All posts by Daniela

10Apr/18

Intervista a Virginio De Maio – Filmatrix

Questa è l' intervista dal titolo "Come i film possono trasformare in meglio la nostra vita familiare" fatta a Virginio De Maio, autore del libro bestseller Filmatrix, edito da UnoEditori. Virginio ha scritto la prefazione del nostro nuovo libro Genitori di un Nuovo Mondo.

Attraverso questa intervista Virginio De Maio, genitore di due bambini ed esperto di cinema, ci mostra come i film possono essere un ottimo mezzo per trasformare la nostra vita familiare grazie al potere delle emozioni, e trasferire ai bambini alcuni significati importanti in maniera semplice e diretta. In più, raccontandoci parte della sua esperienza di genitore, ci mostra in che modo la sua professione, frutto della sua passione, si alimenta dell'amore familiare e si integra perfettamente con la sua vita, come padre e come partner. .

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29Mar/18
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Il genitore unico – L’individualità nella coppia

In Genitori di un Nuovo Mondo, ad un certo punto, trattiamo il tema della separazione come una delle sette chiavi fondamentali per creare la direzione migliore per la propria famiglia. Ma come Federico!! Mi dici che per creare il futuro della mia famiglia, io e la persona che amo dobbiamo separarci!!
No di certo. La separazione di cui parliamo Daniela ed io, non è per forza una separazione totale della coppia, anche se in casi estremi può essere una soluzione appropriata. Noi stiamo parlando di quella separazione che permette a ciascuno dei partner di trovare la propria individualità e diventare ciò che abbiamo chiamato "il genitore unico".
Può darsi che anche tu alcune volte ti possa sentire bloccato all'interno della relazione famigliare e non riesca ad esprimerti al meglio. Vorresti poter pensare di più ai tuoi progetti (passioni, progetti professionali, hobby, etc..), alla tua salute e in generale al tuo benessere, ma non ti sembra possibile dati gli impegni quotidiani, lo stretto legame che hai con il tuo partner, o tutto ciò che hai imparato del significato di coppia dai tuoi genitori o dalla società. E a volte potresti anche sentirti in colpa solo a pensare di meritarti più tempo per te, per esprimere la tua individualità. Spesso mettiamo i bisogni dei nostri figli e del partner, e a volte del capo ufficio o i clienti, prima delle nostre necessità.
In questo periodo, parlando anche con alcuni amici, sembra proprio che il tema dell'individualità nella coppia, sia un tema molto presente. Quindi non sentirti in colpa o a disagio se in questo periodo senti una spinta nell'affermare le tue necessità e la tua espressione. E' un tema su cui lavorare.

Ora ti faccio tre esempi su come potrebbe esprimersi questa separazione nella coppia:

– per quei genitori che tendono a fare attività con i figli per forza insieme, provate a separare i momenti di gioco, educativi o altre attività ricreative in maniera esclusiva (anche con tre, quattro o cinque figli), in modo che a turno uno dei partner possa avere momenti da dedicare a se stesso

 – per quei genitori che rinunciano ad opportunità lavorative, di svago o di studio che richiedono alcuni giorni lontani da casa, perchè fa male (a volte tanto) e fa soffrire, provate ad organizzarvi per fare in modo che tutto sia vissuto in maniera serena anche per i bambini. Crediamo sia importante che i figli capiscano la necessità di esprimere se stessi, anche se può portare un po' di sofferenza emotiva, e che non sia il legame di coppia a non permetterlo.

– per quei genitori che tendono a fare costantemente da spalla al partner, ad appoggiarlo anche se si comprende che non è un bene per la persona che si ama, magari proprio per paura della separazione, non abbiate paura, se ciò che dite è comandato dal Cuore non può che essere raccolto come un aiuto

"Quando gestisci i figli in autonomia prendi le caratteristiche dell’altro che ti sono utili e le metti in scena trasformandoti nel “genitore unico”, una sola persona che ha in se stesse le caratteristiche di entrambi […] L’obiettivo è quello di arrivare ad essere individui paralleli e verticali, indipendenti l’uno dall’altro, non legati dai bisogni che l’altro può soddisfare in una sorta di pesante catena della mancanza, ma legati da un filo di seta sottile che solo l’amore può tenere insieme"

tratto da Genitori di un Nuovo Mondo

Se vuoi vedere cosa ne pensano di Genitori di un Nuovo Mondo, altri genitori che come te vogliono portare la propria famiglia verso il meglio clicca qui

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Il gioco scaccia paura

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Come ho scritto nell’ultimo articolo “Una strategia semplice semplice per sconfiggere la paura nei bambini”, in questo periodo il tema in casa Parena-Barra è la PAURA!

Anche Gabri ha portato a casa da scuola una bella paura! I suoi compagni hanno ben pensato di parlare di film horror, e ora Gabri ha una folle paura per Chucky…la bambola assassina!

E che paura entrare in cameretta…dove sono presenti le bambole delle sue sorelle!

Anche andare al bagno è un incubo…ha paura che compaia qualche mostro da dietro la tenda della doccia. A niente è servito tirare su la tenda in modo che si vedesse dietro. Ora quando Gabri ha bisogno di andare in bagno…si va in gruppo! Io lo accompagno e poi il piccolo Gioele, che cerca sempre la mamma, ci raggiunge.

Non parliamo poi se Gabri ha bisogno di andare nella camera da letto di mamma e papà…missione impossibile…bisogna superare la camera dei bimbi, con tanti possibili nascondigli per una bambola che vuole seminare il panico in casa nostra tra armadioni e letti di cui con le coperte non si vede sotto.

“No, no! Io non ci vado!”

Addormentamento di diritto con il papà come fosse un enorme orsacchiotto a cui toccare il collo e accarezzare i capelli, con il viso rivolto contro il petto del papà quasi a soffocare.

E se si sveglia nel cuore della notte quando papà ha raggiunto la sua postazione accanto alla mamma?

“MAMMAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA! VIENIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIII”

“Amore sono nel lettone con Gioele, che sta prendendo il seno”

“PAPAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA’! VIENIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIII”

E Federico si alza e raggiunge il bimbo impaurito per dargli conforto.

Bene. Per quanto possiamo andare avanti cosi?

E’ il momento di intervenire.

Il ragionamento logico non ha assolutamente funzionato.

Quando i bambini hanno paura (in realtà anche gli adulti qualche volta), questa è irrazionale.

Possiamo stare giorni ad ammattire dicendo che non esistono le bambole assassine, che i film horror sono una invenzione e che le bambole delle sue sorelle rimangono ferme nell’angolo fino a che qualcuno non le prende e le sposta.

Ma la paura RESTA.

Che fare allora?

Come ho già scritto nel precedente articolo “Una strategia semplice semplice per sconfiggere la paura nei bambini” dobbiamo stabilire una connessione con nostro figlio. Lui si deve fidare cecamente di noi. E poi bypassare la logica. E come possiamo fare entrambe le cose? Attraverso il GIOCO!

Quindi ora ti svelo il gioco che ho messo in atto per consentire a Gabriele di sconfiggere la sua paura.

