Monthly Archives: dicembre 2015

19Dic/15

Chi si nasconde dietro la figura di Babbo Natale?

Abbi il coraggio di desiderare!

Domenica scorsa sono stata al seminario di Igor Sibaldi, “Le vie dell’Immaginazione” e sono tornata arricchita di nuove conoscenze.

Sono rimasta molto colpita dalla spiegazione dell’evoluzione del CHIEDERE da quando si è bimbi a quando si diventa adulti e vorrei condividerla con voi.

Se siamo a contatto con i bambini, ci rendiamo conto che per loro chiedere è qualcosa di naturale e spontaneo. Ci chiedono “Perché” quando hanno sete di conoscenza, ci chiedono “Prendimi in braccio!” quando hanno bisogno di contatto fisico e di dolcezza, ci chiedono “Ancora!” quando non sono soddisfatti di quanto hanno ricevuto.

Ti ricordi quando eri bambino? Ti ricordi quando facevi delle richieste ai tuoi genitori? Ti ricordi quante volte hai chiesto e ti sei sentito rispondere: “E basta chiedere! Basta coi perché!”

Ti ricordi quando volevi delle coccole e ti sei sentito rispondere; “Non adesso!”. Hai chiesto e non ti è arrivato quello di cui avevi bisogno in quel momento.

Chiedevi, chiedevi e chiedevi.

Chiedevi attenzione e questa non sempre arrivava.

E questo ti faceva stare male. Lo percepivi quasi come un dolore, un colpo al cuore.

Hai collegato il “chiedere” con questo dolore, con questo senso di frustrazione. E mano a mano che crescevi hai dedotto che piuttosto che sentire dolore era meglio chiedere il meno possibile.

E ora da adulto che fai? Non sai più chiedere! E non pensi di meritare.

La felicità assoluta e pulita di quando eri bambino ha lasciato il posto al senso di colpa.

A questo riguardo ti vorrei parlare della figura di Babbo Natale.

Ma chi è Babbo Natale?

Su Wikipedia troviamo la seguente descrizione: “Tutte le versioni del Babbo Natale moderno, chiamato Santa Claus nei paesi anglofoni, derivano principalmente dallo stesso personaggio storico: san Nicola, vescovo di Myra di cui per esempio si racconta che ritrovò e riportò in vita cinque fanciulli, rapiti ed uccisi da un oste, e che per questo era considerato il Protettore dei bimbi. L’appellativo Santa Claus deriva da Sinterklaas, nome olandese di san Nicola.”

Sappiamo anche che il vestito rosso è da attribuire alla Coca-Cola: “Secondo alcuni il vestito rosso di Babbo Natale sarebbe opera della Coca-Cola: originariamente infatti, tale vestito era verde, sarebbe divenuto rosso solo dopo che, negli anni ’30, l’azienda utilizzò Babbo Natale per la sua pubblicità natalizia, e lo vestì in bianco e rosso, come la scritta della sua famosa bibita.”

Ma CHI c’è dietro Babbo Natale?

Babbo Natale è un’ immagine mitologica. Non esiste eppure tutti sanno chi è.

Secondo Igor Sibaldi, dietro Babbo Natale si nasconde un diavolo buoSantaandgoatno. È un diavolo camuffato. Barba, cappellone e stivaloni nascondono le fattezze di un diavoletto con pizzetto, corna e zoccoli. Le corna e gli zoccoli sono però visibili nelle compagne fedeli di Babbo Natale: le renne.

Ma perché è un diavolo camuffato?

Perché va contro i dettami della nostra cultura, diventati poi i dettami della nostra coscienza.

Grazie a Babbo Natale i bambini si devono impegnare a desiderare, ad esprimere (magari scrivendole sulla letterina) le loro tentazioni. Lui è capace di materializzare i desideri.

E come se dicesse: “Abbi il coraggio di desiderare! Mi raccomando, desidera!”

Per noi adulti Babbo Natale è una frottola, proprio per quello che dicevamo poco fa: abbiamo smesso da un bel pezzo di chiedere!

Per i bambini è un insegnante in quando insegna loro a desiderare e in più li induce alla libertà.

Nel nostro strato profondo troviamo ciò che ci è stato inculcato dall’esterno e per cui abbiamo paura di chiedere e di ottenere ciò che desideriamo: possiamo solo meritarci quel tanto che basta, non siamo meritevoli, non va bene chiedere per sé, se otteniamo qualcosa di importante potrebbe capitare qualcosa di brutto a qualcuno che amiamo, come se fortuna e denaro fossero distribuite in quantità limitate tra l’umanità. In sostanza sono paure che ci bloccano.

