempio siamo arrabbiati, è lecito esserlo, ma non è necessario crogiolarsi in questa emozione troppo a lungo, perché ci perdiamo il bello delle situazioni che vengono dopo. Ho continuato spiegando loro, nella maniera più semplice possibile, che con un bel respiro profondo e pensando a qualcosa di bello e piacevole, è possibile modificare o perlomeno migliorare il nostro stato d’animo.

Giorgia a quel punto mi ha detto: “Se sono arrabbiatissima con Gabri perché mi ha preso un gioco con cui stavo giocando, è inutile essere arrabbiati anche dopo, perché poi non riesco ad essere felice anche se mi ha ridato il gioco. Devo tornare di nuovo gialla (Gioia) subito!”

Brava Giorgia! Ha capito a volo!

Abbiamo continuato e ho chiesto loro (sempre spiegandomi con parole semplici e con esempi)che cambiamenti percepiscono a livello fisico quando provano una determinata emozione. Ho iniziato dalle emozioni negative per finire poi con la gioia e queste sono state le loro risposte:

TRISTEZZA. "A volte vengono le lacrime".

"La bocca va in giù e anche gli occhi".

"Mi sento moscio".

RABBIA. "Faccio i pugni".

"Mi viene la faccia brutta e rossa".

PAURA. "Se ho tanta paura scappo. Oppure mi fermo e vorrei nascondermi".

Il cuore batte forte, mi ricordo quando mi sono spaventato con i fuochi d’artificio.

DISGUSTO. "Se è una cosa da mangiare la allontano".

"Faccio Bleah!”

Ho quindi chiesto loro di chiudere gli occhi e di pensare a quando si sono sentiti molto molto felici e di concentrarsi su cosa percepivano. Hanno così risposto:

GIOIA. "Sorrido, la bocca va in su".

"Sono caldo, ma non come Rabbia, tiepido diciamo. E salto".

Ho lasciato l’emozione “Gioia” per ultima in modo che, una volta finito il gioco, rimanesse loro una sensazione positiva.

Questa attività sulle emozioni dei bambini è nata per caso grazie allo spunto che mi ha dato Gabriele, ma è stato un ottimo modo per spiegare ai bambini qualcosa in più sulle emozioni, per fargli capire che tutte queste emozioni fanno parte di noi e sono da accettare e conoscere al fine di raggiungere uno sviluppo mentale ed emotivo armonioso.

Come spieghiamo nel nostro libro "Genitori al Contrario" di cui puoi scaricare qui sotto l'anteprima gratuita Scaricaora un bambino che si conosce e conosce le emozioni è sicuramente un bambino più capace di provare empatia e di relazionarsi con gli altri in maniera positiva.

Provatelo anche voi con i vostri bambini!

Giocare con loro è sempre una fonte di crescita per noi genitori, un modo per conoscere in profondità i nostri figli e per conoscere meglio noi stessi.

Inoltre GIOCARE è una delle strategie che ho indicato nel libro “Genitori al Contrario” per connetterci al nostro cuore. Se poi il fulcro del gioco sono proprio le emozioni…non potremmo fare lavoro migliore!

A presto.

Daniela

 

Hai già letto il nostro libro "Genitori al Contrario" attualmente 5° in classifica di vendita su Macrolibrarsi?

Scarica GRATIS l'anteprima. CLICCA QUI

Quintoposto

 

Clicca qui per prenotare la tua copia. Hai il 15% di sconto sull'acquisto e ricevi il libro a casa in meno di 48 ore.

01Ott/15

ECCO COME HO SCOPERTO PERCHE’ L’ISTINTO DI MAMMA E’ COSI’ FONDAMENTALE PER LA SALUTE DEI NOSTRI FIGLI

I tuoi genitori sono affettuosi? Lo sono entrambi o nessuno dei due?

Queste erano due delle domande poste in un questionario somministrato agli studenti dell’Università di Harvard, durante uno studio longitudinale durato 42 anni.

Da tale studio è emersa una interessante correlazione tra le risposte a questa domanda e la percentuale di cardiopatie manifestata dagli ex studenti in età adulta e anziana

Ecco i dati:

Il 25% fra coloro che avevano risposto di avere entrambi i genitori affettuosi ha sviluppato cardiopatie in età adulta.

Il 35% fra coloro che avevano risposto di avere un solo genitore affettuoso presentarono cardiopatie in età adulta.

E ben il 93%, praticamente la totalità, di chi aveva risposto di non avere genitori affettuosi presentò in seguito problemi cardiaci.

Non è sorprendente?

Inoltre di questo 93% la totalità (il 100%) aveva patologie potenzialmente mortali, in confronto a meno della metà dei soggetti degli altri 2 gruppi.

Ma quali sono i fattori di rischio delle malattie cardiache presi normalmente in considerazione?

  • Fumo
  • Obesità
  • Pressione sanguigna alta
  • Colesterolo alto
  • Predisposizione genetica
  • Etc…

Eppure circa la metà di chi subisce per la prima volta un attacco cardiaco non presenta neppure 1 di questi fattori di rischio!

E vi dirò di più: 8 persone su 10 con almeno 3 di questi fattori di rischio non hanno mai avuto un infarto.