Fermo restando i principi: non sminuire le sue paure, accogliere con amore le sue preoccupazioni, anche se ai nostri occhi possono apparire assurde, creare legame empatico.

 

Fase 1.

Sedersi su un posto comodo per tutti i partecipanti, ad esempio un divano o il lettone. E la mamma o il papà iniziano a parlare delle paure che avevano da piccoli.

“Quando ero piccola, avevo paura che ci fosse qualcuno di spaventoso nella camera della mia mamma e del mio papà, perchè la nonna per non far entrare polvere in camera loro tirava sempre giù le tapparelle e a parte qualche ora al mattino, quella camera rimaneva sempre in penombra. Il problema era quando dovevo andare al bagno, che era proprio accanto alla camera dei nonni.

Allora che facevo? Cercavo di non dare mai le spalle alla camera e entravo velocissimamente in bagno. Ero contenta una volta in bagno, perchè ce l’avevo fatta. Il problema era poi uscire dal bagno! Appena varcata la soglia del bagno correvo a gambe levate senza voltarmi indietro e arrivavo in cucina a tutta velocità’. E nella mia testa pensavo –WOW! Ce l’ho fatta!

E sai amore mio cosa ho scoperto quando sono diventata grande? Che ho sofferto tanto in quegli anni per niente, non è mai sbucato niente dalla camera da letto dei nonni. Ho rovinato tanti momenti che potevano essere sereni, per una cosa che esisteva solo nella mia testa.”

Ancora meglio se tutto il racconto è farcito da facce che indicavano il nostro terrore

E il top è mimare la scena! Come si è messo a ridere Gabri quando gli ho fatto vedere come correvo a gambe levate! Serve per smorzare la tensione e la risata ci aiuta a rilassare i muscoli contratti dal momento di turbamento.

 

Fase 2.

Chiedere al bambino cosa gli fa paura.

Ascoltare cosa ha da dirci, accogliendo le sue parole, e ripeterle, per far vedere al bambino che siamo attenti, che stiamo elaborando e che non lo stiamo giudicando.

Non fare sorrisi o scherzare in questa fase. Per il bimbo è un momento molto serio e non deve avere il sentore che possiamo sbeffeggiarlo e prenderlo in giro.

E’ una fase cruciale. Lui in questo momento si affida completamente a noi. Non possiamo deluderlo.

 

Fase 3.

Farsi vedere tranquilli. Porre la fatidica domanda:

“Guardami negli occhi. Come mi vedi? Ti sembro spaventata? Pensi che se ci fosse un reale pericolo per te, mamma sarebbe preoccupata?”

 

Fase 4.

Il gioco vero e proprio.

Come ho già detto in Genitori al Contrario e in altri miei articoli, il gioco è un alleato nella vita dei bambini. Attraverso il gioco possono anche essere superate le proprie paure, e ristabilire il livello di ansia.

Dai miei studi, ho dedotto che per aiutare Gabriele, avevamo bisogno di ridimensionare in maniera veloce la sua preoccupazione verso i mostri che si possono nascondere sotto il letto o sotto l’armadio, per cui ho ideato un gioco da fare con lui, composto da più step.

Step1: Ho chiesto a Gabriele di disegnare su più fogli come si immagina i mostriciattoli, o le bambole assassine che secondo lui potrebbero comparire da un momento all’altro per spaventarlo. Poi abbiamo colorato e ritagliato queste losche figure.

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Step 2: Gli ho detto di andare a posizionarli una nell’armadio, una sotto il letto e l’altra dietro la tenda della doccia e li abbiamo lasciati li.

Step 3. Ora era il momento di tornare in salotto e con la complicità delle sue sorelle che lo hanno distratto leggendo insieme il libro “il colore delle emozioni”, io sono andata a prendere i mostriciattoli e li ho “ridicolizzati”, nel senso che ho disegnato elementi che li rendevano non più minacciosi, ma simpatici e divertenti. Ho fatto questo su 2 dei 3 mostriciattoli. Ti spiegherò più avanti perche su solo 2 e non su tutti e 3.

 Poi li ho rimessi nel posto in cui erano prima.

Step 4. Invito Gabriele a ritornare a vedere se ci sono ancora i mostriciattoli.

Gabri apre per primo l’armadio e…scoppia a ridere vedendo il suo mostriciattolo che è diventato tutt’altro che spaventoso. Guarda anche quello sotto al letto e scoppia a ridere.

Poi ci dirigiamo verso il bagno dove c’era il terzo mostriciattolo dietro la tenda della doccia. Questo non lo avevo modificato di proposito. Lo prendo io e gli dico che ora è giunto il momento per Gabri di essere artefice della trasformazione della sua paura, e andiamo in salotto a prendere colori, forbici e colla per modificarlo!

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Step5. Ora Gabri ha in mano tutti i suoi mostriciattoli. A quel punto gli dico:

“Gabri hai visto? I mostriciattoli sono frutto della tua fantasia, e dato che non è realtà tu e solo tu puoi decidere come vuoi che siano questi mostriciattoli! Hai visto come sono simpatici adesso?

Ti fanno ancora paura così?

La sua risposta è stata no.

“Che cosa ne facciamo adesso di questi mostriciattoli? Li buttiamo, li bruciamo, li vuoi usare per giocare? ”

“No, mamma. Li appendo in camera. Così quando li vedo mi ricordo che la mia mente può immaginare anche cose divertenti e che non fanno paura”

Il valore aggiunto di questo gioco è stato quello di permettere al bambino di disegnare elementi simpatici sul mostro e trasformarlo in modo che non faccia più paura, in questo modo il processo viene interiorizzato ancora più in profondità.

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Una strategia semplice semplice per sconfiggere la paura nei bambini

Una strategia semplice semplice per sconfiggere la paura nei bambini

Come l’ascolto e il racconto può far ritornare la serenità nel tuo bambino, anche se sembra veramente in ansia e spaventato.

Pochi giorni fa ho notato un atteggiamento strano in Giorgia, la nostra bimba di 8 anni. Sono molto fortunata al riguardo, poichè Giorgia è una bimba che si confida molto e che se le pongo delle domande risponde di buon grado e mi racconta per filo e per segno cosa la turba.

Qualche giorno fa a scuola hanno fatto vedere a tutti gli alunni un filmato sulla vita di Sadako Sasaki, sopravvissuta al bombardamento atomico di Hiroshima del 6 agosto 1945 e poi morta per leucemia 10 anni più tardi.

Probabilmente buttato lì tra un compito di matematica e la lezione di educazione artistica, i bambini non hanno avuto tempo e modo di comprenderlo e di fare domande per contestualizzarlo e metabolizzarlo.

sadakoAlmeno così è stato per Giorgia. Le è rimasta addosso una grande paura. Nella sua mente scorrevano mille domande che per fortuna mi ha poi posto. Erano domande a cui da sola non sapeva e poteva darsi risposta. Mi ha chiesto sulla guerra. Sul perchè esistano le guerre e se attualmente siamo in pericolo. Mi ha chiesto sulla malattia di Sadako. Mi ha chiesto della bomba di Hiroshima.

