All posts by Daniela

16Lug/18

Intervista a Carlo Gervasi – Anatomia Emozionale

Per la rubrica "Genitori che portano il cambiamento" oggi intervistiamo Carlo Gervasi, autore del libro Anatomia Emozionale. Carlo è un Terapista corporeo, naturopata, iridologo e papà di tre bambini. Teniamo particolarmente a questa intervista perchè Carlo, oltre ad essere un amico, è uno dei nostri mentori, ossia una delle persone a cui dobbiamo l'inizio del nostro cammino alla scoperta di noi stessi circa 8 anni fa.

In questa intervista Carlo ci spiega che:

– ogni parte del nostro corpo rivela un messaggio che aspetta solo di essere compreso

– il contatto fisico con i nostri figli attraverso il gioco, permette a noi e loro di avere maggiore consapevolezza di sè

– un bambino educato in un ambiente flessibile e perlopiù libero da condizionamenti, cresce in maniera equilibrata e questo si può osservare dal suo corpo e dalla sua postura

– possiamo avere maggiore consapevolezza di noi stessi attraverso l'osservazione dei nostri figli, perchè il loro fisico rivela ciò che di noi gli abbiamo trasferito in maniera inconsapevole

– l'obiettivo della famiglia è quello di trasformarsi da clan, in gruppo di invidui paralleli e indipendenti

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20Giu/18

Intervista ad Andrea Penna – Ti permetto di far parte di me

Intervista al dr. Andrea Penna, autore di Ti permetto di far parte di me Scrivi, rileggi e brucia, entrambi pubblicati con Uno Editori. Medico di Torino esperto tra le altre discipline di agopuntura, omeopatia, spagiria, ipnosi, e costellazioni familiari sistemiche, lavora sul rapporto esistente tra lo sviluppo delle patologie croniche e le dinamiche emotive all’interno del nucleo familiare. E' ideatore di una nuova tecnica terapeutica che ha chiamato Mimesi™.

All'interno dell'intervista della durata di circa un'ora (e ti suggeriamo di ascoltarla fino alla fine) imparerai: 

  • che il 90% della comunicazione tra genitori e figli è legato a meccanismi non verbali, e che non sia tanto importante ciò che dico all'altra persona, ma piuttosto ciò che penso dell'altra persona, ossia l'immagine che ho di lui.
  • che modificare l'immagine cha abbiamo dei nostri parenti (genitori,figli,partner) modifica il rapporto che abbiamo con loro
  • che siamo tutti emotivamente e telepaticamente collegati con gli altri, e che non è importante il messaggio che do, quanto il contenuto emotivo del messaggio
  • che per i bambini e per gli anziani è fondamentale essere approvati e che questo aumenta l'autostima
  • che il senso di colpa è il sentimento che ha tenuto in piedi le famiglie dai tempi antichi fino ad oggi e come l'epigenetica ci dimostri come questo possa essere superato in poche generazioni
  • che onorare, accettare e perdonare i propri genitori permette di essere genitori autentici 

14Giu/18

Intervista a Marco Finetti – Become persone in Divenire

Con questa intervista inauguriamo la nostra terza rubrica di interviste "Strumenti per il Cambiamento", e lo facciamo insieme a Marco Finetti, Trainer della Scuola Italiana di Playback Theatre e direttore di Become – Persone in divenire.

Insieme a Marco affrontiamo il tema del cambiamento ed in particolare vedrai:

  • Come possiamo definire il cambiamento
  • Quali sono i sintomi che ti possono far comprendere quando è ora di attuare un cambiamento
  • Com'è possibile trovare un lavoro più adatto a te grazie al gioco e al divertimento
  • Quali sono gli strumenti che ti possono facilitare nel processo di cambiamento

09Giu/18

Intervista a Daniela Ferraro – Emozioni di una mamma

Con l'intervista a Daniela Ferraro, autrice bestseller su Amazon col suo libro Emozioni di una mamma, inauguriamo la nuova rubrica "Genitori verso una nuova direzione" ossia quei genitori che con coraggio e non poche difficoltà hanno dato una svolta alla loro vita scegliendo una direzione diversa per se stessi e i propri figli.

