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HO IL DIRITTO DI ESPRIMERE LA MIA GIOIA

4° CREDENZA LIMITANTE: SE ESPRIMO LA MIA GIOIA PRIMA O POI SOFFRIRO’

Ogni bambino ha bisogno e diritto di provare GIOIA, affinchè possa avere un atteggiamento positivo verso la vita, verso nuove esperienze, per imparare con sana curiosità, insomma…per crescere in maniera equilibrata.

Ogni tanto mi capita di guardarmi intorno e ahimè, di scorgere tra i bambini dei visi spenti, che riflettono apatia, (assenza di gioia), probabilmente forzati a comportarsi da piccoli adulti. Cresciuti nel senso del dovere probabilmente da genitori seri, che a loro volta da piccini non hanno potuto sperimentare l’essere spensierato tipico dell’infanzia.

L’infanzia è libertà, libertà di esprimere la felicità che proviene dal cuore. Spesso vedo bimbi che mentre giocano viene bloccata l’espressione del proprio essere con frasi tipo: “Non gridare!”, “Non correre!”, “Non fare rumore!”.

Tutti i bambini devono avere libertà di ridere, in tutte le sue sfaccettature, dal sorridere al ridere a crepapelle!

La risata esprime felicità, e a livello ormonale vengono rilasciate sostanze chimiche che ci fanno stare bene non solo mentalmente, ma anche anche fisicamente!

Se osserviamo un bambino “pulito” da condizionamenti possiamo notare che tutto quello che fa, lo fa con gioia. Dal manipolare oggetti nuovi, all’interagire in un gioco dinamico, all’esplorare ambienti nuovi.

Guardateli mentre giocano, mentre ad esempio giocano con l’acqua, o esplorano con le loro manine della terra, sabbia o pietroline. Sono completamente immersi in quello che stanno facendo, sono curiosi, e orientati a acquisire nuove capacità o nuovi concetti, siano essi bambini di 1 anno come di 10! E quando si accorgono di aver fatto una nuovo scoperta, di aver imparato una nuova abilità sono al colmo dello stupore e cercano di coinvolgere anche noi nel loro sentimento. Noi dobbiamo farci trascinare da queste loro espressioni , congratularci. In questo modo rafforziamo la loro autostima, oltre naturalmente a fargli sentire amati e capaci.

Abbiamo molto da imparare dai bambini. Il loro vivere nel presente li porta a questa gioia autentica. Non è certamente facile per un adulto, ma vale la pena di sforzarci per il bene dei nostri figli, ma anche per il nostro!

Negli incontri individuali mi sono trovata spesso di fronte a mamme e papà con blocchi emotivi tali per cui non riuscivano a giocare serenamente e a vivere gioiosamente con i propri figli. Riaffiorava il passato. Da piccoli in momenti di libera espressione venivano umiliati, sbeffeggiati, derisi. Fino a poi aver perso la capacità di esternare la propria emozione positiva.

Mi raccontava una ragazza che fino ai 6 anni di età, non ricordava che la madre avesse particolari problemi ad accettare la gioia che lei esprimeva. Quando la mamma ha iniziato a vederla un po’ più grande, ha iniziato a contenere le sue manifestazioni, incutendole addirittura la paura che se si divertiva ora, dopo probabilmente non c’era più niente da ridere perché poteva succedere qualcosa di brutto con frasi come: “Cosa ridi? Non essere troppo felice che poi magari dopo succede qualcosa per cui dobbiamo piangere”. La piccola non solo non poteva godersi pienamente i momenti di felicità, ma veniva anche terrorizzata dal fatto che un evento positivo, per compensazione, avrebbe portato ad un evento negativo. E cosa fa più paura ai bambini? La separazione dai genitori. Il suo incubo era che un incidente avrebbe portato via la vita dei suoi genitori. E come poteva fare per evitare che accadesse? Reprimendo la gioia, perché tanto la tragedia sarebbe arrivata da un momento all’altro. Fortunatamente le risorse di questa bimba ora donna l’hanno portata con l’adolescenza a non avere disturbi come attacchi d’ansia o di panico, ma nella sua mente subconscia (per saperne di più leggi qui) c’è ancora quella vocina che le dice di non lasciarsi sopraffare dalle emozioni positive. Una sorta di tendenza al pessimismo tramandato dalla madre. Lavorando su di sé si è riuscita a liberarsi da questo fardello. Questo è accaduto solo dal momento in cui è diventata mamma e ha deciso di prendere in mano la propria vita facendo vivere ai figli tutte le gioie che da piccola le erano state negate. Si è resa conto che fino alla nascita del suo primo bimbo non aveva mai battuto le mani ad un artista durante la sua esibizione, come se inconsciamente si negasse di dimostrare all’esterno che l’esibizione era stata di suo gradimento e che provava ammirazione. Tantomeno aveva cantato a squarciagola ad un concerto del suo cantante preferito, rimanendo composta e quasi apatica. Provava gioia, ma la teneva tutta dentro.

Strani questi condizionamenti, vero?

Per fortuna ora questa ragazza ha deciso di concedersi la libertà di esprimere la sua felicità, per intero e senza paura. Trasmette ai suoi figli la voglia di vivere, li incentiva ad essere sé stessi e di vivere appieno la propria vita. Si diverte con loro e gioca. Finalmente sta aiutando la bambina che è in lei a godersi tutta la spensieratezza che si era negata.

Guarda il tramonto e ne ammira appieno tutte le sfumature

Osserva le onde del mare, chiude gli occhi e si lascia coccolare dal rumore delle onde che si infrangono sugli scogli

Ascolta le risate dei suoi bambini che giocano in cortile, e sorride fiera alla vita che deve ancora venire!