In pratica si è sentita minacciata nella sua sicurezza.

Appena tornata da scuola era davvero spaventata. Tanto che nella mia testa mi rimbalzavano nella testa due pensieri contrapposti. Inizialmente mi chiedevo che coraggio avevano avuto a scuola a far vedere un filmato del genere a dei bambini delle elementari. Dall’altra mi sembrava che Giorgia stesse esagerando!

Inoltre non sapevo che filmato avesse visto, per cui non sapevo nè se vi erano immagini esplicite nè come veniva trattato l’argomento. Ho poi visionato il filmato chiedendo a Gabriele di indicarmelo su youtube nel momento in cui Giorgia era uscita per andare a lezione di danza, dato che non voleva fosse visto in sua presenza per il tumulto interno che le creava.

Sottolineo il fatto che Gabriele, forse perchè più piccolo, non era stato per niente turbato dal video.

Trovate il video a questo link: https://www.youtube.com/watch?v=7HaZeUQQzrw

Dopo lo smarrimento iniziale, decido di fare qualcosa. Ma quel giorno non fu possibile, poiché Giorgia arrivò da danza molto stanca e dopo una cena veloce si coricò subito a letto.

Al mattino mi dice di provare ancora angoscia per il filmato di Sadako. E così anche appena uscita da scuola.

Tornata da scuola, mi ritaglio una mezzoretta per stare da stare sola con lei.

Mi “connetto” a lei, vale a dire che ristabilisco il legame profondo, di fiducia e unico che ho con lei (non è qualcosa che si può creare da zero in 5 minuti, però è qualcosa su cui si può lavorare seguendo i principi che trovi sul libro Genitori al contrario ). In poche parole mi avvicino a lei, la abbraccio e le faccio alcune domande su qualcosa di tranquillo e rassicurante per lei, come un libro letto che le piace molto, o il suo telefilm preferito.

Mi pongo al suo livello e la guardo negli occhi. La faccio ridere con qualche battuta. E poi il discorso è proseguito più o meno cosi:

“sai a proposito del video di Sadako? Stavo pensando che quando avevo la tua età anche io avevo una grandissima paura….”

Ho proseguito raccontando la mia paura. Giorgia mi guardava negli occhi mentre ci tenevamo per mano.

Poi è stato il suo turno e mi ha raccontato tutto quello che le stava turbando. Ho accolto tutte le sue parole, non l’ho giudicata e non l’ho sminuita. Tutto ciò che mi stava dicendo l’ho accolto come un regalo. Stava aprendo il suo cuore. E anche se per un adulto potevano sembrare paure sciocche e infondate, per lei erano motivo di grande preoccupazione.

Avevo due possibilità:

  1. dirle che non c’era assolutamente nulla di cui aver paura. Che le sue paure non hanno ragione di esistere. Con il risultato che non si sarebbe sentita capita, ma giudicata e in dovere di evitare le sue paure senza affrontarle (ma sono come un peperone…se non le digerisci…si ripresentano)
  2. accogliere con empatia tutto quello che mi stava dicendo, senza giudicare, ma anzi pormi al suo livello, raccontando delle mie paure di quando ero piccola e facendoci due risate sulle mie paure, e che queste non avevano ragione di esistere e che ho sofferto per nulla per un sacco di tempo senza che si siano mai verificate.

Naturalmente ho scelto la seconda strada.

Le ho chiesto di guardarmi bene bene negli occhi. Di guardare se nei miei occhi poteva vedere preoccupazione. Il fatto che mi vedesse tranquilla le ha fatto capire che non c’era nessuna minaccia per lei e per i suoi fratelli. E che con tutto il cuore e l’amore che c’è dentro una mamma, poteva dire alla sua paura di allontanarsi. Che Giorgia è al sicuro.

Con un lungo respiro ha soffiato via la sua paura e siamo tornate dal resto della famiglia.

Ieri mentre preparavo la cena è entrata in cucina.

“Mamma”

“si amore?”

“Non ho piu’ paura della storia di Sadako”

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Ecco perchè l’unico lavoro a tempo indeterminato e quello su di sé.

Hai mai pensato che fra dieci o quindici anni sarai tenuto a svolgere lavori che adesso non esistono e a cui potrai non essere preparato?  Il sistema educativo attraverso il quale abbiamo studiato, ci ha preparato a professioni che già adesso sono obsolete, idem e ancora di più sarà per i nostri figli. I nostri figli stanno iniziando studiare per qualcosa che ancora non esiste.

Tu mi potrai dire, "beh basta tenersi aggiornati e tutto filerà liscio".

Ti sei accorto però che anche quello per cui stai studiando ora, tra 10-15 anni non esisterà neanche più o sarà completamente modificato? Ormai molti dei lavori si basano sulla nuova tecnologia, che è estremamente veloce, e per poter seguirne gli aggiornamenti ci vuole una gran mole di di studio. Per molto tempo, e credo che anche per te possa essere stato così, ho avuto difficoltà a capire in cosa potessi specializzarmi. Per 8 anni ho lavorato in un call center, per un anno anche in due contemporaneamente, e questo mi ha permesso di mettere le basi sulle quali si è costruita la mia famiglia con la nascita di Giorgia ed aumentare le mie capacità di comunicazione. Mentre lavoravo e la mia famiglia cresceva di numero, continuavo a studiare all'università e questo mi ha permesso di laurearmi in scienze dell'amministrazione, quando Gabriele aveva circa 2 mesi. Sempre durante questo periodo studiavo i principi del web marketing, un interesse che porto avanti da quando ero adolescente, ed ho iniziato ad avvicinarmi  al meraviglioso funzionamento della mente umana e al lavoro su di sè, cioè quel lavoro quotidiano di auto-osservazione che sempre più permette la conoscenza e la gestione delle proprie emozioni e dei propri pensieri, e a conoscere sempre meglio se stessi smussando gli spigoli del proprio carattere.

Ed è proprio il lavoro su di sè che mi ha portato a non risuonare più con l'ambiente in cui lavoravo.  Daniela ed io a quel punto abbiamo deciso di aprire una nostra attività, l' Erboristeria Natura e Psiche portata avanti per 4 anni. Durante il lavoro in erboristeria ho iniziato a lavorare come facilitatore PSYCH-K® approfondendo gli strumenti di lavoro sul sulla nostra mente subconscia. Insieme a Daniela studiavamo il funzionamento della fisiologia umana, di come una persona possa curarsi attraverso la medicina naturale, la floriterapia, i fiori di Bach e l'alimentazione. E' proprio durante questo periodo e con la nascita di Gaia che abbiamo svilppato il progetto Genitori al Contrario®, che poi è sfociato nel libro che abbiamo pubblicato con Uno Editori e che al momento è stato letto da più di 2500 genitori.

La nascita di Gaia e la difficoltà di gestione del negozio ci ha fatto prenderela decisione di vendere, ma nel frattempo, riprendendo le competenze che avevo acquisito negli anni precedenti, avevo già iniziato un percorso imprenditoriale che attualmente mi permette di lavorare con aziende come consulente a 360 gradi, sia dal punto di vista organizzativo gestionale sia dal punto di vista umano e di gruppo.