EMOZIONI DI UNA MAMMA è storia vera di una mamma tra adozione, disabilità, separazione e rinascita – nel quale Daniela racconta la sua storia di mamma adottiva e le varie esperienze al proposito, con tanto di percorso personale che l'ha portata ad affrontare nel migliore dei modi il rapporto con i suoi figli e con il suo ex marito.

Con questo libro Daniela ha voluto principalmente trasmette fiducia verso la vita nonostante esperienze molto impegnative, e come sia possibile far nascere un rapporto fra un genitore e un figlio già "grandicello", e mantenere degli ottimi rapporti con il proprio ex principalmente per il bene dei figli.

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21Mag/18

Intervista a Erica Zuanon – Un lavoro che vale

Questa è l' intervista dal titolo "Come un lavoro che vale può trasformare in meglio la nostra vita familiare" fatta a Erica Zuanon, mamma, ex ingegnere "che voleva fare altro", ora soddisfatta consulente aziendale, autore del libro "Lavoro – Come sconfiggere crisi, chiusure e tagli di personale, senza più rinunciare alle tue passioni, anche se oggi fai un lavoro che non ti soddisfa o hai preso una laurea sbagliata.” Con questa intervista vogliamo dare spunti e speranza a tutti coloro che vogliono riposizionarsi e riqualificarsi sul mercato del lavoro, in maniera scientifica e seguendo il più possibile le proprie attitudini, uno dei tasselli fondamentali per creare la propria rivoluzione familiare verso la felicità sostenibile.

Attraverso questa intervista, Erica Zuanon, mamma di due figli e Formatrice per la Qualificazione e Riqualificazione Professionale ci racconta in che modo ha strutturato un sistema SCIENTIFICO, efficace, veloce e completo per riposizionarsi in modo vincente nel nuovo mercato globale e ipertecnologico

Scarica il corso gratuito di Erica Zuanon a questo link https://lavoroecarriera.it/corso-trovare-lavoro-gratis/

01Mag/18

Intervista a Emiliano Toso – Translational Music

Questa è l' intervista dal titolo "Come la musica a 432hz può trasformare in meglio la nostra vita familiare" fatta a Emiliano Toso, biologo e musicista, autore della Translational Music effettuata con strumenti accordati a 432hz. Emiliano collabora con formatori e conferenzieri dal calibro di Bruce Lipton e Gregg Braden in Italia e all'estero, ma soprattutto sta portando la sua opera nelle scuole e negli ospedali di tutta Italia, apportando enormi benefici nell'apprendimento dei bambini e coadiuvando la guarigione delle persone sotto terapia, ma anche facilitando il parto delle neo.mamme

Attraverso questa intervista, Emiliano Toso, genitore di due bambine ed esperto nell'interazione tra bilogia e musica, ci spiega:

1) come la musica suonata con strumenti accordati a 432hz può apportare cambiamenti positivi alle nostre cellule e quindi alla nostra salute

2) quali miglioramenti sono avvenuti nelle famiglie che ascoltano la sua musica, di cui è venuto a conoscenza grazie alle loro testimonianze dirette

3) raccontandoci parte della sua esperienza di genitore e partner, ci mostra in che modo è riuscito ad apportare un cambiamento sostanziale nella sua vita ascoltando ciò che il Cuore gli stava suggerendo, nonostante amici e parenti non lo riuscissero a comprendere.

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10Apr/18

Intervista a Virginio De Maio – Filmatrix

Questa è l' intervista dal titolo "Come i film possono trasformare in meglio la nostra vita familiare" fatta a Virginio De Maio, autore del libro bestseller Filmatrix, edito da UnoEditori. Virginio ha scritto la prefazione del nostro nuovo libro Genitori di un Nuovo Mondo.

Attraverso questa intervista Virginio De Maio, genitore di due bambini ed esperto di cinema, ci mostra come i film possono essere un ottimo mezzo per trasformare la nostra vita familiare grazie al potere delle emozioni, e trasferire ai bambini alcuni significati importanti in maniera semplice e diretta. In più, raccontandoci parte della sua esperienza di genitore, ci mostra in che modo la sua professione, frutto della sua passione, si alimenta dell'amore familiare e si integra perfettamente con la sua vita, come padre e come partner. .