 

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ECCO COME I NOSTRI FIGLI RISVEGLIANO I NOSTRI SOGNI

Sarà capitato anche a te di tornare a casa alla sera, sentirti stanco e magari frustrato dalla tua giornata lavorativa e sapere di non riuscire a dare il meglio di te con i tuoi figli, che ti aspettano trepidanti fuori dalla porta. Ti ricordi cosa succedeva prima che nascessero? Arrivavi a casa dall’ufficio, dal negozio, o dal giro dei tuoi clienti, e se eri stanco ti buttavi a letto, sul divano a leggere un libro o davanti alla televisione…e tutto passava. Altre sere potevi decidere di uscire con gli amici per parlare del più e del meno e spesso potevi ritrovarti a lamentarti del tuo capo, dei tuoi colleghi e delle tasse. Con l’arrivo dei bambini non è più così. Arrivi a casa e non c’è tempo di “sbollire” dalla giornata, loro hanno bisogno di tutta la tua attenzione, e la tua pentola continua a bollire sotto il coperchio.

Quanto dobbiamo essere grati ai nostri figli per questo!!! Senza la loro presenza le nostre giornate potevano passare dalla frustrazione e stanchezza allo sbollimento, senza che ce ne potessimo accorgere…eravamo addormentati nelle nostre giornate senza poterci ascoltare veramente. Appena la pentola iniziava a bollire, spegnevamo il fuoco senza pensare al motivo per cui si fosse acceso.

E adesso cosa succede invece? Grazie ai nostri figli il fuoco continua a rimanere acceso perchè non c’è il tempo di spegnerlo, e questo ci permette, se ci impegniamo a diventarne consapevoli, di capire la vera causa della fiamma.

Il fuoco che fa bollire la pentola sono i nostri sogni, che continuano a rimanere accessi grazie ai nostri figli. I sogni che richiamano la nostra attenzione e che noi di continuo spegnevamo trovando un qualsiasi diversivo.

Hai capito bene!!! La causa delle tue frustrazioni non sono i colleghi, il capo o i clienti, ma il fatto che non stai ascoltando i tuoi sogni. L’arrivo dei figli ti permette di sentire questo fuoco bruciante, e quello che ti stanno chiedendo a gran voce è di seguirli. Grazie ai nostri figli abbiamo la possibilità di capire l’origine del fuoco ed assecondarlo utilizzandolo a nostro favore. Grazie ai nostri figli possiamo giorno per giorno ritrovare noi stessi e percorrere insieme la strada per la nostra realizzazione. Hai mai pensato che la realizzazione dei tuoi progetti di vita, potessero essere accelerati, elevati ed ampliati dalla nascita dei tuoi figli?

Se sei pienamente soddisfatto della vita che stai vivendo smetti pure di leggere, perché questo articolo non ti interessa.

Se invece pensi che non ci sia limite al meglio allora forse ti starai chiedendo da che punto ripartire per creare la vita che desideri.

Due giorni fa stavo tenendo un mini corso di formazione sulla gestione dello stress in azienda e, parlando di progetti ed obiettivi di vita, ho chiesto ai partecipanti cosa ne pensassero. La prima delle risposte che ho ricevuto è stata: “Certo, ognuno di noi ha degli obiettivi che vuole raggiungere, è una cosa naturale”. A quel punto ho pensato “Sì, questo è vero, ognuno di noi si prefigge degli obiettivi…ma allora perché la maggior parte delle persone continuano a fare sempre le stesse cose continuando a lamentarsi? Perché si continua a fare sempre lo stesso lavoro per anni arrivando a casa frustrati e portando il nostro malcontento in famiglia? Cosa ci impedisce di puntare in alto?”

Queste sono le risposte che mi sono dato:

1) Abbiamo paura di uscire fuori dagli schemi imposti dalla società e dalla nostra famiglia di origine. I contratti che abbiamo stipulato per essere accettati, continuano ad essere validi tutta la vita. Sono contratti a rinnovo tacito. Abbiamo mai controllato le cluasole del contratto? Siamo sicuri che ci vadano ancora bene così come sono state scritte?

2) Limitiamo i nostri progetti a quello che riusciamo a pensare possibile in quel momento, perché nessuno ci ha mai insegnato a guardare oltre i nostri condizionamenti. Siamo stati educati a credere che non sia possibile

Dobbiamo puntare l’attenzione sulla qualità e la bellezza dei nostri progetti. Non sarebbe straordinario riuscire a vedere oltre tutto quello che pensiamo possibile? Il nostro cervello trova ciò che noi gli diamo da cercare, funziona come un radar. Sfruttando questa caratteristica della nostra mente possiamo indirizzare l’attenzione su ciò che vogliamo.

Fatichiamo a trovare la soluzione ad un nostro problema? Come possiamo pensare che il nostro cervello la possa trovare se non gli diciamo esattamente qual è la migliore soluzione per noi? Ti sei mai soffermato a creare la tua scena ideale?

Ti sei mai seduto di fronte ad un foglio bianco per scrivere cosa vuoi raggiungere nella tua vita come genitore, sul lavoro o nei confronti delle tue passioni? Se non l’hai fatto…fallo adesso.

Prendi carta e penna ed inizia a scrivere di cosa ti lamenti in questo periodo della tua vita. Quando la tua lista sarà piena, fai un elenco di ciò che vuoi invece. In questa lista troverai ciò che pensi possibile in questo momento. Questo è già un buon punto di partenza, ma sei vuoi di più compila una terza lista in cui vai oltre ciò che pensi sia possibile ottenere, e creati la tua scena ideale. Quello che senti ti permetterebbe di essere felice.

