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QUELLO CHE CI INSEGNANO I BAMBINI: la gestione della rabbia attraverso la gioia

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Ecco come l’osservazione dei bambini può aprirci il cuore.

Sabato pomeriggio ero indaffarata perché avremmo avuto ospiti a cena. Durante la merenda, Gabriele, mio figlio di 4 anni e mezzo, rovescia l’ultimo bicchiere di succo di frutta sul tavolo. A questo punto Gabriele si arrabbia, vuole altro succo a tutti i costi e non vuole sentire ragioni, ma essendo finito non avevo modo di versargliene altro. Ha un forte attacco di collera, non ci sono parole che lo possano far calmare.

Questi sono i casi che il dott. Daniel Siegel, neuropsichiatra pediatrico americano, definisce come crisi di collera al piano di sotto del cervello in cui le aree inferiori del cervello, amigdala e tronco encefalico in particolare, prendono il sopravvento e non permettono che funzioni la parte superiore, quella razionale, costituita dalla corteccia celebrale in cui avvengono i processi mentali più complessi, come il pensiero e l’immaginazione.

Mentre la parte bassa è quella che potremmo definire più “primitiva”, perché composta da aree responsabili delle nostre funzioni di base, di reazioni innate e delle emozioni più animali e intense (come rabbia e paura) ed è presente e funzionante già dalla nascita, la parte alta è quella più “evoluta”, più complicata, che controlla il pensiero analitico e di ordine superiore, la capacità di controllare le emozioni, l’empatia, la comprensione di sé, la moralità, ecc., e che nel bambino è ancora in formazione e lo sarà per molto tempo.

Gabriele sempre in preda alla forte rabbia corre in camera sua, seguito da sua sorella Gaia e da me e mio marito Federico. Si mette seduto in un angolo con la schiena appoggiata al muro e puppetspaonazzo in viso urla e piange disperato. Mi avvicino, mi inginocchio e cerco di calmarlo con parole amorevoli. A quel punto Gaia (che vi ricordo ha 21 mesi), si abbassa leggermente e cerca il suo contatto visivo e dice: “Gabi, mani mani”, mentre prende le mani di Gabri con le sue manine piccine. Lo guarda ancora negli occhi e rimangono fermi per qualche secondo occhi negli occhi, mentre lei con la sua vocina dolce lo chiama semplicemente per nome.

Gabriele intanto ha smesso di piangere e urlare, guarda sua sorella e accenna un sorriso!

Gaia, lascia la stretta alle mani e lo abbraccia forte al collo. Poi gli da un bacino.

Gabriele si è calmato e si gode l’abbraccio di sua sorella. È piacevolmente sorpreso.

l-abbraccio-tra-bambiniMio marito ed io abbiamo assistito a tutta la scena in silenzio, ci siamo guardati ed entrambi avevamo le lacrime agli occhi osservando queste due meravigliose creature e la loro interazione guidata dal cuore. Inutile dire che in quel momento ho sentito il cuore scaldarsi. Vedere come una bimba di soli 21 mesi si è approcciata a suo fratello in difficoltà in maniera così spontanea e così amorevole, mi ha aperto il cuore. Non solo. È stata una grande lezione per me. Perché Gaia mi ha mostrato esattamente quello che avrei dovuto fare io, ma che non ho fatto perché quel pomeriggio la mia mente non era perfettamente presente, ma già orientata alla sera in cui sarebbero arrivati ospiti e il mio pensiero era rivolto al “mettere in ordine casa” e poco propenso a sentire empaticamente le emozioni dei miei figli.

Nei casi di collera come questa, il genitore deve accompagnare il bambino a ritrovare la calma stabilendo con lui un contatto emotivo. Esattamente come ha fatto Gaia dovrà:

Poiché in questi casi non vi è comunicazione tra parte alta e parte bassa del cervello è inutile cercare di farlo ragionare con la logica e la razionalità. Solo nel momento in cui si sarà calmato ci sarà modo e possibilità concreta di farlo ragionare sull’accaduto. Farlo quando le due parti del cervello sono in disintegrazione è come buttare benzina sul fuoco. Il risultato sarà di fomentare ancora di più la sua collera.

Ancora una volta grazie ai miei figli ho ricevuto una grande lezione di vita. E come sempre, la strada da seguire è quella del cuore!

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01Ott/15

ECCO COME HO SCOPERTO PERCHE’ L’ISTINTO DI MAMMA E’ COSI’ FONDAMENTALE PER LA SALUTE DEI NOSTRI FIGLI

I tuoi genitori sono affettuosi? Lo sono entrambi o nessuno dei due?