Perché ti ho raccontato la mia storia lavorativa degli ultimi otto anni? Per mostrarti con quale velocità sia possibile modificare la propria professione e di come sia possibile la trasformazione verso il meglio. Ancora oggi continuo a riflettere in cosa posso specializzarmi, ma ho notato che ciò che mi ha permesso di trasformarmi così velocemente negli ultimi 4 anni e che ciò che è veramente importante, non sono le nozioni che acquisiamo e il lavoro che facciamo, ma è come mettiamo in pratica le nostre qualità animiche attraverso il lavoro che stiamo svolgendo in un determinato momento della nostra vita, e che in realtà ciò che dobbiamo aumentare sono le competenze trasversali. Per competenze trasversali intendo quelle competenze umane che ci permettono di trasformarci e modificarsi in base alle necessità. Competenze come l'apprendimento veloce e semplificato, la comunicazione e il saper parlare in pubblico, la comprensione delle persone con cui collaboriamo o i clienti con cui veniamo in contatto, quindi l'empatia, il senso organizzativo e l'autodisciplina, la gestione del tempo, la vendita, etc…, cioè tutte quelle competenze che possono essere applicate trasversalmente nelle varie professioni che possiamo trovarci a asvolgere. In questo senso l'unico prodotto che devo saper vendere è "me stesso" e le competenze umane che acquisisco nei vari lavori che svolgo.

Il lavoro su di sé, le cui basi  puoi approfondire nel libro Genitori al Contrario (puoi scaricare un estratto gratuito qui), permettendoti di avvicinarti sempre più all'anima smussando gli spigoli del carattere, farà si che questa, per esprimere sempre più le sue capacità, ti avvicni alla professione lavorativa più adatta e che arriverà di conseguenza. Non siamo altro che il tramite per l'anima di esprimere se stessa, e più ci identifichiamo con lei, più attireremo a noi lavori adatti. Questo è matematico, è scientifico, non può essere diverso da così perché il mondo può solo rispondere ai segnali che arrivano dal nostro interno. Più lavorerai su di te, più il tuo lavoro evolverà.

E' estremamente importante che i nostri figli imparino attraverso di noi questa modo di essere. Se i nostri figli alla fine del loro percorso scolastico non saranno in grado di trovare lavoro e daranno la colpa a una qualsiasi crisi, la responsabilità sarà nostra perché noi stessi non avremo acquisito quelle competenze trasversali che permetteranno a noi e a loro di trovare sempre ed in ogni luogo o situazione il lavoro adatto all' anima di esprimersi.

Per concludere, è fondamentale per noi e per i nostri figli acquisire competenze umane e trasversali che ci permettano di entrare maggiormente nei empatia con le persone, e questo può essere fatto solamente conoscendo sempre di più noi stessi attraverso il lavoro su di sè. E' importante inoltre acquisire metodologie e conoscenze per andare sempre più veloci. In questo caso sto parlando di metodologie come PSYCH-K®, che permette di sciogliere le convinzioni e i punti di vista ai quali siamo affezionati ma che ci impediscono di aprire la nostra percezione ad informazioni diverse da quelle che abbiamo imparato; sto parlando di Mappe Mentali®, che ci permettono di strutturare i nostri obiettivi, strutturare al meglio la nostra attività e i nostri prodotti; strumenti di memorizzazione e lettura veloce.

Se quello che stai leggendo è lontano dal tuo sistema di credenze e vuoi rimanere sulla tua posizione e modello continua pure a credere in ciò che vuoi e avrai comunque sempre ragione. La scelta è tua.

Se abiti e lavori a Tenerife, abbiamo organizzato un seminario dal titolo "Principi e strumenti per crescere come individuo, attraverso il tuo essere genitore, in famiglia e nel lavoro". Il corso si terrà l'11 febbraio 2017 presso l' Herbolario Enebro a San Isidro. Dopo il corso avrai gli strumenti sufficienti per disegnare ed andare nella direzione che hai sempre voluto per te e per la tua famiglia. Perchè è più facile se sai come farlo. Trovi maggiori informazioni a questo link https://1.shortstack.com/9jfczk

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I bambini ci insegnano l’empatia

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Ieri i nostri bimbi Giorgia, Gabriele e Gaia (rispettivamente di 7, 5 e mezzo e quasi 3 anni) hanno partecipato a una festa di Halloween organizzata in un parco divertimenti per bambini nella zona dove abitiamo.

Tra le varie attività organizzate era prevista una merenda all’interno di un castello rosa, un sogno per le mie principesse, non fosse che per l’occasione era addobbato con allestimenti terrificanti: ragnatele, ragni, topoloni e le animatrici erano travestite da streghe brutte e spaventose. Era la prima festa per la piccola Gaia e già appena arrivati mi accorsi che era decisamente una fra le più piccole. Iniziai a chiedermi se avevo fatto bene a far partecipare anche lei, ma che potevo fare? Come ci sarebbe rimasta se avessi fatto partecipare solo i suoi fratelli più grandi?

I genitori potevano scegliere se rimanere o se andare via. Io sono rimasta, anche perché non sapevo come avrebbe potuto reagire Gaia, che non è mai stata lontana da me, se non per stare qualche ora con i nonni. Osservavo la loro merenda a distanza da una finestra del castello rosa. Giorgia da sorella maggiore responsabile, ha aiutato Gaia ad accomodarsi al suo posto e poi le si è seduta accanto. Sono stati distribuiti i piatti e i bicchieri e hanno mangiato con gusto e tranquillità. Ogni tanto vedevo Giorgia rivolgersi a Gaia dicendole in maniera dolce e gentile: “Ti piace?”. Saranno gli ormoni della gravidanza in corso, ma queste attenzioni affettuose che ho avuto l’onore di osservare, mi riempivano il cuore di orgoglio e amore e gli occhi di lacrime!

Finito di mangiare, tolto piattini e bicchieri, le animatrici hanno consegnato delle maschere da colorare e dei pastelli a cera. Giorgia si è assicurata che Gaia avesse i colori che desiderava per la sua maschera e poi hanno iniziato a colorare. Gabriele, che era seduto vicino a Giorgia, ha chiesto un paio di volte alla sua sorellina se voleva aiuto, ma Gaia non ne aveva bisogno e si stava divertendo a colorare il suo mostro di blu…il suo colore preferito!

Improvvisamente qualche bimbo più grandino e un po’ burlone, ha deciso di fare uno scherzetto e ha spento la luce facendo il verso del fantasma. Saranno stati solo 3 secondi di buio, ma avevo paura che Gaia si fosse spaventata. Appena riaccese le luci ho visto Giorgia che avvolgeva Gaia in un abbraccio rassicurante, poi hanno allentato l’abbraccio e guardandosi in viso si sono messe a ridere.

Dopo qualche minuto stessa scena: luce che si spegne e Giorgia con la mano sulla schiena di Gaia, come a dirle “sono qui, non aver paura, è solo uno scherzo!”.