Questo è il primo passo. Nei prossimi articoli approfondirò i metodi che possono portarti a raggiungere ciò che hai scritto nella lista.

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SONO IL MIGLIOR ALLENATORE EMOTIVO PER MIO FIGLIO

3° CREDENZA LIMITANTE: NON SONO IN GRADO DI GESTIRE LE EMOZIONI DI MIO FIGLIO

Ieri mattina ero intenta a guardare sul cellulare uno spezzone di video dell’esibizione del saggio della sera prima di mia figlia Giorgia. Gabriele era accanto a me, si era da poco svegliato e aveva fretta di riempire il pancino con la colazione e mi richiedeva attenzione. Gli chiedo di aspettare un minuto, tempo di finire di vedere la fine del balletto. A quel punto, rigiro gli occhi verso il cellulare e sbam! Gabriele con una manata lo fa volare in aria per poi cadere per terra! La mia reazione è stata tutt’altro che zen…e non ho pensato minimamente che il suo comportamento potesse avere una spiegazione logica.

Nei minuti successivi ho pensato che poteva trattarsi di gelosia nei confronti della sorella. In effetti il giorno prima, quello del saggio, ero stata con lei tutto il giorno a teatro per le prove, e poi tutti i complimenti che ha ricevuto da mamma, papà e nonni potrebbero aver dato fastidio al fratellino.

Ma COSA POTEVO FARE CHE NON HO FATTO?

Invece di reagire, cosa avrei potuto fare? Certamente cercare di capire le motivazioni del gesto. Perché si è comportato così? Qual era la reale motivazione nascosta dietro il comportamento così strano e improvviso di Gabriele?

Avrei dovuto essere più ricettiva del suo stato emotivo, captare i suoi segnali.

La sera del saggio, verso la fine dello spettacolo Gabri ad un certo punto era scoppiato a piangere, perché voleva Giorgia che in quel momento era dietro le quinte in attesa degli inchini finali. Non si è dato pace fino a che non l’ho accompagnato a vedere sua sorella. Avrei dovuto ricordarmi di questo episodio prima di sgridarlo. In pratica rivedere il video e risentire le musiche , lo riportavano alla sofferenza del giorno prima, quando ha sentito Giorgia lontana da lui che Impegnata con le sue compagne di danza, non aveva tempo di stare con lui.

A quel punto il danno era fatto, non mi restava che fare un passo indietro i tirare fuori il migliore allenatore emotivo che c’è in me e portare Gabri a capire e sciogliere l’emozione.

Nel libro di John Gottman “Intelligenza emotiva per un figlio”, viene sottolineata proprio l’importanza del ruolo del genitore come “allenatore emotivo”, che empaticamente riconosce le emozioni del bambino, lo guida verso il riconoscimento, e coglie l’opportunità da ogni episodio approfittando dell’occasione per “crescere insieme”.

Tranquillamente ho preso da parte Gabriele e gli ho chiesto come mai non voleva che mamma guardasse il video. Mi ha risposto dicendo: “Giorgia è mia sorella, se la vedo ancora con M., io le divido!”

Ecco…ora era chiaro: si trattava di gelosia, era turbato dal fatto di vedere Giorgia così complice con una bimba. Ha avuto paura di perdere l’affetto di Giorgia, di essere sostituito.

Una volta quindi scoperto il problema, cosa avrei dovuto fare:

  • Accogliere e riconoscere le sue emozioni invece di sminuirle;
  • Facilitarlo a trovare da sé le soluzioni, prendendosi tutto il tempo e la calma necessari, dimostrando di aver capito le sue paure e sensazioni, invece di essere frettolosa e sbrigativa
  • Farlo sentire compreso e non giudicato

 

Quest’ultimo punto è davvero vitale, per aiutare i nostri figli a sciogliere le emozioni e non restarci intrappolati troppo a lungo.

Come possiamo fare per portarli a SENSIBILIZZARE E INCANALARE le loro emozioni?

Innanzitutto aiutandoli a trovare le parole giuste per definirle.

Se possibile (a seconda dell’età di nostro figlio) possiamo andare più in profondità chiedendo in che parte del corpo sentono l’emozione (cuore, stomaco, ecc). Possiamo anche portarli a visualizzarla, chiedendo loro di chiudere gli occhi e immaginando il suo colore, la forma e se la toccasse che consistenza avrebbe.

Tutto questo li aiuta a razionalizzare, a sciogliere la tensione, uscendo più in fretta e senza strascichi dallo stato d’animo negativo.

Li rassicura anche molto sentirsi raccontare episodi della nostra infanzia nei quali abbiamo dovuto affrontare la stessa situazione e il modo in cui ne siamo venuti fuori.

TROVO IL MODO MIGLIORE DI COMUNICARE CON MIO FIGLIO

2° CREDENZA LIMITANTE: MIO FIGLIO NON MI CAPISCE!

La scuola di danza di Giorgia è in fibrillazione perché mancano pochissimi giorni all’attesissimo saggio di fine anno. Il gruppo di Giorgia è composto da bambine dai 4 ai 7 anni che in allegria si preparano allo spettacolo con una serie di prove prima del debutto sul palcoscenico.

A metà di una sessione di prove, una bambina tra le più piccole torna nello spogliatoio dalla mamma, chiedendole un laccio per i capelli, che iniziavano a infastidirla. La mamma risponde in maniera secca “non ho nessun laccio e non posso inventarmelo in questo momento…torna con le altre bambine a provare”. La bambina cerca il contatto fisico e la mamma la allontana indirizzandola verso la porta, ma senza mai alzarsi dalla panca sulla quale è seduta.