Sarebbe allora il caso di mettere tra i fattori di rischio l’assenza di amore genitoriale?

A questo punto ci potremmo chiedere:

Cosa faccio per fare in modo che i miei figli si sentano amati?

Sto facendo bene? O sarebbe il caso di mettere in discussione il mio modo di rapportarmi con loro?

Sto dando il massimo o posso fare decisamente di più?

Sei anni fa non sapevo nulla di tutto questo, ma ora credo che si possa rispondere a queste domande con due sole parole: segui l’istinto.

Prima di diventare mamma non mi ero mai posta il problema. Semplicemente davo per scontato tutto quello che osservavo e leggevo relativamente a “come prendersi cura del neonato”.

Poi qualcosa è cambiato. In un istante. Proprio in quella frazione di secondo in cui, dopo 30 ore dal momento in cui ho perso le acque, Giorgia, finalmente venuta al mondo, mi venne appoggiata sul ventre.

Lì oltre a provare una profonda gioia, ho realizzato che tutto intorno a me era tutto così “artificiale”, freddo, poco consono a quell’istinto animale che poco prima mi aveva guidato durante il parto. Era tutto così asettico. Freddo.

Giorgia mi guardò, con un occhio chiuso ed uno aperto, e in quel momento si risvegliò in me il mio istinto primordiale, che consente da milioni di anni l’evoluzione dell’essere umano. Le porsi il seno, mentre lei istintivamente muoveva leggermente la testolina per cercarlo. La accarezzavo e la stringevo a me con un tocco delicato ma deciso.

Tutto era cambiato. Per la prima volta nella mia vita, avevo fatto prevalere l’istinto a discapito della razionalità. Non era un’azione ragionata, ma dettata dall’istinto animale grazie al quale una mamma si prende cura del suo cucciolo.

Quando fummo finalmente in stanza ci ritrovammo Giorgia, mio marito Federico ed io, da soli. Finalmente eravamo una famiglia. La piccola era nella culletta trasparente che utilizzano nei reparti nascita. Un posticino sicuro in cui poteva riposare dopo la fatica che aveva fatto per nascere, ma qualcosa non mi convinceva. La parete era così fredda e dura. Non mi bastava stare a guardarla, volevo prenderla in braccio e farla dormire tra le mie braccia. Non ci pensai molto e al suo primo movimento, la tirai su, mi posizionai seduta sul letto con la bimba in braccio, offrendole il seno.

La stanchezza non tardò ad arrivare, avevo la bimba in braccio ed entrò una infermiera del nido che con estrema gentilezza e parole molto dolci, mi disse che se volevo la bimba nel letto con me potevo farlo, mi raccomandò di stare attenta e incastrò le lenzuola per bene in modo tale che la bimba non potesse cadere. Ancora ricordo con piacere il viso e la voce di questa ragazza. Da lì, così per caso…incominciò il nostro co-sleeping! Non mi ero mai informata a riguardo, non sapevo neppure cosa volesse dire questo termine, ma dormire accanto a mia figlia, mi faceva stare bene. Ero più rilassata, meno in allerta, le potevo offrire il seno facilmente mentre ce ne stavamo accoccolate. E vedevo che faceva bene anche a lei. Era tranquilla e serena.

Una volta a casa mi informai a riguardo e trovai sull’argomento co-sleeping, sia libri che articoli sul web.

Scoprii con gioia che non era solo una mia impressione che Giorgia fosse serena e in pace a dormire con me, ma lo dimostravano anche dati scientifici. “Accarezzando un neonato si cambia il suo respiro, la sua temperatura corporea, il tasso di crescita, la pressione del sangue e i livelli di stress” secondo James J. McKenna, massimo esperto del co-sleeping, Professore di Antropologia e direttore del Behavioral Sleep Laboratory presso l’Università di Notre Dame. Dice anche che: “L’idea che i neonati si debbano calmare da soli è solo una costruzione culturale che non ha alcuna evidenza empirica che possa sostenerne la veridicità”.

Felicissima di avere trovato un riscontro per una cosa che sentivo fortemente, continuai per la mia strada, nonostante chi ruotasse intorno alla nostra vita, storcesse il naso quando dicevamo che la bimba dormiva nel lettone con noi e cercavano di convincerci a metterla a dormire nel lettino da sola. Andavano in tilt anche quando non sapevo rispondere alla domanda, ormai abbinata a “quante volte si sveglia ancora la notte?” ed era “quante poppate fa in una giornata?”. Non lo sapevo davvero, seguivo l’allattamento a richiesta, quando mi richiedeva il seno glielo porgevo, potevo avere un’idea di quante volte poppava, ma non un numero preciso e soprattutto non costante. Ho assistito personalmente a scene di bimbi che piangevano disperati perché per la mamma non erano passate 3 ore tra una poppata e l’altra. Un bel modo per complicarsi la vita e per far star male il bimbo!

L’istinto semplifica la vita, seguilo!!!

P.s. Siete curiosi di sapere come seguire l’istinto nell’istruzione di vostro figlio? Continuate a seguirci

Hai già letto il nostro libro Genitori al Contrario?

Clicca qui per prenotare la tua copia. Hai il 15% di sconto sull’acquisto e ricevi il libro a casa in meno di 48 ore.