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29Mar/18
coppia

Il genitore unico – L’individualità nella coppia

In Genitori di un Nuovo Mondo, ad un certo punto, trattiamo il tema della separazione come una delle sette chiavi fondamentali per creare la direzione migliore per la propria famiglia. Ma come Federico!! Mi dici che per creare il futuro della mia famiglia, io e la persona che amo dobbiamo separarci!!
No di certo. La separazione di cui parliamo Daniela ed io, non è per forza una separazione totale della coppia, anche se in casi estremi può essere una soluzione appropriata. Noi stiamo parlando di quella separazione che permette a ciascuno dei partner di trovare la propria individualità e diventare ciò che abbiamo chiamato "il genitore unico".
Può darsi che anche tu alcune volte ti possa sentire bloccato all'interno della relazione famigliare e non riesca ad esprimerti al meglio. Vorresti poter pensare di più ai tuoi progetti (passioni, progetti professionali, hobby, etc..), alla tua salute e in generale al tuo benessere, ma non ti sembra possibile dati gli impegni quotidiani, lo stretto legame che hai con il tuo partner, o tutto ciò che hai imparato del significato di coppia dai tuoi genitori o dalla società. E a volte potresti anche sentirti in colpa solo a pensare di meritarti più tempo per te, per esprimere la tua individualità. Spesso mettiamo i bisogni dei nostri figli e del partner, e a volte del capo ufficio o i clienti, prima delle nostre necessità.
In questo periodo, parlando anche con alcuni amici, sembra proprio che il tema dell'individualità nella coppia, sia un tema molto presente. Quindi non sentirti in colpa o a disagio se in questo periodo senti una spinta nell'affermare le tue necessità e la tua espressione. E' un tema su cui lavorare.

Ora ti faccio tre esempi su come potrebbe esprimersi questa separazione nella coppia:

– per quei genitori che tendono a fare attività con i figli per forza insieme, provate a separare i momenti di gioco, educativi o altre attività ricreative in maniera esclusiva (anche con tre, quattro o cinque figli), in modo che a turno uno dei partner possa avere momenti da dedicare a se stesso

 – per quei genitori che rinunciano ad opportunità lavorative, di svago o di studio che richiedono alcuni giorni lontani da casa, perchè fa male (a volte tanto) e fa soffrire, provate ad organizzarvi per fare in modo che tutto sia vissuto in maniera serena anche per i bambini. Crediamo sia importante che i figli capiscano la necessità di esprimere se stessi, anche se può portare un po' di sofferenza emotiva, e che non sia il legame di coppia a non permetterlo.

– per quei genitori che tendono a fare costantemente da spalla al partner, ad appoggiarlo anche se si comprende che non è un bene per la persona che si ama, magari proprio per paura della separazione, non abbiate paura, se ciò che dite è comandato dal Cuore non può che essere raccolto come un aiuto

"Quando gestisci i figli in autonomia prendi le caratteristiche dell’altro che ti sono utili e le metti in scena trasformandoti nel “genitore unico”, una sola persona che ha in se stesse le caratteristiche di entrambi […] L’obiettivo è quello di arrivare ad essere individui paralleli e verticali, indipendenti l’uno dall’altro, non legati dai bisogni che l’altro può soddisfare in una sorta di pesante catena della mancanza, ma legati da un filo di seta sottile che solo l’amore può tenere insieme"

tratto da Genitori di un Nuovo Mondo

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Il gioco scaccia paura

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Come ho scritto nell’ultimo articolo “Una strategia semplice semplice per sconfiggere la paura nei bambini”, in questo periodo il tema in casa Parena-Barra è la PAURA!

Anche Gabri ha portato a casa da scuola una bella paura! I suoi compagni hanno ben pensato di parlare di film horror, e ora Gabri ha una folle paura per Chucky…la bambola assassina!

E che paura entrare in cameretta…dove sono presenti le bambole delle sue sorelle!

Anche andare al bagno è un incubo…ha paura che compaia qualche mostro da dietro la tenda della doccia. A niente è servito tirare su la tenda in modo che si vedesse dietro. Ora quando Gabri ha bisogno di andare in bagno…si va in gruppo! Io lo accompagno e poi il piccolo Gioele, che cerca sempre la mamma, ci raggiunge.

Non parliamo poi se Gabri ha bisogno di andare nella camera da letto di mamma e papà…missione impossibile…bisogna superare la camera dei bimbi, con tanti possibili nascondigli per una bambola che vuole seminare il panico in casa nostra tra armadioni e letti di cui con le coperte non si vede sotto.