Finita la festa, tornando in auto verso casa, i bambini ci raccontavano quanto si erano divertiti tra baby dance con Minnie e Topolino, giostrine e gonfiabili. Gaia mi raccontava a parole sue cosa aveva mangiato e che aveva colorato la maschera di blu. Parlando della festa chiesi se si erano spaventati quando sono state spente le luci, e Gaia mi ha risposto che aveva avuto un po’ di paura ma c’era Giorgia che la aveva abbracciata e la paura era passata subito.

Erano naturalmente esausti quando siamo tornati a casa, era abbastanza tardi, e c’era la cena ancora da preparare. Io e Fede ci siamo messi subito all’opera per tirare su una cena veloce. Avevamo avanzato della pizza la sera prima. Il tempo di scaldarla in forno e Gaia iniziava a piagnucolare che non la voleva. A quel punto abbiamo tirato fuori l’asso nella manica: le mozzarelline che Gaia adora! Ma niente, neppure quelle le andavano bene. Continuava a dire che aveva fame, ma non mangiava. Certamente era per la troppa stanchezza che si comportava così…e sicuramente per un scarso comportamento di ascolto e assenza totale di empatia sia da parte mia che da mio marito, entrambi stanchi per la giornata impegnativa. Ma attenzione perché qui viene il bello, già sapevo di essere fortunata, ma non pensavo così…si avvicina Giorgia alla piccola Gaia. Le dice di contare i pezzi di pizza. Sono 4. Allora le dice: “Facciamo un gioco, io faccio la conta e il pezzo di pizza che viene fuori, tu gli dai un morso”.

Gaia dice di sì e le si illumina il viso. Iniziano a fare la conta: “Ambaraba ciccì coccò, tre civette sul comò…”

Anche a Gabri interessa il gioco e inizia a fare la stessa cosa con le mozzarelline.

Il gioco è continuato fino a che davvero la pancia di Gaia non è stata piena…la cena era salva! Non avrei saputo fare di meglio neppure nel pieno delle mie facoltà fisiche e mentali!

Giorgia ha trovato un diversivo per cambiare lo stato mentale della sorella e portarla in uno stato d’animo allegro e collaborativo. E non è la prima volta che il suo metodo funziona! Spesso Gaia si calma e torna in integrazione emisferica grazie alle azioni rivolte verso di lei da Giorgia. E quando ancora Gaia era troppo piccola per esprimersi a parole, o utilizzava parole poco comprensibili, Giorgia era la mia interprete, con la sua enorme capacità di provare empatia, sapeva esattamente quali erano i bisogni e le richieste della sorellina e me li comunicava, quando io non li comprendevo appieno.

Se fossimo costantemente più empatici la relazione con i nostri figli sarebbe sicuramente diversa, ma presi tra mille impegni quotidiani, responsabilità e perché no, anche da stanchezza fisica e mentale, spesso ci allontaniamo dall’ascoltare con il cuore, ci chiudiamo in noi stessi e andiamo in modalità “risparmio energetico”, senza renderci conto che è in realtà è molto più faticoso gestire situazioni sfuggite di mano, come capricci per cose apparentemente molto banali, che gestire il più costantemente possibile la nostra giornata a “cuore aperto”, lasciando fluire le informazioni che ci giungono da chi abbiamo di fronte e che passano prima dall’analisi del nostro cuore, e poi dalla alleata mente, che ci consente di razionalizzare e agire coscientemente con azioni appropriate e perfette per chi è venuto in contatto con noi. Le parole giuste fanno la differenza, l’accogliere le emozioni, le necessità e i bisogni con apertura mentale e ascolto, l’accompagnare con dolcezza verso una nuova forma mentis, non sono poi così difficili da mettere in atto se siamo connessi con il nostro cuore e quello dell’altra persona.

Poche azioni ben fatte cambiano il susseguirsi degli eventi.

Stamattina Gabriele non voleva alzarsi dal letto per andare a scuola. Conosco la sua pigrizia e so che superata questa poi non lo ferma più nessuno e va più che volentieri a scuola. Come potevo agire di fronte al suo rifiuto ad alzarsi? In maniera brusca potevo alzare la voce, dicendo di non fare storie e prenderlo in braccio portandolo in bagno. Cosa avrei ottenuto? Probabilmente che alla mia prima distrazione sarebbe ritornato sotto le coperte, generando una escalation di situazioni che avrebbero portato solo nervosismo in me e sentirsi obbligato in lui. Cosa ho fatto invece? Ho utilizzato la stessa strategia del “ti distraggo dal tuo blocco” che aveva usato Giorgia con Gaia. Ho preso i suoi vestiti dall’armadio, glieli ho appoggiati sul letto e gli ho proposto un gioco: “Io conto fino a 150, vediamo se in questo lasso di tempo riesci a cambiati stando sotto le coperte. Ora esco dalla stanza, quando arrivo a 150 torno e vediamo se sei vestito.” Sono  uscita e tra le risatine delle sorelline che assistevano alla “gara” di Gabri, velocemente si vestiva! Arrivata a 150 sono tornata dicendo “Vediamo se Gabri ce l’ha fatta”, e lui è sbucato da sotto le lenzuola perfettamente vestito, con un sorriso a mille denti e esclamando “Tatan!”. Gli ho fatto i complimenti, ci siamo abbracciati e l’ho accompagnato in bagno per la pipì e tutto il resto. E’ andato a scuola felice e con il sorriso.

Le nostre azioni determinano la nostra realtà. Possiamo decidere di vivere le situazioni quotidiane con estrema fatica, oppure possiamo decidere di giocare con la nostra vita.

Ma che cos’è l’empatia?

L’empatia è la capacità di “mettersi nei panni” dell’altro, vale a dire di percepire le emozioni e i sentimenti delle persone con cui entriamo in contatto e in relazione.

Empatia significa "sentire dentro". Ad alcune persone viene istintivo e naturale essere empatiche, altre fanno più fatica, e sono soprattutto quelle che non sono state abituate ad ascoltare le proprie e le altrui emozioni.

Fin da piccolina Giorgia ha mostrato di avere molto accentuata questa attitudine a offrire la propria attenzione per un'altra persona, naturalmente verso i bambini e i suoi fratelli in particolare, tanto da anticipare spesso quelli che possono essere i sentimenti e le emozioni degli altri in base ad una determinata situazione.

M. L. Hoffman parla di empatia come qualcosa che compare nella consapevolezza del bambino fin dai primi anni di vita e sostiene che madre e padre dovrebbero imparare anch'essi ad essere soggetti empatici, incrementando la sensibilità e non la punizione. Per raggiungere ciò devono educare ai valori dell'altruismo, dell'apertura verso il prossimo, in modo tale che il figlio impari a capire e condividere il punto di vista altrui.

Sono certa che l’empatia con una adeguata educazione di pensiero e affettività da parte di genitori in primo luogo e scuola, in secondo luogo, può certamente essere coltivata e nutrita laddove non già presente spontaneamente. Probabilmente scongiurerebbe molti episodi di bullismo. Sicuramente a monte è necessario fare un buon lavoro sul riconoscimento e accettazione delle proprie emozioni. Se ti interessa questo argomento puoi leggere il nostro articolo "Il gioco delle emozioni per bambini" letto da più di 10000 genitori.

