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22Ott/18

Intervista a Tata Simona – Routine, fiducia e responsabilità

Hai difficoltà ad inserire tuo figlio all'asilo nido perchè ti senti in colpa e non sicura della scelta che stai facendo?
Cosa ne pensi delle routine quotidiane? Sono necessarie o sono un limite per tuo figlio? 
Che differenza c'è tra sicurezza nelle proprie convinzioni e fiducia in ciò che si sente la strada migliore?

Oggi per la rubrica "Genitori verso una nuova direzione" abbiamo intervistato Simona Capria, meglio conosciuta in televisione come Tata Simona, consulente pedagogica, applica il metodo Feuerstein nel suo asilo nido "Il sogno". Diventare mamma di Gaia e Mattia ha profondamente cambiato il suo approccio alla propria professione di educatrice.

In particolare con l'intervista di oggi approfondirai che:

– i bambini hanno bisogno di routine ma non di limiti espressivi
– spesso le convinzioni che ci danno sicurezza ci limitano nel nostro mestiere di genitore e dobbiamo trasmutare la sicurezza in fiducia
– il genitore deve prendersi la responsabilità del modello educativo dei propri figli e non limitarsi a parcheggiarli all'asilo o alla scuola materna
– per fare un cambiamento in famiglia è necessario fermarsi, ascoltarsi e confrontarsi

E’ ora di cambiare prospettiva

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Forse stai leggendo questo articolo perché hai conosciuto me e Daniela grazie al libro “Genitori al contrario”, attraverso altri articoli che scriviamo periodicamente sul nostro blog, o magari perché semplicemente sei stato attirato da questo curioso soprannome che ci siamo dati: Genitori al Contrario.

Cosa suscita in te questa definizione? Cosa ti risuona? Prima di continuare a leggere prenditi 30 secondi per pensare cosa vuol dire per te essere “Genitore” e come si trasforma pensandolo “al Contrario”. C’è qualcosa nella tua vita per cui ti senti “al Contrario” nel tuo essere genitore? Credo che questo possa essere capitato almeno una volta nella tua esperienza. Quali emozioni ti ha suscitato?

Può darsi che la prima associazione che ti è arrivata alla mente sia stata “andare contro” oppure “fare le cose diversamente dagli altri” e questo può averti portato a confrontarti con preconcetti appresi nella tua famiglia o nella società in cui vivi. Questo può averti fatto soffrire, e può darsi che la tentazione sia stata quella di tornare sui tuoi passi anche se sentivi che fosse il giusto modo di fare le cose.

Hai mai sentito la necessità di cambiare posizione dalla quale vedere il mondo che ti circonda?

E’ ora di cambiare prospettiva.

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Cosa cambierebbe nella tua vita se invece che “andare contro” iniziassi ad “andare verso” qualcosa di nuovo, qualcosa in cui credi veramente? Come potrebbe essere meglio di così?

Queste sono le domande che ci siamo posti Daniela ed io circa sei anni fa, poco dopo la nascita di Giorgia. L’essere diventati genitori ci ha permesso di tornare bambini ed abbiamo iniziato a chiederci il “perché” di tanti aspetti della nostra vita.

Avevamo un lavoro che non ci soddisfava. Perché non poteva essere diverso da così? Chi l’aveva stabilito?

Avevamo idee e preconcetti ben radicati e in cui ci sentivamo al sicuro. E se tutto quello in cui avevamo creduto fino ad allora fosse solo uno dei tanti modi di vedere la vita? Cosa volevamo veramente per noi e per i nostri figli?