Se a queste aggiungiamo che ci mettiamo in secondo piano rispetto agli altri, che non vogliamo disturbare e non vogliamo occupare troppo spazio, eliminiamo del tutto la tentazione di Babbo Natale!

Perdendo però la capacità di chiedere, perdiamo la possibilità di ottenere e di essere felici.

Naturalmente non mi riferisco solo a beni di tipo materiale, ma soprattutto all’amore, alla famiglia, all’amicizia, al lavoro della nostra vita, e a tutto ciò che se ottenuto rispettando i nostri desideri ci fa sentire soddisfatti e felici.

Vale la pena superare le nostre resistenze per riappropriarci di quel fuoco che piano piano si è spento, e come per tante altre cose, lo possiamo ritrovare, cercando di riconnetterci con il nostro autentico bambino interiore.

Se hai bisogno di un abbraccio, non aver paura, chiedi.

Se hai bisogno di una carezza, non aver paura, chiedi.

Se hai bisogno di un sostegno, non aver paura, chiedi.

Se hai bisogno di un aiuto, non aver paura, chiedi.

Se hai bisogno di un chiarimento, non aver paura, chiedi.

Se hai bisogno di riposo, non aver paura, chiedi.

Mi raccomando, chiedi, te lo meriti!

“Ebbene io vi dico: Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chi chiede ottiene, chi cerca trova, e a chi bussa sarà aperto.”

Luca 11, 9-10

08Dic/15

È COSÌ CHE TI AMO!

Come dimostriamo ai figli il nostro amore?

 

Nel libro e in un articolo che ho scritto qualche mese fa (e che puoi leggere qui: http://www.genitorialcontrario.it/ecco-come-ho-scoperto-perche-listinto-di-mamma-e-cosi-fondamentale-per-la-salute-dei-nostri-figli/), ho parlato di quanto sia importante per i bambini sentirsi amati e quanto incida sul loro benessere anche in età adulta.

Ma come dimostriamo ai nostri bambini il nostro amore?

Proviamo a metterci nei loro panni, di cosa hanno bisogno?

Penso che queste possano essere le loro richieste:

giocaconme

 

Cosa si aspettano da noi?

Amore e affetto.

Sembra una cosa ovvia, ma non sempre ne doniamo abbastanza presi dagli impegni della vita quotidiana.

Un abbraccio in più, una stretta forte forte, un bacione sulla fronte possono fare la differenza e farlo sentire amato e a sua volta sarà in grado di fornire affetto a chi gli sta intorno, fratellini compresi!

Le coccole non devono mai mancare, parole dolci sussurrate o un “ti amo” urlato al vento!

Ogni giorno dobbiamo dirgli che lo amiamo.

Ieri mattina appena sveglia sono rimasta con i miei tre cuccioli nel lettone a farci le coccole. Ho chiesto loro se sanno quanto li amo. Mi hanno risposto i più grandicelli: “Si, ce lo dici tutti i giorni, ci ami all’infinito!” A quel punto ho pensato, sì belle parole, ma loro hanno il concetto di infinito? Allora sono andata sul pratico e ho così proseguito:

“Avete presente quanto è grande una macchina? Di più!”

“Avete presente quanto è grande una camion? Di più!”

“Avete presente quanto è grande una camion con rimorchio? Di più!”

“Avete presente quanto è grande una casa? Di più!”

“Avete presente quanto è grande un palazzo? Di più!”

“Avete presente quanto è grande il mare? Di più!”

“Avete presente quanto è grande l’oceano? Di più!”

“Avete presente quanto è grande la Terra? Di più!”

“Avete presente quanto è grande l’Universo? Di più!”

“Ecco l’infinito è ancora milioni di volte più grande…eppure non basta…io vi amo ancora di più!”

Che bel sorriso avevano sul volto!

 

Essere ascoltati.

I nostri figli, come noi d’altronde, hanno un estremo bisogno di essere ascoltati.

Il tipo di ascolto che dobbiamo utilizzare è l’ascolto ATTIVO. Se impariamo e ci sforziamo di utilizzare questo sistema comunicativo e diventiamo dei bravi ascoltatori, nostro figlio capirà che stiamo realmente prestando attenzione a lui e a quello che sta dicendo e di conseguenza si sentirà capito, rispettato, considerato, degno di essere ascoltato e AMATO.

Che qualità essenziali dobbiamo allenare per diventare dei bravi ascoltatori con i nostri figli?