Immaginate il seguito della vicenda?

La bambina si impunta volendo legarsi i capelli, e piangendo inizia ad urlare “non torno più a fare le prove, voglio andare a casa”.

Un classico. Ma la mamma poteva agire diversamente? Sicuramente sì, se fosse stata a conoscenza di come funziona il cervello e di quali parti sono particolarmente attive nei bambini.

Come funziona il cervello dei bambini?

Come già sapete il cervello è suddiviso in emisfero destro ed emisfero sinistro che funzionano in modo molto diverso l’uno dall’altro. Ecco le principali caratteristiche dei 2 emisferi:

Emisfero sinistro (logico-razionale)

  • Logico
  • Letterale
  • Linguistico
  • Lineare
  • Attento ai dettagli

Emisfero destro (intuitivo-emozionale)

  • Olistico
  • Comunicazione non verbale
  • Immagini
  • Emozioni
  • Ricordi

 

Per vivere al meglio la nostra vita, gli emisferi devono essere in comunicazione tra di loro. Pensate a una dominanza dell’emisfero sinistro. Che vita sarebbe se ogni situazione fosse solo vissuta con raziocinio e senza emozione? Un esempio banale, ma chiaro: il compleanno di nostro figlio, in cui viene posta l’attenzione all’organizzazione della festa, ma si tralascia l’emotività del vedere nostro figlio con un anno in più. O all’opposto se predominasse l’emisfero destro staremmo con fazzolettino in mano pronte ad asciugare le nostre lacrimucce, mentre nostro figlio spegne le candeline, sommerse e sopraffatte dalle emozioni…si ma poi chi ci pensa ai piattini per la torta e al resto?

La vita per essere vissuta al meglio ha bisogno di entrambe le cose, emotività che non sfoci in una super-emotività ma neppure nell’essere asettici e anestetizzati di fronte agli eventi, e razionalità al punto giusto.

Nei bambini è dominante l’emisfero destro, soprattutto nei primi 3 anni di vita. Vivono nel presente e qualsiasi cosa suscita in loro emozioni. Inoltre non hanno ancora completamente acquisito la capacità di esprimere a parole le loro emozioni, di razionalizzarle.

Sapete quando ci accorgiamo che inizia a fare la sua parte l’emisfero sinistro? Nella fase dei “Perché?”. Ci porgono domane in continuazione sul perché delle cose per decifrarne i rapporti di causa-effetto, e per capirne la logica.

Il nostro compito di genitori, è innanzitutto quello di metterci in contatto con il nostro emisfero con cui andiamo meno d’accordo e fare in modo che lavori in maniera integrata con l’altro. Solo così non saremo in balia di “reazioni”, ma di azioni fatte consapevolmente, e saremo genitori più sereni e più integrati con i nostri figli.

Ho notato che connettersi all’emisfero destro dei propri figli è la cosa più difficile per molte mamme e per molti papà, proprio perché l’adulto è decisamente più orientato verso la parte più razionale. E tende a comportarsi con i bimbi, anche piuttosto piccoli, come se fossero dei loro pari a livello di maturazione celebrale. Ma se prendiamo consapevolezza che l’emisfero sinistro è quasi del tutto inattivo nei primi anni, viene molto più scontato comunicare con i nostri figli emisfero destro con emisfero destro, quindi a livello di emozioni, utilizzando una comunicazione più profonda, completamente irrazionale, ma viscerale, che potremmo definire una comunicazione “cuore a cuore”.

Come io e Federico diciamo sempre, i nostri figli ci aiutano a crescere e a diventare delle persone migliori e questa fase di accompagnamento verso la maturazione completa del cervello dei nostri bimbi (che avviene verso i 25 anni…!!!), ci permettono di fare un lavoro su di noi riscoprendo i nostri emisferi, capendo quale dei 2 è predominante, sforzandoci di osservarci nelle nostre reazioni, e di equilibrarci il più possibile, per vivere al meglio una vita equilibrata, ricca di significato e di relazioni.

 

Tornando a noi, cosa poteva fare la mamma con la bimba che voleva legarsi i capelli?

Il laccio per i capelli davvero non lo aveva e non poteva legare i capelli di sua figlia, ma innanzitutto avrebbe potuto stabilire una connessione di tipo empatico, attivando il suo stesso emisfero destro emotivo e sensibile, entrando in sintonia con la bimba. In che modo? Accogliendo l’emozione della figlia in modo da farla sentire compresa, ad esempio dicendole: “Tesoro, certo che con questo caldo servirebbe proprio legarsi i capelli, ti capisco, ma come possiamo fare che non lo abbiamo ora?”

Dobbiamo renderci conto che una volta accolti con amore, i nostri figli sono in grado di capire le nostre argomentazioni fin da piccolini. Diverso è invece, se reagiamo e innalziamo un muro nella comunicazione. In questo caso il loro lato emotivo prende il sopravvento, in un certo verso deludiamo le loro aspettative, per cui la loro è una reazione di sconforto ma comprendono benissimo ciò che vogliamo dire loro.

La conversazione può proseguire proponendo un’alternativa o facendo ragionare la piccola sulla situazione, incanalando le sue emozioni e fornendole una possibile soluzione: “Sai cosa potremmo fare? Quando siamo a casa prendiamo tutti gli elastici per i capelli che abbiamo a casa, li mettiamo già nello zainetto di danza così la prossima volta li abbiamo. Allora, ci ricordiamo di farlo quando siamo a casa? Senti, ora che ne pensi di ritornare con le tue amiche a ballare? Guarda, anche Luisa non ha legato i capelli, chissà che caldo avrà anche lei! Però sembra si stia divertendo un mondo a provare il balletto! Torni dentro?”