“No, no! Io non ci vado!”

Addormentamento di diritto con il papà come fosse un enorme orsacchiotto a cui toccare il collo e accarezzare i capelli, con il viso rivolto contro il petto del papà quasi a soffocare.

E se si sveglia nel cuore della notte quando papà ha raggiunto la sua postazione accanto alla mamma?

“MAMMAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA! VIENIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIII”

“Amore sono nel lettone con Gioele, che sta prendendo il seno”

“PAPAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA’! VIENIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIII”

E Federico si alza e raggiunge il bimbo impaurito per dargli conforto.

Bene. Per quanto possiamo andare avanti cosi?

E’ il momento di intervenire.

Il ragionamento logico non ha assolutamente funzionato.

Quando i bambini hanno paura (in realtà anche gli adulti qualche volta), questa è irrazionale.

Possiamo stare giorni ad ammattire dicendo che non esistono le bambole assassine, che i film horror sono una invenzione e che le bambole delle sue sorelle rimangono ferme nell’angolo fino a che qualcuno non le prende e le sposta.

Ma la paura RESTA.

Che fare allora?

Come ho già scritto nel precedente articolo “Una strategia semplice semplice per sconfiggere la paura nei bambini” dobbiamo stabilire una connessione con nostro figlio. Lui si deve fidare cecamente di noi. E poi bypassare la logica. E come possiamo fare entrambe le cose? Attraverso il GIOCO!

Quindi ora ti svelo il gioco che ho messo in atto per consentire a Gabriele di sconfiggere la sua paura.

Fermo restando i principi: non sminuire le sue paure, accogliere con amore le sue preoccupazioni, anche se ai nostri occhi possono apparire assurde, creare legame empatico.

 

Fase 1.

Sedersi su un posto comodo per tutti i partecipanti, ad esempio un divano o il lettone. E la mamma o il papà iniziano a parlare delle paure che avevano da piccoli.

“Quando ero piccola, avevo paura che ci fosse qualcuno di spaventoso nella camera della mia mamma e del mio papà, perchè la nonna per non far entrare polvere in camera loro tirava sempre giù le tapparelle e a parte qualche ora al mattino, quella camera rimaneva sempre in penombra. Il problema era quando dovevo andare al bagno, che era proprio accanto alla camera dei nonni.

Allora che facevo? Cercavo di non dare mai le spalle alla camera e entravo velocissimamente in bagno. Ero contenta una volta in bagno, perchè ce l’avevo fatta. Il problema era poi uscire dal bagno! Appena varcata la soglia del bagno correvo a gambe levate senza voltarmi indietro e arrivavo in cucina a tutta velocità’. E nella mia testa pensavo –WOW! Ce l’ho fatta!

E sai amore mio cosa ho scoperto quando sono diventata grande? Che ho sofferto tanto in quegli anni per niente, non è mai sbucato niente dalla camera da letto dei nonni. Ho rovinato tanti momenti che potevano essere sereni, per una cosa che esisteva solo nella mia testa.”

Ancora meglio se tutto il racconto è farcito da facce che indicavano il nostro terrore

E il top è mimare la scena! Come si è messo a ridere Gabri quando gli ho fatto vedere come correvo a gambe levate! Serve per smorzare la tensione e la risata ci aiuta a rilassare i muscoli contratti dal momento di turbamento.

 

Fase 2.

Chiedere al bambino cosa gli fa paura.

Ascoltare cosa ha da dirci, accogliendo le sue parole, e ripeterle, per far vedere al bambino che siamo attenti, che stiamo elaborando e che non lo stiamo giudicando.

Non fare sorrisi o scherzare in questa fase. Per il bimbo è un momento molto serio e non deve avere il sentore che possiamo sbeffeggiarlo e prenderlo in giro.

E’ una fase cruciale. Lui in questo momento si affida completamente a noi. Non possiamo deluderlo.

 

Fase 3.

Farsi vedere tranquilli. Porre la fatidica domanda:

“Guardami negli occhi. Come mi vedi? Ti sembro spaventata? Pensi che se ci fosse un reale pericolo per te, mamma sarebbe preoccupata?”

 

Fase 4.

