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29Mar/18

Il genitore unico – L’individualità nella coppia

In Genitori di un Nuovo Mondo, ad un certo punto, trattiamo il tema della separazione come una delle sette chiavi fondamentali per creare la direzione migliore per la propria famiglia. Ma come Federico!! Mi dici che per creare il futuro della mia famiglia, io e la persona che amo dobbiamo separarci!!
No di certo. La separazione di cui parliamo Daniela ed io, non è per forza una separazione totale della coppia, anche se in casi estremi può essere una soluzione appropriata. Noi stiamo parlando di quella separazione che permette a ciascuno dei partner di trovare la propria individualità e diventare ciò che abbiamo chiamato "il genitore unico".
Può darsi che anche tu alcune volte ti possa sentire bloccato all'interno della relazione famigliare e non riesca ad esprimerti al meglio. Vorresti poter pensare di più ai tuoi progetti (passioni, progetti professionali, hobby, etc..), alla tua salute e in generale al tuo benessere, ma non ti sembra possibile dati gli impegni quotidiani, lo stretto legame che hai con il tuo partner, o tutto ciò che hai imparato del significato di coppia dai tuoi genitori o dalla società. E a volte potresti anche sentirti in colpa solo a pensare di meritarti più tempo per te, per esprimere la tua individualità. Spesso mettiamo i bisogni dei nostri figli e del partner, e a volte del capo ufficio o i clienti, prima delle nostre necessità.
In questo periodo, parlando anche con alcuni amici, sembra proprio che il tema dell'individualità nella coppia, sia un tema molto presente. Quindi non sentirti in colpa o a disagio se in questo periodo senti una spinta nell'affermare le tue necessità e la tua espressione. E' un tema su cui lavorare.

Ora ti faccio tre esempi su come potrebbe esprimersi questa separazione nella coppia:

– per quei genitori che tendono a fare attività con i figli per forza insieme, provate a separare i momenti di gioco, educativi o altre attività ricreative in maniera esclusiva (anche con tre, quattro o cinque figli), in modo che a turno uno dei partner possa avere momenti da dedicare a se stesso

 – per quei genitori che rinunciano ad opportunità lavorative, di svago o di studio che richiedono alcuni giorni lontani da casa, perchè fa male (a volte tanto) e fa soffrire, provate ad organizzarvi per fare in modo che tutto sia vissuto in maniera serena anche per i bambini. Crediamo sia importante che i figli capiscano la necessità di esprimere se stessi, anche se può portare un po' di sofferenza emotiva, e che non sia il legame di coppia a non permetterlo.

– per quei genitori che tendono a fare costantemente da spalla al partner, ad appoggiarlo anche se si comprende che non è un bene per la persona che si ama, magari proprio per paura della separazione, non abbiate paura, se ciò che dite è comandato dal Cuore non può che essere raccolto come un aiuto

"Quando gestisci i figli in autonomia prendi le caratteristiche dell’altro che ti sono utili e le metti in scena trasformandoti nel “genitore unico”, una sola persona che ha in se stesse le caratteristiche di entrambi […] L’obiettivo è quello di arrivare ad essere individui paralleli e verticali, indipendenti l’uno dall’altro, non legati dai bisogni che l’altro può soddisfare in una sorta di pesante catena della mancanza, ma legati da un filo di seta sottile che solo l’amore può tenere insieme"

tratto da Genitori di un Nuovo Mondo

Se vuoi vedere cosa ne pensano di Genitori di un Nuovo Mondo, altri genitori che come te vogliono portare la propria famiglia verso il meglio clicca qui

Il gioco scaccia paura

solotitolonuovomondo

Come ho scritto nell’ultimo articolo “Una strategia semplice semplice per sconfiggere la paura nei bambini”, in questo periodo il tema in casa Parena-Barra è la PAURA!

Anche Gabri ha portato a casa da scuola una bella paura! I suoi compagni hanno ben pensato di parlare di film horror, e ora Gabri ha una folle paura per Chucky…la bambola assassina!