Non sono importanti solo le parole. Le parole amorevoli della mamma dovevano essere accompagnate dal contatto fisico e dal contatto visivo. Un bell’abbraccio, una stretta amorevole ad altezza bimba per poi guardarla negli occhi con un’espressione mimica serena.

Vi posso assicurare che al 99% la mamma avrebbe ottenuto il risultato sperato.

Vi racconto cosa mi è successo ieri sera. Questo episodio mi ha fatto comprendere quanto i bambini, se ben guidati, comprendono le motivazioni dei genitori.

Ci troviamo ad una festa di paese, con i castelli gonfiabili ad uso gratuito. Vi lascio immaginare la moltitudine di bambini che si riversano sui giochi. Giorgia e Gabri, a gran velocità si tolgono le scarpe e salgono sul gonfiabile più grande lanciandosi giù dallo scivolo. Come tutte le mamme osservo la situazione affinché i bimbi siano in sicurezza e in questa occasione proprio non lo sono. Nessun addetto a vigilare, troppi bambini, alcuni anche troppo grandicelli, e castelli gonfiabili sgonfi non ancorati al terreno. Appena Giorgia e Gabri finiscono la discesa, li chiamo e li faccio scendere dal gonfiabile. Li prendo da parte e dico loro che la situazione mi appare pericolosa. Inizialmente piagnucolano dicendo: “Voglio tornare a giocare!!!”, ma continuo a spiegare e mostrare loro tutte le cose che ho notato essere pericolose. Sottolineo di comprendere la loro voglia di giocare, e il loro divertimento, e propongo di cercare un altro gioco più sicuro per continuare a divertirci. Con dolcezza mostro loro la situazione. Smettono di lamentarsi, e con mio stupore Giorgia mi dice: “E perché ci hai fatto salire prima, mamma?”.

I bambini ci ascoltano e capiscono molto di più di quello che potremmo pensare. Semplicemente dobbiamo fare in modo che i 2 emisferi del loro cervello in evoluzione siano “connessi” tra di loro, che ci sia integrazione emisferica. L’emotività non deve prendere il sopravvento sulla logica. Giorgia e Gabri desideravano tantissimo giocare sui gonfiabili, il loro desiderio, e il non capire inizialmente perché gli stavo portando via dai gonfiabili stava per prendere il sopravvento, ma poi li ho guidati verso la razionalizzazione della situazione. Non mi stancherò mai di dirlo, in questi casi dobbiamo sempre piegarci alla loro altezza e guardarli negli occhi. È fondamentale. Non ci poniamo come autorità, ma come persona al loro fianco che li accoglie, li comprende e agisce nel migliore dei modi per il loro meglio.

Come avrebbero reagito se avessi tirato corto e avessi detto: “Giù dai gonfiabili, basta giocare!” e al loro perché avessi riposto (come spesso sento dire): “Perché sono vostra madre e decido io!”? Apriti cielo! Avremmo rovinato una serata iniziata con le migliori intenzioni! Musi lunghi nella migliore delle ipotesi, ma molto più probabile urla, lacrime e capricci!

Per concludere, come possiamo trasformare la credenza limitante scritta come titolo di questo articolo? Abbiamo visto che non è vero che i bambini non ci ascoltano e non ci capiscono, siamo noi che sbagliamo nel modo di comunicare con loro, per cui l’obiettivo verso cui ognuno di noi deve tendere è:

TROVO IL MODO MIGLIORE DI COMUNICARE CON MIO FIGLIO

17Giu/15

MI GODO LA VITA CON I MIEI FIGLI E MI REALIZZO COME PERSONA

1° CREDENZA LIMITANTE:  I FIGLI SONO UN PESO E NON POSSO REALIZZARMI COMPLETAMENTE COME PERSONA
Questa credenza, seppur a volte celata, è insita in molte menti di mamme e papà.
Ieri sera ero in un ristorante per famiglie della mia zona, ed ero al tavolo con Federico e i miei 3 bimbi. Un signore sulla sessantina che cenava da solo al tavolo accanto al nostro dopo 5 minuti dal nostro arrivo mi dice: “Signora, sono tutti e 3 suoi? Complimenti! Le darei una medaglia per il suo coraggio!”
Poche ore prima un’altra signora, una perfetta sconosciuta, per strada mi si avvicina e mi dice: “Complimenti per i suoi bambini sono bellissimi, e a vederli sembrano anche bravi, e complimenti a lei che ne ha fatti 3!”
I complimenti naturalmente mi piacciono e mi fanno piacere…soprattutto se riguardano i miei bimbi. Ma devo ammettere che quanto detto da queste due persone incontrate per caso in un sabato qualunque mi hanno fatto un po’ pensare. Soprattutto perché sottolineavano il fatto che per essere una mamma di 3 figli è necessario secondo loro essere dotati di grande coraggio! Questa è una credenza collettiva fortemente diffusa.
Ricordo quando lavoravo in Erboristeria ed ero in attesa di Gaia, la mia terza bimba, la frase che più frequentemente le clienti mi dicevano quando vedevano il pancione era “Auguri per la bimba”, e poi aggiungevano 9 persone su 10: “Che coraggio a fare il terzo!”  Sembra che nel pensiero comune:
1 figlio = è la normalità
2 figli = va ancora bene
Da 3 figli in su = mamma mia ci vuole coraggio!
Conversando con parenti, clienti e persone che passeggiando mi vedono con 3 bambini, denoto la loro preoccupazione nei miei confronti. Mi chiedono:
“Ma hai qualcuno che ti aiuta, vero?”, “Ma hai tempo per te?”, “Ma con il lavoro come fai?”
E si stupiscono nel vedermi tranquilla e col mio solito comportamento zen (può testimoniare Federico che non sono sempre sempre zen!!)
Domande legittime, per carità! Ma io sto bene e non sono mai stata meglio! Non posso immaginare la mia vita se non così! Mi sento finalmente realizzata ora che sono mamma. Non dico che non ci si possa realizzare se non si diventa genitori, per carità, conosco donne e uomini senza figli che sono delle super persone.
Parlo per me, per quello che sento nel profondo, sento di aver iniziato a vivere una seconda vita da quando 6 anni fa è nata Giorgia, la vecchia Daniela è cambiata, si è trasformata, e lavora giorno per giorno per migliorarsi e crescere. Sto riscoprendo la Daniela più profonda: il contenitore si sgretola, rimane il nucleo, la mia anima, il mio sentire più profondo. E il mio cambiamento sta avvenendo in maniera veloce, proprio grazie ai miei figli. Attraverso  loro mi misuro come persona e come mamma. Loro sono il mio specchio e attraverso loro vedo parti di me.
Per questo non posso pensare che i bimbi possano essere considerati un peso, un impedimento per la realizzazione personale. Io trovo che i figli siano delle RISORSE.
Ci permettono di CRESCERE ed evolvere.
Una mattina di qualche mese fa , il giorno dopo essere diventata facilitatrice Brain Gym, ero al parco con Giorgia, Gabri e Gaia, i bimbi mi hanno chiesto di fare una gara di corsa con loro e ho accettato. Dopo la corsa avevo il sorriso stampato in faccia, avevo un atteggiamento diverso, mi sentivo gioiosa e spensierata. Ero come d’un tratto ritornata bambina. Con questa consapevolezza nel cuore, fresca fresca di quanto appreso dai principi del Brain Gym per cui l’apprendimento passa attraverso il movimento e il divertimento, mi sono girata verso Federico e gli ho detto: “Sai che ti dico? Io da oggi mi voglio divertire e giocare con loro come una bambina. Mi voglio godere questi momenti e i sorrisi dei miei figli a cuore aperto!” Avete mai provato a giocare con i vostri figli proprio come fanno loro, immersi corpo e anima in quello che stanno facendo? Avete visto come vi guardano con occhi diversi? Sono felici di vedervi in quello stato di apertura di cuore!
Giocare è importante ed essenziale nella relazione con i nostri figli, ma anche per ritrovare noi stessi (sul libro “Genitori al Contrario in uscita a settembre e che puoi prenotare sul sito di Macrolibrarsi a questo link: clicca qui per prenotare la tua copia. Hai il 15% di sconto e ricevi il libro in meno di 48 ore).

Qualche mese dopo siamo andati a Mirabilandia, e ho provato a godermi le attrazioni del parco divertimenti come fossi una bimba. Affascinata, sorpresa, divertita. E’ stato bello tornare bambina, ridere e passare una giornata indimenticabile in famiglia. Vi posso assicurare che non ci sono stati capricci da parte dei bambini, gli imprevisti sono stati gestiti in maniera serena e il ricordo che abbiamo è assolutamente positivo. Questo grazie allo stato d’animo sereno, tranquillo e sicuro che abbiamo mantenuto Federico ed io. Vi posso assicurare che in altre occasioni passate in cui non eravamo così “centrati” per colpa nostra giornate di divertimento si sono trasformate in momenti di estrema fatica nel gestire i bambini, capricci a più non posso e imprevisti vissuti con nervosismo e rabbia.
Non vediamo il mondo così come è, ma lo vediamo come siamo noi! In base alle nostre credenze subconsce e allo stato d’animo del momento. La realtà la costruiamo noi momento dopo momento. Sta a noi decidere come vogliamo vivere.
A questo punto, come possiamo trasformare la credenza limitante scritta come titolo di questo articolo?
MI GODO LA VITA CON I MIEI FIGLI E MI REALIZZO COME PERSONA.

Buona vita.

Daniela

17Giu/15

Hai già sentito parlare delle credenze limitanti?

La nostra intenzione nello scrivere i prossimi articoli è di guidarvi tenendovi per mano alla scoperta delle credenze subconsce che abbiamo imparato a vedere e riconoscere da 6 anni a questa parte, e di mostrarvi quanto la nostra realtà di genitori e il nostro modo di vivere sia condizionato da queste credenze.

Ma cosa sono le credenze subconscie?

Per descriverti cosa sono le credenze eccoti un estratto dal sito della nostra amica Irene Menis, istruttrice Psych-K, che ne da una definizione molto chiara, e che puoi trovare interamente al link http://www.irenemenis.it/page/psych-k

Hai mai notato che non vediamo il mondo come è, ma lo vediamo come siamo noi!?
La nostra personale realtà è unicamente nostra; è determinata dal nostro sistema di credenze subconscie, che agiscono come un filtro e determinano la nostra percezione dell’ambiente intorno a noi.
La “realtà” di ciascuno di noi è definita dalle sue percezioni.
Le percezioni sono determinate dalle nostre credenze subconscie, che aggiungono significato e senso alle nostre esperienze.
Cambiare le nostre credenze subconscie, cambia la nostra realtà: la nostra consapevolezza di noi stessi e del mondo intorno a noi. Questo porta ad un entusiasmante miglioramento emozionale, fisico e spirituale.
Le neuroscienze oggi dimostrano che il 95% della nostra consapevolezza è determinata dal nostro subconscio, ovvero da quei comportamenti che mettiamo in atto in modo automatico.