Il gioco vero e proprio.

Come ho già detto in Genitori al Contrario e in altri miei articoli, il gioco è un alleato nella vita dei bambini. Attraverso il gioco possono anche essere superate le proprie paure, e ristabilire il livello di ansia.

Dai miei studi, ho dedotto che per aiutare Gabriele, avevamo bisogno di ridimensionare in maniera veloce la sua preoccupazione verso i mostri che si possono nascondere sotto il letto o sotto l’armadio, per cui ho ideato un gioco da fare con lui, composto da più step.

Step1: Ho chiesto a Gabriele di disegnare su più fogli come si immagina i mostriciattoli, o le bambole assassine che secondo lui potrebbero comparire da un momento all’altro per spaventarlo. Poi abbiamo colorato e ritagliato queste losche figure.

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Step 2: Gli ho detto di andare a posizionarli una nell’armadio, una sotto il letto e l’altra dietro la tenda della doccia e li abbiamo lasciati li.

Step 3. Ora era il momento di tornare in salotto e con la complicità delle sue sorelle che lo hanno distratto leggendo insieme il libro “il colore delle emozioni”, io sono andata a prendere i mostriciattoli e li ho “ridicolizzati”, nel senso che ho disegnato elementi che li rendevano non più minacciosi, ma simpatici e divertenti. Ho fatto questo su 2 dei 3 mostriciattoli. Ti spiegherò più avanti perche su solo 2 e non su tutti e 3.

 Poi li ho rimessi nel posto in cui erano prima.

Step 4. Invito Gabriele a ritornare a vedere se ci sono ancora i mostriciattoli.

Gabri apre per primo l’armadio e…scoppia a ridere vedendo il suo mostriciattolo che è diventato tutt’altro che spaventoso. Guarda anche quello sotto al letto e scoppia a ridere.

Poi ci dirigiamo verso il bagno dove c’era il terzo mostriciattolo dietro la tenda della doccia. Questo non lo avevo modificato di proposito. Lo prendo io e gli dico che ora è giunto il momento per Gabri di essere artefice della trasformazione della sua paura, e andiamo in salotto a prendere colori, forbici e colla per modificarlo!

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Step5. Ora Gabri ha in mano tutti i suoi mostriciattoli. A quel punto gli dico:

“Gabri hai visto? I mostriciattoli sono frutto della tua fantasia, e dato che non è realtà tu e solo tu puoi decidere come vuoi che siano questi mostriciattoli! Hai visto come sono simpatici adesso?

Ti fanno ancora paura così?

La sua risposta è stata no.

“Che cosa ne facciamo adesso di questi mostriciattoli? Li buttiamo, li bruciamo, li vuoi usare per giocare? ”

“No, mamma. Li appendo in camera. Così quando li vedo mi ricordo che la mia mente può immaginare anche cose divertenti e che non fanno paura”

Il valore aggiunto di questo gioco è stato quello di permettere al bambino di disegnare elementi simpatici sul mostro e trasformarlo in modo che non faccia più paura, in questo modo il processo viene interiorizzato ancora più in profondità.

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Una strategia semplice semplice per sconfiggere la paura nei bambini

Una strategia semplice semplice per sconfiggere la paura nei bambini

Come l’ascolto e il racconto può far ritornare la serenità nel tuo bambino, anche se sembra veramente in ansia e spaventato.

Pochi giorni fa ho notato un atteggiamento strano in Giorgia, la nostra bimba di 8 anni. Sono molto fortunata al riguardo, poichè Giorgia è una bimba che si confida molto e che se le pongo delle domande risponde di buon grado e mi racconta per filo e per segno cosa la turba.

Qualche giorno fa a scuola hanno fatto vedere a tutti gli alunni un filmato sulla vita di Sadako Sasaki, sopravvissuta al bombardamento atomico di Hiroshima del 6 agosto 1945 e poi morta per leucemia 10 anni più tardi.

Probabilmente buttato lì tra un compito di matematica e la lezione di educazione artistica, i bambini non hanno avuto tempo e modo di comprenderlo e di fare domande per contestualizzarlo e metabolizzarlo.

sadakoAlmeno così è stato per Giorgia. Le è rimasta addosso una grande paura. Nella sua mente scorrevano mille domande che per fortuna mi ha poi posto. Erano domande a cui da sola non sapeva e poteva darsi risposta. Mi ha chiesto sulla guerra. Sul perchè esistano le guerre e se attualmente siamo in pericolo. Mi ha chiesto sulla malattia di Sadako. Mi ha chiesto della bomba di Hiroshima.