E che paura entrare in cameretta…dove sono presenti le bambole delle sue sorelle!

Anche andare al bagno è un incubo…ha paura che compaia qualche mostro da dietro la tenda della doccia. A niente è servito tirare su la tenda in modo che si vedesse dietro. Ora quando Gabri ha bisogno di andare in bagno…si va in gruppo! Io lo accompagno e poi il piccolo Gioele, che cerca sempre la mamma, ci raggiunge.

Non parliamo poi se Gabri ha bisogno di andare nella camera da letto di mamma e papà…missione impossibile…bisogna superare la camera dei bimbi, con tanti possibili nascondigli per una bambola che vuole seminare il panico in casa nostra tra armadioni e letti di cui con le coperte non si vede sotto.

“No, no! Io non ci vado!”

Addormentamento di diritto con il papà come fosse un enorme orsacchiotto a cui toccare il collo e accarezzare i capelli, con il viso rivolto contro il petto del papà quasi a soffocare.

E se si sveglia nel cuore della notte quando papà ha raggiunto la sua postazione accanto alla mamma?

“MAMMAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA! VIENIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIII”

“Amore sono nel lettone con Gioele, che sta prendendo il seno”

“PAPAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA’! VIENIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIII”

E Federico si alza e raggiunge il bimbo impaurito per dargli conforto.

Bene. Per quanto possiamo andare avanti cosi?

E’ il momento di intervenire.

Il ragionamento logico non ha assolutamente funzionato.

Quando i bambini hanno paura (in realtà anche gli adulti qualche volta), questa è irrazionale.

Possiamo stare giorni ad ammattire dicendo che non esistono le bambole assassine, che i film horror sono una invenzione e che le bambole delle sue sorelle rimangono ferme nell’angolo fino a che qualcuno non le prende e le sposta.

Ma la paura RESTA.

Che fare allora?

Come ho già scritto nel precedente articolo “Una strategia semplice semplice per sconfiggere la paura nei bambini” dobbiamo stabilire una connessione con nostro figlio. Lui si deve fidare cecamente di noi. E poi bypassare la logica. E come possiamo fare entrambe le cose? Attraverso il GIOCO!

Quindi ora ti svelo il gioco che ho messo in atto per consentire a Gabriele di sconfiggere la sua paura.

Fermo restando i principi: non sminuire le sue paure, accogliere con amore le sue preoccupazioni, anche se ai nostri occhi possono apparire assurde, creare legame empatico.

 

Fase 1.

Sedersi su un posto comodo per tutti i partecipanti, ad esempio un divano o il lettone. E la mamma o il papà iniziano a parlare delle paure che avevano da piccoli.

“Quando ero piccola, avevo paura che ci fosse qualcuno di spaventoso nella camera della mia mamma e del mio papà, perchè la nonna per non far entrare polvere in camera loro tirava sempre giù le tapparelle e a parte qualche ora al mattino, quella camera rimaneva sempre in penombra. Il problema era quando dovevo andare al bagno, che era proprio accanto alla camera dei nonni.

Allora che facevo? Cercavo di non dare mai le spalle alla camera e entravo velocissimamente in bagno. Ero contenta una volta in bagno, perchè ce l’avevo fatta. Il problema era poi uscire dal bagno! Appena varcata la soglia del bagno correvo a gambe levate senza voltarmi indietro e arrivavo in cucina a tutta velocità’. E nella mia testa pensavo –WOW! Ce l’ho fatta!

E sai amore mio cosa ho scoperto quando sono diventata grande? Che ho sofferto tanto in quegli anni per niente, non è mai sbucato niente dalla camera da letto dei nonni. Ho rovinato tanti momenti che potevano essere sereni, per una cosa che esisteva solo nella mia testa.”

Ancora meglio se tutto il racconto è farcito da facce che indicavano il nostro terrore

E il top è mimare la scena! Come si è messo a ridere Gabri quando gli ho fatto vedere come correvo a gambe levate! Serve per smorzare la tensione e la risata ci aiuta a rilassare i muscoli contratti dal momento di turbamento.