Si stava costruendo in noi un’idea di genitorialità che andava verso principi alternativi rispetto a quanto appreso fino a quel momento, una genitorialità in cui:

♥ attraverso l’ascolto dei nostri figli impariamo ad ascoltare noi stessi. ASCOLTALI ED ASCOLTATI

♥ grazie all’osservazione delle nostre emozioni e dei nostri pensieri suscitate dalla relazione con i nostri figli scopriamo parti di noi che non abbiamo mai conosciuto. OSSERVATI E METTITI IN DISCUSSIONE

♥ attraverso la conoscenza dei nostri limiti impariamo a non proiettarli sui nostri figli e a migliorare noi stessi. In questo modo possono esprimere se stessi e non ciò che imparano ad essere, attraverso ciò che noi pensiamo di loro. CONOSCI TE STESSO E LASCIALI LIBERI DI CRESCERE

♥ grazie alla fiducia nell’altro creiamo basi per relazioni stabili. FIDATI DI LORO FINO IN FONDO

♥ grazie al potere delle domande, creiamo dei vuoti che ci risucchiano verso nuove prospettive e nuovi modi di vedere il mondo che ci circonda. REALIZZA I TUOI SOGNI

Se già ti riconosci in quello che scrivo, senti il richiamo verso la nuova direzione che vuoi imprimere al tuo essere genitore, oppure sei incuriosito da questi temi, allora non puoi mancare alla serata che abbiamo voluto creare insieme al nostro editore UnoEditori, tutta dedicata al tema genitorialità secondo questa prospettiva.

Entrerai in contatto con la parte più profonda di te attraverso le tue emozioni e da quel momento in poi vedrai il rapporto con i tuoi figli con occhi diversi.

Per fare in modo che questi concetti vengano integrati facilmente e impressi a livello emozionale arrivando “Dritto al cuore del Genitore” abbiamo pensato di farci aiutare dalla musica e dal teatro. Per fare questo abbiamo invitato Emiliano Toso, biologo e compositore della Translational Music, che attraverso gli strumenti accordati a 432hz comunica direttamente alle nostre cellule attraverso le emozioni. Emiliano suonerà tra le performance di improvvisazione teatrale del gruppo torinese Live! Playback Theatre, che metteranno in scena le emozioni dell’essere genitore. Una serata unica e assolutamente da non perdere per genitori e figli di ogni età.

Ti aspettiamo sabato 30 gennaio alle 21 presso il Centro La Sorgente in via Montemagno 71 a Torino.

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Permetti a tuo figlio di esprimersi al 100%

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In questo articolo scoprirai:

  • Perché abbiamo una visione miope dei nostri figli
  • Perché il nostro impegno nel modificare questa visione è così importante per loro
  • Quali opportunità perdiamo nel mantenere il nostro attuale punto di vista

Prima di diventare padre nel 2009, vivevo la mia vita facendo scorrere i giorni all’interno della routine quotidiana. Mi alzavo la mattina per andare a lavorare presso il call center in cui lavoravo dal 2005, scambiavo alcuni pensieri con Daniela prima di partire cercando di organizzare al meglio che potevo la giornata, poi

45 minuti di macchina in mezzo al traffico, ricerca del parcheggio, bollatrice, prime 4 ore di lavoro.

A quell’epoca, dopo tre anni di onorato servizio in cuffia (cioè a rispondere al telefono), ero diventato assistente di sala (ciò che allora credevo un traguardo di tutto rispetto) e svolgevo il mio lavoro aiutando i ragazzi al telefono nei casi più complicati. Pausa pranzo, altre 4 ore di lavoro, bollatrice, 45 minuti di traffico, casa, cena, tv, letto… Le mie giornate scorrevano come su una scala mobile diretta verso il basso.

Ti riporto una storiella che, un funzionario asiatico dell’ONU in visita presso l’università di Torino, raccontò ai ragazzi presenti in aula mentre ancora frequentavo le lezioni. Per qualche motivo questa storiella mi rimase impressa, ma il perché lo capii solo qualche anno dopo. La storiella che ti racconto riguarda una rana, ed è stata scritta da Noam Chomsky, filosofo contemporaneo americano. Il titolo è “La storiella della rana bollita”

Immaginate un pentolone pieno d’acqua fredda nel quale nuota tranquillamente una rana.

Il fuoco è acceso sotto la pentola, l’acqua si riscalda pian piano. Presto diventa tiepida. La rana la trova piuttosto gradevole e continua a nuotare.