  • Essere presente con il cuore e con la mente
  • Non giudicare e non criticare
  • Essere empatici e dare dei feedback emotivi (“capisco come ti stai sentendo”, ecc)
  • Non interrompere e non imporre le soluzioni

 

Proviamo a pensare come ci comportiamo quando i nostri figli ci parlano.

Li ascoltiamo attentamente, oppure li “sentiamo” (con il classico metodo “entra da un orecchio e esce dall’altro”) continuando a fare quello che stavamo facendo?

 

Trascorrere del tempo esclusivo e di qualità con noi.

Inutile dire che i nostri bimbi vorrebbero stare sempre con noi, persino a lavoro se potessero.

Quando siamo con loro quindi facciamo in modo che la nostra presenza sia attiva, vera, partecipe.

L’esserci fisicamente è molto diverso dall’essere presenti.

Condividi con loro i tuoi progetti, i tuoi sogni, rendili partecipi della tua vita. Chiedi la loro opinione. Coinvolgili nelle attività quotidiane.

Trascorri del tempo con ciascun figlio individualmente, facendo scegliere loro l’attività da fare, e fai domande sui loro interessi.

 

Giocare con loro

Per i bambini il gioco è davvero tutto. Lo fanno con impegno e con totale partecipazione emotiva e cognitiva. Adorano condividere con la mamma e il papà questi momenti, sentirsi seguiti e vederci interessati alle loro passioni.

Giocare con loro in maniera libera e partecipata è uno dei più preziosi regali che possiamo fare loro.

 

Essere presenti ai loro eventi importanti.

Partecipa ai momenti importanti della vita dei tuoi bambini.

La prima recita alla scuola materna avviene una volta sola. Perderla è un peccato per te, ma ancor di più per tuo figlio, che in quel giorno non aveva tra il pubblico la persona per lui più importante.

Ricordi ancora l’emozione di quando eri bimbo prima di iniziare la recita e pensare che tra poco la tua mamma e il tuo papà ti avrebbero visto? L’orgoglio ti riempiva il cuore. Recitavi esclusivamente per loro.

I bambini crescono velocemente e saranno grandi prima che tu te ne accorga. Dai il giusto peso a questi eventi.

Ci sono altri modi per dimostrare il nostro amore? Sicuramente! Lasciamo spazio alla fantasia e lasciamo fluire il cuore…ci verranno delle idee per esprimere al meglio tutto l’amore per nostro figlio! Non dimentichiamoci di sorprenderli…anche solo un bigliettino lasciato nel suo diario che vedrà solo quando lo aprirà a scuola…lo lascerà piacevolmente colpito!

Piccoli gesti possono fare una grande differenza!

GIROTONDO DELLA PACE. Come far tornare la serenità dopo i litigi tra fratelli.

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È pomeriggio. Gaia, la piccolina, dorme da una ventina di minuti. Giorgia e Gabri sono in cameretta a giocare. Ho finito di sistemare la cucina. Prendo dalla libreria il mio ultimo acquisto che non vedo l’ora di leggere. Mi siedo sul divano e finalmente apro il libro. Non faccio neppure in tempo a leggere la prima riga che sento un urlo provenire dalla cameretta: “Gabri vai via! Qui ci sono le MIE bambole!”. Ci risiamo, Gabri ha “osato” entrare nella zona off-limits per tutti. In un angolino tra il suo letto e il muro, Giorgia ha allestito una zona con le sue bambole: Winx, Barbie, Elsa e Anna. Non permette a nessuno (tranne rare eccezioni) di entrare in questa zona. Si può guardare, a debita distanza, ma non oltrepassare la soglia! Come mamma, rispetto questo suo desiderio di avere una angolo tutto per sé in una stanza che condividono in tre. Mi metto nei suoi panni e ricordo quanto anche per me fosse importante avere dei giochi solo miei. Altri li condivide tranquillamente, soprattutto con la sorellina Gaia, ma quell’angolino rappresenta il suo rifugio, dove si immerge con la sua fantasia a creare storie e interazioni tra tutti i suoi personaggi. E’ il suo posto magico, dove rimane sola con sé stessa e scopre le sue emozioni.

D’altra parte capisco anche Gabri, che, più piccolo, richiede le attenzioni della sorella maggiore per giocare. E quale modo migliore se non fare irruzione nella sua zona di gioco?

Mollo il libro e vado in camera.

Giorgia gli chiede di andare via, e lui di contro, si siede in mezzo alle bambole. Parte il primo spintone da parte di Giorgia, Gabri reagisce…e a questo punto mi tocca intervenire per dividerli!