In ogni nostro comportamento, nel nostro essere madri o padri agiamo spinti da queste credenze subconsce, che rappresentano ben il 95% della nostra consapevolezza e sono quei comportamenti che mettiamo in atto in modo automatico, senza rendercene conto. Per fare un esempio possiamo pensare al guidare. Una volta appreso come fare, non stiamo più a pensare a livello conscio che pedale devo schiacciare per frenare, cosa devo fare per cambiare marcia, ecc. Diventano dei comportamenti automatici.

Dobbiamo tendere verso l’essere genitori migliori allontanandoci da questi comportamenti automatici. Dobbiamo fare in modo che gli automatismi si blocchino, o almeno all’inizio del percorso, dobbiamo saperli riconoscere e osservarli. Ogni azione rivolta alla cura e all’educazione dei nostri figli deve essere fatta in maniera CONSAPEVOLE.

Nel nostro libro “Genitori al contrario” spiegheremo in modo approfondito questo argomento fornendo diverse strategie per poter raggiungere questo obiettivo.

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Nel frattempo con i prossimi articoli staneremo insieme le credenze limitanti integrate nel nostro subconscio, e le trasformeremo in credenze potenzianti.

Seguici in questo percorso che a tratti potrà sembrare arduo e difficile, ma dopo un po’ di pratica vedrai tutto ciò che è intorno a te con occhi nuovi!

Prenota la tua copia di “Genitori al contrario”

Ciao a tutti!!

Questo è il numero 0 degli articoli che scriveremo a partire da questa settimana. Oggi vogliamo presentarvi il nostro primo libro Genitori al contrario, che potete prenotare sul sito di Macrolibrarsi:

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Perché dovresti  leggere “Genitori al Contrario”?
Leggendo Genitori al contrario potrai riflettere sull’importanza di portare l’attenzione sui tuoi comportamenti quotidiani verso i tuoi figli. Potrai comprendere quanto sia necessario per te tornare a guardare verso il futuro che hai sempre desiderato, e che magari hai dovuto mettere da parte per affrontare la vita di tutti i giorni.
Potrà esserti capitato di non essere attento nell’educazione e nel rapporto quotidiano con i tuoi figli, ed una parte di te può averti portato a fare cose che non avresti voluto. La bella notizia è che puoi evolvere sempre di più grazie all’esercizio quotidiano, ed esprimere il meglio di te come genitore in ogni momento. E’ un percorso che richiede tempo ed impegno ma al tempo stesso fattibile, e lo potrai verificare grazie ai tanti esempi pratici di vita quotidiana che troverai nelle pagine del libro.
Leggendo scoprirai come sia possibile evadere dalla visione del mondo dettata dalla società in cui vivi e dall’educazione che ti è stata impartita e liberarti dalle credenze limitanti. Crediamo fermamente che se potessi tornare indietro nel tempo, sarebbe un libro che suggeriresti di leggere ai tuoi stessi genitori e avrebbe migliorato la tua vita come figlio.

Ma chi sono i “Genitori al Contrario”?
I Genitori al contrario sono persone amorevoli e curiose, sempre alla ricerca del perché delle cose, che si impegnano a vedere la vita nel suo insieme e da diversi punti di vista. Persone che vogliono vedere OLTRE il comune modo di pensare della società in cui vivono. Grazie  all’osservazione dei tuoi figli, che ti fanno da specchio e che riflettono parti di te che non conosci, potrai esprimerti al meglio come genitore

Cosa puoi imparare da questo libro?
Grazie a questo libro puoi imparare come fare a mettere in contatto la tua mente con il tuo cuore, e saper affrontare quelle resistenze che una  volta superate potranno permetterti di vivere sempre di più un rapporto amorevole con i tuoi figli e con le persone che ti circondano.  Potrai inoltre imparare a conoscere te stesso sempre più profondamente utilizzando i semplici strumenti che ti verranno forniti.

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11Apr/15

5 chicche da non perdere per superare il comune senso di inadeguatezza nell’educazione dei bambini

Immagina di essere seduta al tavolo con la tua famiglia, tuo figlio sul seggiolone di fianco a te che a piene mani porta la sua pappa alla bocca, e lo lasci fare perché sai che i bambini devono giocare con il cibo per averne un buon rapporto.

I tuoi genitori sono in piedi intorno al tavolo, che già discutono con te sul modo migliore per imboccare il tuo bambino, perché così non si fa, perché non è educazione lasciar fare al bambino tutto ciò che vuole. Quando poi è grande cosa fai? Ti mette i piedi in testa. Sono tutti capricci.

Tuo marito con gli occhi fissi e increduli verso di loro e che ogni tanto si rivolge a te supplicando col suo sguardo “Perché non gli dici cosa pensi? Eri così decisa quando ieri mi spiegavi il tuo punto di vista”.

Hai in mente questa scena o una scena simile? Una scena in cui tu sai che stai facendo la cosa giusta per tuo figlio, ma una parte di te vuole proprio dar ragione a papà e mamma, alla società, alla televisione?

Hai mai la sensazione che una parte di te voglia andare verso una direzione, ma un’altra più forte, più profonda tiri dalla parte opposta?

Cosa provi? Senso di colpa, inadeguatezza, rabbia…

Succede a tutti perché la nostra mente funziona in questo modo. La mente che decide, che sa cosa è meglio per noi è la mente conscia, e spesso viene sovrastata da quella parte della mente che esegue programmi automatici, e che abbiamo imparato ad utilizzare per abitudine. Quest’altra parte della nostra mente si chiama subconscio.