La temperatura sale. Adesso l’acqua è calda. Un po’ più di quanto la rana non apprezzi. Si stanca un po’, tuttavia non si spaventa.

L’acqua adesso è davvero troppo calda. La rana la trova molto sgradevole, ma si è indebolita, non ha la forza di reagire. Allora sopporta e non fa nulla. Intanto la temperatura sale ancora, fino al momento in cui la rana finisce – semplicemente – morta bollita.

Se la stessa rana fosse stata immersa direttamente nell’acqua a 50° avrebbe dato un forte colpo di zampa, sarebbe balzata subito fuori dal pentolone.

Questa storiella ci mette in guardia rispetto al brodo in cui viviamo tutti i giorni. Potremmo non accorgerci del fuoco che sta facendo aumentare la temperatura dell’acqua fino a farci bollire.

La nascita di Giorgia ha letteralmente cambiato la mia vita. Da un profondo addormentamento chiamato normalità, è stata la prima dei miei figli ad alzare talmente alto il fuoco sotto la pentola, da farmi capire che stavo per fare la fine della rana.

Il diventare padre mi spinse a farmi delle domande sul reale scopo della vita ed iniziai a studiare alacremente, come se ancora fossi all’università e dovessi sostenere degli esami. Più studiavo e più capivo l’importanza di ciò che stavo apprendendo. Iniziai a conoscere meglio la fisiologia del mio corpo fisico ed energetico, il funzionamento del cervello e come attraverso questo creiamo la nostra realtà. Iniziai a studiare la psicologia energetica e l’alchimia trasformativa, ma soprattutto iniziai ad osservare, osservare ed ancora osservare. Osservavo me stesso, le mie emozioni, e i miei pensieri. Osservavo le mie reazioni, osservavo me stesso con me stesso e me stesso in mezzo agli altri.

Ed insieme a Daniela iniziammo ad verificare come Giorgia e Gabriele, che nel frattempo era comparso nelle nostre vite, crescessero anche in base alla nostra crescita interiore, e che i loro comportamenti facessero da specchio perfetto delle nostre abitudini, emozioni, paure, intenzioni.

All’interno del libro ”Genitori al contrario”, che puoi trovare in tutte le librerie se non l’hai ancora letto, spieghiamo nel dettaglio i principi di questa visione ribaltata della realtà, per cui guardando attraverso gli occhi di tuo figlio puoi imparare ad esprimere il meglio di te come genitore.

In questo bonus voglio utilizzare questo principio per approfondire insieme a te un’altra verità a cui ci siamo trovati di fronte: vediamo i nostri figli attraverso le nostre percezioni , ossia le nostre percezioni determinano il modo in cui vediamo i nostri figli.

Le nostre percezioni sono principalmente generate dalle nostre convinzioni, ossia idee ed opinioni che ci facciamo su come funzionano le cose, su cosa succede se capita X, sul significato di Y e sui motivi per cui si verifica Z.

Le convinzioni inoltre si differenziano dalle idee e dalle opinioni, per la loro marcata resistenza al cambiamento, e si formano perché la nostra mente ha la necessità di costruirsi delle certezze sulle quali prevedere il futuro.

Le convinzioni sono le Regole attraverso le quali interpretiamo le informazioni che ci arrivano dalla nostra realtà esterna. Di conseguenza la visione che abbiamo della realtà esterna è determinata da queste Regole. Le nostre percezioni, ossia il nostro personale modo di vedere la realtà, sono determinate dai nostri schemi mentali. Le cose possono sembrarti in un certo modo, ma questa percezione non corrisponde necessariamente a ciò che sono davvero.

La percezione che noi genitori, abbiamo dei nostri figli, è determinata dalle nostre convinzioni quindi, regole apprese durante la nostra vita.