A proposito di scuola, vi riporto un estratto tratto da Wikipedia, riguardo il lavoro di determinazione dei criteri per stabilire quanto un insegnante sia più empatico di un altro di Fortuna e Tiberio (1999). [Nel caso sia più empatico, il docente è contraddistinto da una maggiore propensione a elogiare e premiare gli studenti che se lo meritano, più che a denigrare o svalutare coloro che non riescono a portare a termine un risultato. Inoltre sanno accogliere e guidare gli studenti che esprimono liberamente i propri sentimenti, incentivando le discussioni condivise in aula. Tali maestri non ricorrono all'atteggiamento autoritario, ma sono capaci di valorizzare i propri alunni, facendo emergere la loro creatività. Molto importante è il fatto che gli alunni che collaborano con insegnanti empatici abbiano un livello di autostima più alto e un concetto di sé sociale più positivo, senza contare che anche a livello sociale gli alunni si prestano molto più ad essere collaborativi, perché capiscono qual è il comportamento più rispettoso da tenere all'interno di un gruppo. L'empatia non è presente però in tutti gli insegnanti, essi stessi infatti ritengono che essa sia una sorta di caratteristica individuale più o meno esercitata nel tempo. Essa emerge soprattutto all'interno delle classi poco numerose. Condizione necessaria è che si instauri tra insegnante e alunni un rapporto di fiducia, positivo, cooperativo e volto all'ascolto reciproco.

Come sarebbe diversa la nostra realtà se chi ci circonda e noi per primi, riuscissimo a tenere alto il nostro livello di empatia? Riuscite ad immaginare la serenità sul volto dei nostri bambini se noi genitori, se la maestra, se l’allenatore, se la cassiera del supermercato, costantemente fossero empatici perché a loro volta il loro partner, i loro genitori, il loro capo, i loro colleghi lo sono con loro?

Come cambierebbe la qualità della vita? Un mondo gentile e accogliente è quello che sogno per i miei figli. Spero non perdano mai questa tendenza all’empatia, ma che diventi sempre più parte di loro e possano essere ricambiati affinché un fiume di amore invada questo pianeta.

 

Fortuna F., Tiberio A., Il mondo dell'empatia. Campi di applicazione, Franco Angeli 1999

Hoffman M., Empatia e sviluppo morale, Il Mulino

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Ogni cosa a suo tempo

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Da mamma alle volte stanca e spesso pigra (ahimè!) cercavo di contenere la continua voglia di movimento di mio figlio Gabriele mettendolo davanti ad un foglio e attrezzando di matite, pennarelli, pastelli, acquerelli e qualsiasi cosa lo potesse interessare. Tempo di permanenza nella creazione della sua opera d'arte, seppur supportato e incoraggiato : 5 minuti.
Poi normalmente: richiesta di andare in cortile in bicicletta, giocare a pallone, gara di corsa con la sorella maggiore, andare alla ricerca di insetti, lumache, esplorare il fossato, sperimentare qualsiasi cosa gli venisse in mente, fare capriole e acrobazie sul lettone e volere a tutti i costi il nonno per andare nel loro boschetto "dei dinosauri" dove inventavano storie avventurose con fughe mozzafiato per evitare di essere mangiati dai dinosauri e quando tornava il papà da lavoro lotta greco-romana sul lettone come ring. Insomma non stava mai fermo!
Poi ci siamo trasferiti a Tenerife e ha passato per 3 mesi, almeno 2 ore al giorno in piscina. Ha imparato a nuotare, a tuffarsi senza paura, a trattenere il fiato e restare a galla. Si addormentava la sera esausto ma soddisfatto .

E adesso?
Mai e poi mai avrei immaginato che Gabriele, a poco più di cinque anni e mezzo, avesse estremo interesse a trascorrere il suo tempo disegnando, e facendo prove di grafia con estrema curiosità e voglia di imparare. Ieri ad esempio stava sperimentando una strategia da lui messa a punto su come disegnare i pesci nel migliore dei modi. "Vedi faccio una X, poi questa diventa la pinna dietro e questo il corpo…"
Entra in casa dopo essere stato a danza e la prima cosa che fa è prendere carta e pastelli a cera.  E così tutte le volte che rientra a casa. Come se avesse precedentemente soddisfatto il suo bisogno di muoversi, di conoscere il mondo e di conoscere se stesso attraverso il movimento e il suo corpo. Come se avesse acquisito una sicurezza in sé che lo rende più tranquillo e pronto a passare a attività più mentali e ragionate. Ora sente il bisogno di tradurre in immagini le sue emozioni, i suoi vissuti, le sue scoperte e le sue esperienze.
Gabriele attraverso questi anni di continua attività motoria e ludica ha scoperto le sue potenzialità, i suoi limiti, si è allenato a controllare il proprio corpo e le sue espressioni, ha lasciato fluire la sua energia interiore dirigendosi ora verso attività più mentali e riflessive, non abbandonando comunque le sue precedenti attività ludico-motorie. 
Ora vado…Gabriele mi vuole far vedere il disegno che ha appena fatto!

 

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E’ ora di cambiare prospettiva

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Forse stai leggendo questo articolo perché hai conosciuto me e Daniela grazie al libro “Genitori al contrario”, attraverso altri articoli che scriviamo periodicamente sul nostro blog, o magari perché semplicemente sei stato attirato da questo curioso soprannome che ci siamo dati: Genitori al Contrario.

Cosa suscita in te questa definizione? Cosa ti risuona? Prima di continuare a leggere prenditi 30 secondi per pensare cosa vuol dire per te essere “Genitore” e come si trasforma pensandolo “al Contrario”. C’è qualcosa nella tua vita per cui ti senti “al Contrario” nel tuo essere genitore? Credo che questo possa essere capitato almeno una volta nella tua esperienza. Quali emozioni ti ha suscitato?

Può darsi che la prima associazione che ti è arrivata alla mente sia stata “andare contro” oppure “fare le cose diversamente dagli altri” e questo può averti portato a confrontarti con preconcetti appresi nella tua famiglia o nella società in cui vivi. Questo può averti fatto soffrire, e può darsi che la tentazione sia stata quella di tornare sui tuoi passi anche se sentivi che fosse il giusto modo di fare le cose.

Hai mai sentito la necessità di cambiare posizione dalla quale vedere il mondo che ti circonda?

E’ ora di cambiare prospettiva.

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Cosa cambierebbe nella tua vita se invece che “andare contro” iniziassi ad “andare verso” qualcosa di nuovo, qualcosa in cui credi veramente? Come potrebbe essere meglio di così?

Queste sono le domande che ci siamo posti Daniela ed io circa sei anni fa, poco dopo la nascita di Giorgia. L’essere diventati genitori ci ha permesso di tornare bambini ed abbiamo iniziato a chiederci il “perché” di tanti aspetti della nostra vita.

Avevamo un lavoro che non ci soddisfava. Perché non poteva essere diverso da così? Chi l’aveva stabilito?