Dopo averli divisi, mi inginocchio e chiedo a entrambi di calmarsi, mentre ancora tra le lacrime Giorgia farfuglia: “è lui, è lui che è venuto vicino al mio letto!”. E Gabri: “è lei che mi ha spinta per prima!”.

Probabilmente anche tu ti sarai ritrovata/o in situazioni simili alla mia e sai come mi sentivo e cosa provavo.

Faccio avvicinare Giorgia ad una spalla e Gabri all’altra. La mia testa in centro e le loro testine una da una parte e l’altra dall’altra. Dico loro di tranquillizzarsi mentre li accarezzo.

Come se non bastasse, Gaia nel trambusto si è svegliata, e mi chiama. Lascio i bimbi per un attimo e vado a prendere Gaia, la consolo, perché non si è svegliata nel migliore dei modi!

Torniamo insieme dai fratellini.

E ora? Ho una bambina in braccio e gli altri 2 ancora da consolare. Che faccio? Devo inventarmi qualcosa!

Mi viene un’idea. So dai miei studi che il movimento, soprattutto quello rotatorio, aiuta l’integrazione emisferica che porterebbe ad uscire da questo stato di non centratura che in questo momento hanno tutti e 3 i miei figli. Propongo di fare quindi un girotondo. E di aggiungere a questo delle azioni e delle parole che ristabiliscano la serenità nel rapporto tra fratelli.

Ecco il testo della nostra canzoncina, con i nomi dei miei bimbi. Ti consiglio di partire dal bambino da cui è iniziato il litigio, o quello che è in quel momento più arrabbiato.

Girotondo girotondo della pace,

se sei Gabri (nome del bambino da cui è partito il litigio), se sei Gabri dai un bacino (il bimbo da un bacino a tutti i componenti del girotondo).

Girotondo girotondo della pace,

se sei Giorgia, se sei Giorgia, fai un saltino.

Girotondo girotondo della pace,

se sei Gaia, se sei Gaia fai un inchino.

Girotondo girotondo della pace,

se sei Mamma, se sei Mamma fai il panino (e ci sia abbraccia tutti stretti stretti).

Poi si può continuare, magari ricominciando la canzoncina e invertendo i nomi in modo che tutti compiano azioni diverse.

I bambini si erano decisamente tranquillizzati e il “girotondo della pace” è piaciuto loro talmente tanto, che abbiamo giocato per diversi minuti. Successivamente hanno richiesto di giocarci in occasioni in cui, già da soli, si erano resi conto che era necessario ristabilire equilibrio tra di loro.

Beh, non resta che provare alla prima occasione 🙂

Daniela

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UN SEMPLICE GIOCO PER COLTIVARE LA GRATITUDINE INSIEME AI TUOI FIGLI

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“Quando al mattino ti svegli, rendo grazie per la luce dell’aurora, per la vita che ti ha dato e per la forza che senti in corpo. Rendi grazie anche per il cibo che ti dà e per le gioie della vita. Se non trovi un motivo per elevare una preghiera di ringraziamento, allora vuol dire che sei in errore”

TECUMSEH (1768 – 1813) CAPO DEI PELLEROSSA SHAWENEE

In questa epoca storica in cui veniamo portati a pensare che tutto vada a rotoli: crisi economica, guerre, attentati e in cui basta mettere il naso fuori casa per entrare in una spirale di negatività, pessimismo, lamentela ed odio, è di estrema utilità focalizzare l’attenzione su quanto di bello accade nella nostra giornata appena trascorsa. Perché ormai si sa, provare gratitudine, fa bene.

Michael McCullough, professore di Psicologia presso l’Università di Miami, dirige il Laboratorio di Evoluzione e Comportamento Umano, nel 2003 comparve sulla rivista Journal of Personality and Social Psychology, un suo studio in cui dimostrò che sforzarsi di tenere conto dei tanti motivi e delle tante persone a cui dobbiamo essere riconoscenti aiuta a sentirsi meglio.

Jeffrey Froh, professore associato alla Hofstra University, studia invece come coltivare la gratitudine e l’essere riconoscenti nei bambini. Si ritiene infatti che “l’essere grati” sia per il 50% dovuto a predisposizione genetica, ma il restante 50% si può apprendere e coltivare. Nei suoi studi (che potete visionare al seguente indirizzo http://greatergood.berkeley.edu/author/jeffrey_froh) propone delle strategie scientificamente fondate per incoraggiare la gratitudine nei bambini, cioè l’apprezzamento per quando qualcuno ha fatto qualcosa di gentile o utile per loro o il riconoscimento delle buone cose e le persone che hanno nella loro vita. Uno degli esercizi utile tanto ai grandi quanto ai bambini è quello di trascrivere su un diario a fine giornata tutti gli episodi accaduti identificabili come “gratitudine”. Naturalmente, specifica il Professore, il genitore, per poter insegnare la gratitudine al proprio figlio, deve essere lui per primo d’esempio, esprimendo nella quotidianità atteggiamenti di gratitudine verso il prossimo attraverso parole (dette a voce o scritte su un biglietto), piccoli doni o dimostrazioni di riconoscenza.