Le Convinzioni sono il cuore del nostro sistema di pensiero, sono la base nel nostro modo di affrontare la realtà e di reagire alle cose, e possono in parte avere origine dalle esperienze che hanno plasmato i nostri modelli mentali inconsci; possono quindi esercitare i loro effetti anche al di fuori della nostra consapevolezza.

Oltre alle convinzioni, le nostre percezioni sono determinate da:

EPIGENETICA

VALORI

MEMORIE, TRAUMI E FERITE

APPRENDIMENTO VOLONTARIO

ATTENZIONE

 

Lavorando in diversi modi su ognuno di questi punti, potrai modificare la percezione che hai dei tuoi figli, renderla sempre più pulita e libera e permettere a te e a loro, di vivere la vita per le straordinarie persone che siete.

Per essere più chiaro e spiegarti come avviene il processo, userò una metafora legata alla musica

Quando un chitarrista pizzica una corda, questa vibra ad una certa frequenza e crea un’onda sonora. Questa, viaggiando attraverso l’aria, arriva all’orecchio, dove migliaia di cellule cigliate responsabili di una nuova traduzione dei suoni, da vibrazioni a impulsi elettrici, tramite delle sottili fibre nervose, arrivano all’area uditiva del cervello, dove finalmente si ha la vera percezione dei suoni.

Insomma, tutto quello che noi sentiamo lo possiamo ascoltare perché qualcosa sta vibrando e sta creando onde sonore.

Le vibrazioni sonore percepibili dall’uomo si collocano a frequenze comprese tra i 15 e i 20.000 hertz. Anche se ufficialmente l’udito dell’essere umano si estende fino a 20000 Hz, in realtà solo i bambini e i ragazzi possono realmente sentire così in alto. Fattore principale per la minore percezione delle alte frequenze è la progressiva abitudine verso queste vibrazioni che si ha con l’avanzare dell’età

Il significato del termine “suono” è però stato esteso dai fisici moderni anche a fenomeni ondulatori che si verificano in campi di frequenza situati al di fuori del campo di udibilità dell’orecchio umano ed in particolare ai suoni di frequenza superiore ai 20.000 hertz, che sono detti ultrasuoni. A caratterizzare in modo decisivo la differenza di percezione fra i vari suoni è il funzionamento del nostro sistema uditivo: il nostro udito è molto performante alle frequenze medio/alte (500 – 5000 Hz) mentre degrada sugli estremi di banda.

 

Perché ho usato questa metafora? No, non mi sono fumato il cervello. Era importante mostrarti a livello scientifico come in base alla nostra capacità sensoriale possiamo sentire solo fino ad una certa frequenza. Ripeto, in base alla NOSTRA capacità sensoriale, non in base a quello che si trova all’esterno. Nell’etere ci sono infinite frequenze, ma siamo noi a percepire solo una determinata banda in base alle nostre capacità. I delfini riescono a percepire ed emettere ultrasuoni che noi non riusciamo a sentire.

Veniamo al dunque.

La prima fondamentale conseguenza è questa:

Immagina che tuo figlio abbia un potenziale diciamo di 100 e tu riesci a percepire 50, vedrai in tuo figlio solo il 50% delle sue potenzialità, allo stesso modo in cui non riesci a sentire suoni ad una frequenza troppo alta o troppo bassa rispetto a quello che ti permettono i tuoi sensi. Funziona così per ogni situazione o relazione, ma a te interessa in relazione a tuo figlio. Il suo reale potenziale è distorto da una tua incapacità percettiva!

Tu potrai ribattere che noi non determiniamo il futuro dei nostri bambini, perché loro sono esseri a se stanti e meravigliosi. E anche questa è una sacrosanta verità.

Leggi però cosa dice Bruce Lipton, biologo americano e scrittore del best seller “La biologia delle credenze

“Devi sapere che peri primi 7 anni nella vita di un bambino il cervello non opera con la mente conscia. Le funzioni celebrali di un bambino di meno di 7 anni non operano con la mente conscia e creativa. Succede solo dopo i 7 anni. Ma per i primi 7 anni di vita il bambino è come sotto ipnosi. Osserva il padre e la madre, la sua famiglia apprendendone i comportamenti, pensate che li capisca? No, si limita a registrarli come una videocamera, osserva e scarica i comportamenti. Impara come comportarsi osservando le altre persone. I programmi che il subconscio registra nei primi 7 anni non vengono dalla mente conscia.