Avevamo idee e preconcetti ben radicati e in cui ci sentivamo al sicuro. E se tutto quello in cui avevamo creduto fino ad allora fosse solo uno dei tanti modi di vedere la vita? Cosa volevamo veramente per noi e per i nostri figli?

Si stava costruendo in noi un’idea di genitorialità che andava verso principi alternativi rispetto a quanto appreso fino a quel momento, una genitorialità in cui:

♥ attraverso l’ascolto dei nostri figli impariamo ad ascoltare noi stessi. ASCOLTALI ED ASCOLTATI

♥ grazie all’osservazione delle nostre emozioni e dei nostri pensieri suscitate dalla relazione con i nostri figli scopriamo parti di noi che non abbiamo mai conosciuto. OSSERVATI E METTITI IN DISCUSSIONE

♥ attraverso la conoscenza dei nostri limiti impariamo a non proiettarli sui nostri figli e a migliorare noi stessi. In questo modo possono esprimere se stessi e non ciò che imparano ad essere, attraverso ciò che noi pensiamo di loro. CONOSCI TE STESSO E LASCIALI LIBERI DI CRESCERE

♥ grazie alla fiducia nell’altro creiamo basi per relazioni stabili. FIDATI DI LORO FINO IN FONDO

♥ grazie al potere delle domande, creiamo dei vuoti che ci risucchiano verso nuove prospettive e nuovi modi di vedere il mondo che ci circonda. REALIZZA I TUOI SOGNI

Se già ti riconosci in quello che scrivo, senti il richiamo verso la nuova direzione che vuoi imprimere al tuo essere genitore, oppure sei incuriosito da questi temi, allora non puoi mancare alla serata che abbiamo voluto creare insieme al nostro editore UnoEditori, tutta dedicata al tema genitorialità secondo questa prospettiva.

Entrerai in contatto con la parte più profonda di te attraverso le tue emozioni e da quel momento in poi vedrai il rapporto con i tuoi figli con occhi diversi.

Per fare in modo che questi concetti vengano integrati facilmente e impressi a livello emozionale arrivando “Dritto al cuore del Genitore” abbiamo pensato di farci aiutare dalla musica e dal teatro. Per fare questo abbiamo invitato Emiliano Toso, biologo e compositore della Translational Music, che attraverso gli strumenti accordati a 432hz comunica direttamente alle nostre cellule attraverso le emozioni. Emiliano suonerà tra le performance di improvvisazione teatrale del gruppo torinese Live! Playback Theatre, che metteranno in scena le emozioni dell’essere genitore. Una serata unica e assolutamente da non perdere per genitori e figli di ogni età.

Ti aspettiamo sabato 30 gennaio alle 21 presso il Centro La Sorgente in via Montemagno 71 a Torino.

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19Dic/15
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Chi si nasconde dietro la figura di Babbo Natale?

Abbi il coraggio di desiderare!

Domenica scorsa sono stata al seminario di Igor Sibaldi, “Le vie dell’Immaginazione” e sono tornata arricchita di nuove conoscenze.

Sono rimasta molto colpita dalla spiegazione dell’evoluzione del CHIEDERE da quando si è bimbi a quando si diventa adulti e vorrei condividerla con voi.

Se siamo a contatto con i bambini, ci rendiamo conto che per loro chiedere è qualcosa di naturale e spontaneo. Ci chiedono “Perché” quando hanno sete di conoscenza, ci chiedono “Prendimi in braccio!” quando hanno bisogno di contatto fisico e di dolcezza, ci chiedono “Ancora!” quando non sono soddisfatti di quanto hanno ricevuto.

Ti ricordi quando eri bambino? Ti ricordi quando facevi delle richieste ai tuoi genitori? Ti ricordi quante volte hai chiesto e ti sei sentito rispondere: “E basta chiedere! Basta coi perché!”

Ti ricordi quando volevi delle coccole e ti sei sentito rispondere; “Non adesso!”. Hai chiesto e non ti è arrivato quello di cui avevi bisogno in quel momento.

Chiedevi, chiedevi e chiedevi.

Chiedevi attenzione e questa non sempre arrivava.

E questo ti faceva stare male. Lo percepivi quasi come un dolore, un colpo al cuore.

Hai collegato il “chiedere” con questo dolore, con questo senso di frustrazione. E mano a mano che crescevi hai dedotto che piuttosto che sentire dolore era meglio chiedere il meno possibile.

E ora da adulto che fai? Non sai più chiedere! E non pensi di meritare.

La felicità assoluta e pulita di quando eri bambino ha lasciato il posto al senso di colpa.

A questo riguardo ti vorrei parlare della figura di Babbo Natale.

Ma chi è Babbo Natale?

Su Wikipedia troviamo la seguente descrizione: “Tutte le versioni del Babbo Natale moderno, chiamato Santa Claus nei paesi anglofoni, derivano principalmente dallo stesso personaggio storico: san Nicola, vescovo di Myra di cui per esempio si racconta che ritrovò e riportò in vita cinque fanciulli, rapiti ed uccisi da un oste, e che per questo era considerato il Protettore dei bimbi. L’appellativo Santa Claus deriva da Sinterklaas, nome olandese di san Nicola.”

Sappiamo anche che il vestito rosso è da attribuire alla Coca-Cola: “Secondo alcuni il vestito rosso di Babbo Natale sarebbe opera della Coca-Cola: originariamente infatti, tale vestito era verde, sarebbe divenuto rosso solo dopo che, negli anni ’30, l’azienda utilizzò Babbo Natale per la sua pubblicità natalizia, e lo vestì in bianco e rosso, come la scritta della sua famosa bibita.”

Ma CHI c’è dietro Babbo Natale?

Babbo Natale è un’ immagine mitologica. Non esiste eppure tutti sanno chi è.

Secondo Igor Sibaldi, dietro Babbo Natale si nasconde un diavolo buoSantaandgoatno. È un diavolo camuffato. Barba, cappellone e stivaloni nascondono le fattezze di un diavoletto con pizzetto, corna e zoccoli. Le corna e gli zoccoli sono però visibili nelle compagne fedeli di Babbo Natale: le renne.

Ma perché è un diavolo camuffato?

Perché va contro i dettami della nostra cultura, diventati poi i dettami della nostra coscienza.

Grazie a Babbo Natale i bambini si devono impegnare a desiderare, ad esprimere (magari scrivendole sulla letterina) le loro tentazioni. Lui è capace di materializzare i desideri.

E come se dicesse: “Abbi il coraggio di desiderare! Mi raccomando, desidera!”

Per noi adulti Babbo Natale è una frottola, proprio per quello che dicevamo poco fa: abbiamo smesso da un bel pezzo di chiedere!

Per i bambini è un insegnante in quando insegna loro a desiderare e in più li induce alla libertà.

Nel nostro strato profondo troviamo ciò che ci è stato inculcato dall’esterno e per cui abbiamo paura di chiedere e di ottenere ciò che desideriamo: possiamo solo meritarci quel tanto che basta, non siamo meritevoli, non va bene chiedere per sé, se otteniamo qualcosa di importante potrebbe capitare qualcosa di brutto a qualcuno che amiamo, come se fortuna e denaro fossero distribuite in quantità limitate tra l’umanità. In sostanza sono paure che ci bloccano.