Quando ancora avevo Gaia nel pancione, quindi circa 2 anni fa, Federico ispirato dalla lettura del libro The Magic di Rhonda Byrne, propose di utilizzare una bella pietra che avevamo raccolto in estate sul letto di un fiume e trasformarla in una pietra della gratitudine.

Tanto per iniziare, quindi, cerca un sasso. Fallo oggi stesso. Cercane uno piccolo in modo che possa stare bene in pugno a te e ai tuoi figli. Qualsiasi età abbiano. Bada che sia liscio, senza margini taglienti, non troppo pesante, e che vi stia bene in mano. Può darsi che il sasso sia lì che ti aspetta in giardino; se no cercalo in riva ad un fiume, o lungo un torrente, o in un parco. Oppure fai mente locale se, per caso, il sasso tu non l’abbia già in casa. Quando finalmente avrai trovato la vostra Pietra della Gratitudine, appoggiala sul comodino in una posizione visibile dal letto.

Stasera, prima di addormentarti prendi il sasso, appoggialo sul palmo della mano e chiudi le dita. Invita a far lo stesso al tuo compagno o alla tua compagna e ai tuoi figli.

Può darsi che all’inizio lo vedano come una pratica un po’ strana, e sarà facile che qualcuno di loro si rifiuti di farlo. Non demordere. Il cambiamento non può che partire da te. Quando ti vedranno farlo con costanza saranno portati a seguirti. Per Gabriele infatti, che nel momento in cui abbiamo iniziato questo “gioco”, aveva appena 3 anni, non è stato semplice, si esprimeva già bene a parole, ma le prime volte capitava non volesse partecipare. è sempre stato un bambino molto sensibile e probabilmente ripensare ai momenti più belli della giornata lo portava a uno stato emotivo troppo forte per lui. Ricordiamoci sempre che i bambini vivono al 100% le loro emozioni, che arrivano al loro cuore in maniera diretta, senza filtri. In questi casi naturalmente non lo forzavamo, ma era chiaro che tra sé e sé pensava a cosa essere grato, ma per timidezza o vergogna non aveva piacere di esternarlo a parole.

Giocare al “gioco della gratitudine” è semplice. Ripensa attentamente a quanto di buono ti è accaduto durante la giornata, e individua il fatto migliore di cui essere grato. Pronuncia poi la parola magica Grazie quindi passalo alla persona che hai di fianco.

Ascoltare per cosa sono grati i bambini è un privilegio, che consente di conoscere ancor meglio i propri figli, e capire cosa li rende felici. Risponderanno a volte tirando fuori gesti o parole che mgratitudine-e1357552429643agari abbiamo fatto noi genitori e di cui magari non ci siamo neppure accorti, ed è fantastico! Ad esempio Giorgia qualche giorno fa ringraziò così: “Grazie perché la mamma mi ha abbracciato e dato un bacio prima che iniziassi la lezione di danza”. E’ un gesto che faccio sempre, ma probabilmente quel giorno ne aveva particolarmente bisogno e ha apprezzato la mia presenza e il mio affetto.

Altre volte verranno fuori cose più materiali, un esempio di Gabriele di questi giorni: “Grazie perché oggi papà mi ha regalato il Transformers”.

Spesso il “grazie” avviene per le persone care che gli hanno fatto compagnia durante la giornata. Di frequente Gabri e Giorgia ringraziano così: “Grazie perché oggi sono venuti a casa nostra i nonni e hanno giocato con noi e ci siamo divertiti tanto!”.

Sforzarti ad individuare l’evento migliore della giornata ti obbligherà a ripercorrere tutti gli episodi positivi accaduti, e nel farlo sarai indotto a fare mente locale sui molti bei momenti di cui devi essere grato. Vedrai che ti addormenterai e ti sveglierai il mattino dopo colmo di gratitudine, quella sensazione profonda che ti sia stato fatto dono di qualcosa che da solo non avresti saputo creare.

Grazie, grazie, grazie

Daniela

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