 

Fase 2.

Chiedere al bambino cosa gli fa paura.

Ascoltare cosa ha da dirci, accogliendo le sue parole, e ripeterle, per far vedere al bambino che siamo attenti, che stiamo elaborando e che non lo stiamo giudicando.

Non fare sorrisi o scherzare in questa fase. Per il bimbo è un momento molto serio e non deve avere il sentore che possiamo sbeffeggiarlo e prenderlo in giro.

E’ una fase cruciale. Lui in questo momento si affida completamente a noi. Non possiamo deluderlo.

 

Fase 3.

Farsi vedere tranquilli. Porre la fatidica domanda:

“Guardami negli occhi. Come mi vedi? Ti sembro spaventata? Pensi che se ci fosse un reale pericolo per te, mamma sarebbe preoccupata?”

 

Fase 4.

Il gioco vero e proprio.

Come ho già detto in Genitori al Contrario e in altri miei articoli, il gioco è un alleato nella vita dei bambini. Attraverso il gioco possono anche essere superate le proprie paure, e ristabilire il livello di ansia.

Dai miei studi, ho dedotto che per aiutare Gabriele, avevamo bisogno di ridimensionare in maniera veloce la sua preoccupazione verso i mostri che si possono nascondere sotto il letto o sotto l’armadio, per cui ho ideato un gioco da fare con lui, composto da più step.

Step1: Ho chiesto a Gabriele di disegnare su più fogli come si immagina i mostriciattoli, o le bambole assassine che secondo lui potrebbero comparire da un momento all’altro per spaventarlo. Poi abbiamo colorato e ritagliato queste losche figure.

mostriciattolo1

mostriciattolo2

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Step 2: Gli ho detto di andare a posizionarli una nell’armadio, una sotto il letto e l’altra dietro la tenda della doccia e li abbiamo lasciati li.

Step 3. Ora era il momento di tornare in salotto e con la complicità delle sue sorelle che lo hanno distratto leggendo insieme il libro “il colore delle emozioni”, io sono andata a prendere i mostriciattoli e li ho “ridicolizzati”, nel senso che ho disegnato elementi che li rendevano non più minacciosi, ma simpatici e divertenti. Ho fatto questo su 2 dei 3 mostriciattoli. Ti spiegherò più avanti perche su solo 2 e non su tutti e 3.

 Poi li ho rimessi nel posto in cui erano prima.

Step 4. Invito Gabriele a ritornare a vedere se ci sono ancora i mostriciattoli.

Gabri apre per primo l’armadio e…scoppia a ridere vedendo il suo mostriciattolo che è diventato tutt’altro che spaventoso. Guarda anche quello sotto al letto e scoppia a ridere.

Poi ci dirigiamo verso il bagno dove c’era il terzo mostriciattolo dietro la tenda della doccia. Questo non lo avevo modificato di proposito. Lo prendo io e gli dico che ora è giunto il momento per Gabri di essere artefice della trasformazione della sua paura, e andiamo in salotto a prendere colori, forbici e colla per modificarlo!

mostriciattolo4

mostriciattolo5

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Step5. Ora Gabri ha in mano tutti i suoi mostriciattoli. A quel punto gli dico:

“Gabri hai visto? I mostriciattoli sono frutto della tua fantasia, e dato che non è realtà tu e solo tu puoi decidere come vuoi che siano questi mostriciattoli! Hai visto come sono simpatici adesso?

Ti fanno ancora paura così?

La sua risposta è stata no.

“Che cosa ne facciamo adesso di questi mostriciattoli? Li buttiamo, li bruciamo, li vuoi usare per giocare? ”

“No, mamma. Li appendo in camera. Così quando li vedo mi ricordo che la mia mente può immaginare anche cose divertenti e che non fanno paura”

Il valore aggiunto di questo gioco è stato quello di permettere al bambino di disegnare elementi simpatici sul mostro e trasformarlo in modo che non faccia più paura, in questo modo il processo viene interiorizzato ancora più in profondità.