Se a queste aggiungiamo che ci mettiamo in secondo piano rispetto agli altri, che non vogliamo disturbare e non vogliamo occupare troppo spazio, eliminiamo del tutto la tentazione di Babbo Natale!

Perdendo però la capacità di chiedere, perdiamo la possibilità di ottenere e di essere felici.

Naturalmente non mi riferisco solo a beni di tipo materiale, ma soprattutto all’amore, alla famiglia, all’amicizia, al lavoro della nostra vita, e a tutto ciò che se ottenuto rispettando i nostri desideri ci fa sentire soddisfatti e felici.

Vale la pena superare le nostre resistenze per riappropriarci di quel fuoco che piano piano si è spento, e come per tante altre cose, lo possiamo ritrovare, cercando di riconnetterci con il nostro autentico bambino interiore.

Se hai bisogno di un abbraccio, non aver paura, chiedi.

Se hai bisogno di una carezza, non aver paura, chiedi.

Se hai bisogno di un sostegno, non aver paura, chiedi.

Se hai bisogno di un aiuto, non aver paura, chiedi.

Se hai bisogno di un chiarimento, non aver paura, chiedi.

Se hai bisogno di riposo, non aver paura, chiedi.

Mi raccomando, chiedi, te lo meriti!

“Ebbene io vi dico: Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chi chiede ottiene, chi cerca trova, e a chi bussa sarà aperto.”

Luca 11, 9-10

08Dic/15
cosichetiamo

È COSÌ CHE TI AMO!

Come dimostriamo ai figli il nostro amore?

 

Nel libro e in un articolo che ho scritto qualche mese fa (e che puoi leggere qui: http://www.genitorialcontrario.it/ecco-come-ho-scoperto-perche-listinto-di-mamma-e-cosi-fondamentale-per-la-salute-dei-nostri-figli/), ho parlato di quanto sia importante per i bambini sentirsi amati e quanto incida sul loro benessere anche in età adulta.

Ma come dimostriamo ai nostri bambini il nostro amore?

Proviamo a metterci nei loro panni, di cosa hanno bisogno?

Penso che queste possano essere le loro richieste:

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Cosa si aspettano da noi?

Amore e affetto.

Sembra una cosa ovvia, ma non sempre ne doniamo abbastanza presi dagli impegni della vita quotidiana.

Un abbraccio in più, una stretta forte forte, un bacione sulla fronte possono fare la differenza e farlo sentire amato e a sua volta sarà in grado di fornire affetto a chi gli sta intorno, fratellini compresi!

Le coccole non devono mai mancare, parole dolci sussurrate o un “ti amo” urlato al vento!

Ogni giorno dobbiamo dirgli che lo amiamo.

Ieri mattina appena sveglia sono rimasta con i miei tre cuccioli nel lettone a farci le coccole. Ho chiesto loro se sanno quanto li amo. Mi hanno risposto i più grandicelli: “Si, ce lo dici tutti i giorni, ci ami all’infinito!” A quel punto ho pensato, sì belle parole, ma loro hanno il concetto di infinito? Allora sono andata sul pratico e ho così proseguito:

“Avete presente quanto è grande una macchina? Di più!”

“Avete presente quanto è grande una camion? Di più!”

“Avete presente quanto è grande una camion con rimorchio? Di più!”

“Avete presente quanto è grande una casa? Di più!”

“Avete presente quanto è grande un palazzo? Di più!”

“Avete presente quanto è grande il mare? Di più!”

“Avete presente quanto è grande l’oceano? Di più!”

“Avete presente quanto è grande la Terra? Di più!”

“Avete presente quanto è grande l’Universo? Di più!”

“Ecco l’infinito è ancora milioni di volte più grande…eppure non basta…io vi amo ancora di più!”

Che bel sorriso avevano sul volto!

 

Essere ascoltati.

I nostri figli, come noi d’altronde, hanno un estremo bisogno di essere ascoltati.

Il tipo di ascolto che dobbiamo utilizzare è l’ascolto ATTIVO. Se impariamo e ci sforziamo di utilizzare questo sistema comunicativo e diventiamo dei bravi ascoltatori, nostro figlio capirà che stiamo realmente prestando attenzione a lui e a quello che sta dicendo e di conseguenza si sentirà capito, rispettato, considerato, degno di essere ascoltato e AMATO.

Che qualità essenziali dobbiamo allenare per diventare dei bravi ascoltatori con i nostri figli?

  • Essere presente con il cuore e con la mente
  • Non giudicare e non criticare
  • Essere empatici e dare dei feedback emotivi (“capisco come ti stai sentendo”, ecc)
  • Non interrompere e non imporre le soluzioni

 

Proviamo a pensare come ci comportiamo quando i nostri figli ci parlano.

Li ascoltiamo attentamente, oppure li “sentiamo” (con il classico metodo “entra da un orecchio e esce dall’altro”) continuando a fare quello che stavamo facendo?

 

Trascorrere del tempo esclusivo e di qualità con noi.

Inutile dire che i nostri bimbi vorrebbero stare sempre con noi, persino a lavoro se potessero.

Quando siamo con loro quindi facciamo in modo che la nostra presenza sia attiva, vera, partecipe.

L’esserci fisicamente è molto diverso dall’essere presenti.

Condividi con loro i tuoi progetti, i tuoi sogni, rendili partecipi della tua vita. Chiedi la loro opinione. Coinvolgili nelle attività quotidiane.

Trascorri del tempo con ciascun figlio individualmente, facendo scegliere loro l’attività da fare, e fai domande sui loro interessi.

 

Giocare con loro

Per i bambini il gioco è davvero tutto. Lo fanno con impegno e con totale partecipazione emotiva e cognitiva. Adorano condividere con la mamma e il papà questi momenti, sentirsi seguiti e vederci interessati alle loro passioni.

Giocare con loro in maniera libera e partecipata è uno dei più preziosi regali che possiamo fare loro.

 

Essere presenti ai loro eventi importanti.

Partecipa ai momenti importanti della vita dei tuoi bambini.

La prima recita alla scuola materna avviene una volta sola. Perderla è un peccato per te, ma ancor di più per tuo figlio, che in quel giorno non aveva tra il pubblico la persona per lui più importante.

Ricordi ancora l’emozione di quando eri bimbo prima di iniziare la recita e pensare che tra poco la tua mamma e il tuo papà ti avrebbero visto? L’orgoglio ti riempiva il cuore. Recitavi esclusivamente per loro.

I bambini crescono velocemente e saranno grandi prima che tu te ne accorga. Dai il giusto peso a questi eventi.

Ci sono altri modi per dimostrare il nostro amore? Sicuramente! Lasciamo spazio alla fantasia e lasciamo fluire il cuore…ci verranno delle idee per esprimere al meglio tutto l’amore per nostro figlio! Non dimentichiamoci di sorprenderli…anche solo un bigliettino lasciato nel suo diario che vedrà solo quando lo aprirà a scuola…lo lascerà piacevolmente colpito!

Piccoli gesti possono fare una grande differenza!