In quei 7 anni si apprende il concetto di identità. chi sei tu? Chi sono io?

Come faccio a sapere chi sono io o chi sei tu?

E indovinate cosa succede in quei primi 7 anni? Sono gli altri a dirci chi siamo.”

Ma non è finita qui:

Gli scienziati, per primo il fisico John Wheeler, hanno dimostrato che anche se è possibile credere di stare solo osservando il mondo circostante, in realtà è impossibile limitarsi semplicemente ad osservare. Indipendentemente dal fatto che la nostra attenzione si concentri su una particella quantistica durante un esperimento in laboratorio o su nostro figlio, nutriamo delle aspettative, convinzioni e credenze su ciò che osserviamo. Attraverso l’osservazione entriamo a far parte di ciò che stiamo osservando e lo modifichiamo.

Ecco quindi la seconda conseguenza fondamentale:

In base alle nostre percezioni educhiamo i nostri figli e ci creiamo delle aspettative nei loro confronti, e loro determinano la loro personalità in base a questo!!

I bambini per essere accettati e approvati si adattano alle nostre percezioni fino a quando queste si cristallizzano e diventano abitudini.

Hai capito bene. I bambini scendono dall’olimpo per venire sulla terra, ossia passano da una realtà in cui tutto è possibile ad una in cui si è obbligati a crescere all’interno di schemi predefiniti, solo perché noi li obblighiamo a scendere, pena non essere amati, accuditi ed ascoltati. Si adattano alla nostra visione rispetto a loro, e all’ambiente circostante. Si adattano alla nostra visione della vita. Il bambino per capire chi è e cosa può fare, deve affidarsi agli adulti che gli spiegano come vanno le cose e le “regole per stare al mondo”. Sarà proprio sulla base di questi insegnamenti che il bambino si potrà formare una idea di sé… idea comunque inevitabilmente influenzata da chi gli racconta la storia della sua vita!! In attesa di capire chi è e chi potrà diventare, nel dubbio il bambino si fa influenzare dalle profezie degli altri, che un po’ alla volta plasmano la sua identità. Tutto questo in maniera automatica.

Riepiloghiamo:

Premessa: vediamo i nostri figli attraverso le nostre percezioni, ossia le nostre percezioni determinano il modo in cui vediamo i nostri figli.

Prima conseguenza: se tuo figlio ha un potenziale di 100 e tu riesci a percepire 50, vedrai in tuo figlio solo il 50% delle sue potenzialità

Seconda conseguenza: in base alle tue percezioni educhi i tuoi figli e ti crei delle aspettative nei loro confronti, attraverso le quali loro determinano la loro personalità

Quanto è importante a questo punto lavorare sulle tue capacità percettive e permettere a tuo figlio di esprimere le sue infinite potenzialità?

Ma c’è ancora di più.

Quale enorme possibilità di salire verso l’olimpo stai perdendo? Quali tue potenzialità puoi ancora scoprire e manifestare grazie a tuo figlio?

Dall’ alto della loro massima espressione, i nostri figli vedono tutte le nostre potenzialità e potrebbero rimanere delusi per la nostra mancanza di impegno nel raggiungere il loro livello.

Tuo figlio sta alzando il fuoco sotto la pentola per permetterti di saltare fuori e realizzare te stesso e tutto ciò che hai sempre solo sognato. Stai in campana!

Ok, forse può sembrarti molto romanzesco tutto questo, ma anche fosse così, è un ottimo spunto dal quale partire per dare il meglio di te ogni volta che ne hai la volontà, consapevole che trasformando le tue credenze e convinzioni su come va il mondo, cambierai la tua realtà e quella di tuo figlio.

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