Il subconscio è per noi un alleato; si occupa di regolare le funzioni organiche del nostro corpo: respirazione, battito cardiaco, attività degli organi e del sistema immunitario, etc.. D’altra parte è anche la sede delle nostre abitudini e reazioni che si sono programmate nell’arco della nostra vita, a partire dal momento in cui siamo stati concepiti e maggiormente fino ai 7 anni di vita. Fino a quest’età i bambini sono delle spugne e apprendono la vita principalmente dai nostri comportamenti.

Quando il subconscio tira da una parte e la nostra mente conscia, la mente attraverso la quale ci poniamo degli obiettivi, tira dall’altra senza risultati, ci sentiamo frustrati.

Stai vivendo anche tu una situazione del genere?

Quanto è importante per te, essere consapevole di ciò che trasferisci a tuo figlio?

Ecco cinque preziosi suggerimenti per smettere da subito di sentirti inadeguata e decidere in piena coscienza la migliore educazione per tuo figlio.

1° chiccaInformati, ascolta più campane, rimani aggiornata e fatti un’opinione tutta tua sulla migliore educazione per tuo figlio. Confrontati con le tue amiche, il tuo compagno, i tuoi genitori, e rimani curiosa rispetto alle loro opinioni, in modo da crearti una tua verità. Sfrutta il tuo intuito di mamma.

2° chiccaOsserva durante il giorno i tuoi pensieri, le tue emozioni, le tue reazioni agli eventi della vita sia in famiglia che nella società. Senti rabbia per non essere stata compresa? Senso di colpa per non aver seguito il suggerimento di tua mamma? Paura di sbagliare seguendo la tua strada? E’ tutto normale, succede a tutti, ma tu sforzati di osservare. Questo non è da tutti, te lo assicuro…ma fa la differenza nella tua crescita come genitore, e sul futuro dei tuoi figli.

3° chicca – Domandati se è tutto vero, appropriato e adeguato ai tempi di oggi quello che hai imparato, appreso per necessità e in maniera automatica quando eri bambina.

4° chicca – Scrivi su un diario le tue reazioni, i tuoi pensieri e le tue emozioni; annotati quali comportamenti mantieni in vita nonostante tu sappia e senta che è il momento di superarli

5° chicca – Sforzati alla prima occasione, di seguire quello che sai essere giusto per te e per tuo figlio, e spiega con calma e tutta serenità alle persone che non la pensano come te, quale direzione vuoi prendere per la crescita di tuo figlio. Se proprio non riesci, sarà per la prossima volta, accetta quella parte di te che agisce per abitudine e festeggia per averla individuata.

L’educazione di tuo figlio inizia da te. Sei la migliore educatrice che tuo figlio possa avere.

Troverai questi ed altri argomenti approfonditi leggendo il nostro libro “Genitori al contrario” in uscita ad ottobre 2015 edito da UnoEditori. Visita il sito www.genitorialcontrario.it

Federico e Daniela

12Mar/15

[Esperienza] Un Metodo Intuitivo In 4 Passi Per Gestire La Gelosia Tra Fratelli

Ieri sera in un momento di relax dopo la cena,  avevo in braccio la mia bimba più piccola, Gaia, di un anno. Gabriele il mio secondogenito di 4 anni si è avvicinato a me e mi ha detto “Mamma, sai che vorrei tornare nella tua pancia per essere tutto avvolto da te?”.

Potete immaginare il mio stupore riguardo alla sua capacità di comunicare le sue emozioni. Quello che mi ha detto mi ha lasciato basita e mi ha fatto riflettere tutta la serata.

Ho aperto l’Erboristeria nel periodo in cui Gabri compiva 8 mesi, e questo mi assorbiva parecchie ore della giornata. La gestione del negozio mi assorbiva molte energie e nonostante cercassi di dare a Gabriele più attenzione possibile, non era mai a sufficienza per un bambino nato da pochi mesi. Con la nascita di Gaia, seppur con le dovute precauzioni, l’attenzione è stata più orientata verso la piccola.

Gabri ha sempre dimostrato di aver bisogno di continuo coinvolgimento, di continue dimostrazioni di affetto e soprattutto di contatto fisico. Gli piacciono i massaggini e i grattini sulla schiena, ma ancor di più i caldi abbracci di mamma papà e dei nonni.

Ecco cosa sarebbe successo se non avessi accolto la sua richiesta?

  • Avrebbe cercato di attirare l’attenzione, magari pretendendo di essere preso in braccio,
  • avrebbe iniziato a fare i capricci (per quanto io ritenga che i capricci non esistano, e siano solo una manifestazione del disagio del bambino, il quale non riesce ad esprimere a parole le sue emozioni e non si sente ascoltato)

Immagino quanti di voi si siano trovati in una situazione simile.

Ora vi presento il metodo intuitivo che ho utilizzato per evitare che nascesse una situazione altamente stressante e difficile da gestire.

Passo 1: Ho preparato un giochino che potesse intrattenere Gaia per qualche minuto (naturalmente sempre sotto il mio sguardo)

Passo 2: Ho indossato una maglia abbastanza larga e Gabri vi si è infilato dentro, con la sua testa appoggiata sul mio petto, pancia contro pancia.

Passo 3: Siamo rimasti così per qualche minuto, sentendo il nostro calore.

Passo 4: Ho sussurrato parole dolci mentre sentivo la sua muscolatura rilassarsi completamente.

Risultato…

Gabriele è uscito dal suo “rifugio”, mi ha dato 2 bacini ed è andato a giocare tranquillamente in camera sua.

Aveva bisogno di una “ricarica d’amore”, di capire quanto anche lui è importante per la sua mamma.
Quello che ti posso suggerire è di ascoltare i bisogni del tuo bambino,  percepire le sue emozioni. E agire in tempi brevi: i bimbi hanno bisogno subito di essere rassicurati, l’attesa genera ansia.