In pratica si è sentita minacciata nella sua sicurezza.

Appena tornata da scuola era davvero spaventata. Tanto che nella mia testa mi rimbalzavano nella testa due pensieri contrapposti. Inizialmente mi chiedevo che coraggio avevano avuto a scuola a far vedere un filmato del genere a dei bambini delle elementari. Dall’altra mi sembrava che Giorgia stesse esagerando!

Inoltre non sapevo che filmato avesse visto, per cui non sapevo nè se vi erano immagini esplicite nè come veniva trattato l’argomento. Ho poi visionato il filmato chiedendo a Gabriele di indicarmelo su youtube nel momento in cui Giorgia era uscita per andare a lezione di danza, dato che non voleva fosse visto in sua presenza per il tumulto interno che le creava.

Sottolineo il fatto che Gabriele, forse perchè più piccolo, non era stato per niente turbato dal video.

Trovate il video a questo link: https://www.youtube.com/watch?v=7HaZeUQQzrw

Dopo lo smarrimento iniziale, decido di fare qualcosa. Ma quel giorno non fu possibile, poiché Giorgia arrivò da danza molto stanca e dopo una cena veloce si coricò subito a letto.

Al mattino mi dice di provare ancora angoscia per il filmato di Sadako. E così anche appena uscita da scuola.

Tornata da scuola, mi ritaglio una mezzoretta per stare da stare sola con lei.

Mi “connetto” a lei, vale a dire che ristabilisco il legame profondo, di fiducia e unico che ho con lei (non è qualcosa che si può creare da zero in 5 minuti, però è qualcosa su cui si può lavorare seguendo i principi che trovi sul libro Genitori al contrario ). In poche parole mi avvicino a lei, la abbraccio e le faccio alcune domande su qualcosa di tranquillo e rassicurante per lei, come un libro letto che le piace molto, o il suo telefilm preferito.

Mi pongo al suo livello e la guardo negli occhi. La faccio ridere con qualche battuta. E poi il discorso è proseguito più o meno cosi:

“sai a proposito del video di Sadako? Stavo pensando che quando avevo la tua età anche io avevo una grandissima paura….”

Ho proseguito raccontando la mia paura. Giorgia mi guardava negli occhi mentre ci tenevamo per mano.

Poi è stato il suo turno e mi ha raccontato tutto quello che le stava turbando. Ho accolto tutte le sue parole, non l’ho giudicata e non l’ho sminuita. Tutto ciò che mi stava dicendo l’ho accolto come un regalo. Stava aprendo il suo cuore. E anche se per un adulto potevano sembrare paure sciocche e infondate, per lei erano motivo di grande preoccupazione.

Avevo due possibilità:

  1. dirle che non c’era assolutamente nulla di cui aver paura. Che le sue paure non hanno ragione di esistere. Con il risultato che non si sarebbe sentita capita, ma giudicata e in dovere di evitare le sue paure senza affrontarle (ma sono come un peperone…se non le digerisci…si ripresentano)
  2. accogliere con empatia tutto quello che mi stava dicendo, senza giudicare, ma anzi pormi al suo livello, raccontando delle mie paure di quando ero piccola e facendoci due risate sulle mie paure, e che queste non avevano ragione di esistere e che ho sofferto per nulla per un sacco di tempo senza che si siano mai verificate.

Naturalmente ho scelto la seconda strada.

Le ho chiesto di guardarmi bene bene negli occhi. Di guardare se nei miei occhi poteva vedere preoccupazione. Il fatto che mi vedesse tranquilla le ha fatto capire che non c’era nessuna minaccia per lei e per i suoi fratelli. E che con tutto il cuore e l’amore che c’è dentro una mamma, poteva dire alla sua paura di allontanarsi. Che Giorgia è al sicuro.

Con un lungo respiro ha soffiato via la sua paura e siamo tornate dal resto della famiglia.

Ieri mentre preparavo la cena è entrata in cucina.

“Mamma”

“si amore?”

“Non ho piu’ paura della storia di Sadako”