Queste erano due delle domande poste in un questionario somministrato agli studenti dell’Università di Harvard, durante uno studio longitudinale durato 42 anni.

Da tale studio è emersa una interessante correlazione tra le risposte a questa domanda e la percentuale di cardiopatie manifestata dagli ex studenti in età adulta e anziana

Ecco i dati:

Il 25% fra coloro che avevano risposto di avere entrambi i genitori affettuosi ha sviluppato cardiopatie in età adulta.

Il 35% fra coloro che avevano risposto di avere un solo genitore affettuoso presentarono cardiopatie in età adulta.

E ben il 93%, praticamente la totalità, di chi aveva risposto di non avere genitori affettuosi presentò in seguito problemi cardiaci.

Non è sorprendente?

Inoltre di questo 93% la totalità (il 100%) aveva patologie potenzialmente mortali, in confronto a meno della metà dei soggetti degli altri 2 gruppi.

Ma quali sono i fattori di rischio delle malattie cardiache presi normalmente in considerazione?

  • Fumo
  • Obesità
  • Pressione sanguigna alta
  • Colesterolo alto
  • Predisposizione genetica
  • Etc…

Eppure circa la metà di chi subisce per la prima volta un attacco cardiaco non presenta neppure 1 di questi fattori di rischio!

E vi dirò di più: 8 persone su 10 con almeno 3 di questi fattori di rischio non hanno mai avuto un infarto.

Sarebbe allora il caso di mettere tra i fattori di rischio l’assenza di amore genitoriale?

A questo punto ci potremmo chiedere:

Cosa faccio per fare in modo che i miei figli si sentano amati?

Sto facendo bene? O sarebbe il caso di mettere in discussione il mio modo di rapportarmi con loro?

Sto dando il massimo o posso fare decisamente di più?

Sei anni fa non sapevo nulla di tutto questo, ma ora credo che si possa rispondere a queste domande con due sole parole: segui l’istinto.

Prima di diventare mamma non mi ero mai posta il problema. Semplicemente davo per scontato tutto quello che osservavo e leggevo relativamente a “come prendersi cura del neonato”.

Poi qualcosa è cambiato. In un istante. Proprio in quella frazione di secondo in cui, dopo 30 ore dal momento in cui ho perso le acque, Giorgia, finalmente venuta al mondo, mi venne appoggiata sul ventre.

Lì oltre a provare una profonda gioia, ho realizzato che tutto intorno a me era tutto così “artificiale”, freddo, poco consono a quell’istinto animale che poco prima mi aveva guidato durante il parto. Era tutto così asettico. Freddo.

Giorgia mi guardò, con un occhio chiuso ed uno aperto, e in quel momento si risvegliò in me il mio istinto primordiale, che consente da milioni di anni l’evoluzione dell’essere umano. Le porsi il seno, mentre lei istintivamente muoveva leggermente la testolina per cercarlo. La accarezzavo e la stringevo a me con un tocco delicato ma deciso.

Tutto era cambiato. Per la prima volta nella mia vita, avevo fatto prevalere l’istinto a discapito della razionalità. Non era un’azione ragionata, ma dettata dall’istinto animale grazie al quale una mamma si prende cura del suo cucciolo.

Quando fummo finalmente in stanza ci ritrovammo Giorgia, mio marito Federico ed io, da soli. Finalmente eravamo una famiglia. La piccola era nella culletta trasparente che utilizzano nei reparti nascita. Un posticino sicuro in cui poteva riposare dopo la fatica che aveva fatto per nascere, ma qualcosa non mi convinceva. La parete era così fredda e dura. Non mi bastava stare a guardarla, volevo prenderla in braccio e farla dormire tra le mie braccia. Non ci pensai molto e al suo primo movimento, la tirai su, mi posizionai seduta sul letto con la bimba in braccio, offrendole il seno.

La stanchezza non tardò ad arrivare, avevo la bimba in braccio ed entrò una infermiera del nido che con estrema gentilezza e parole molto dolci, mi disse che se volevo la bimba nel letto con me potevo farlo, mi raccomandò di stare attenta e incastrò le lenzuola per bene in modo tale che la bimba non potesse cadere. Ancora ricordo con piacere il viso e la voce di questa ragazza. Da lì, così per caso…incominciò il nostro co-sleeping! Non mi ero mai informata a riguardo, non sapevo neppure cosa volesse dire questo termine, ma dormire accanto a mia figlia, mi faceva stare bene. Ero più rilassata, meno in allerta, le potevo offrire il seno facilmente mentre ce ne stavamo accoccolate. E vedevo che faceva bene anche a lei. Era tranquilla e serena.

Una volta a casa mi informai a riguardo e trovai sull’argomento co-sleeping, sia libri che articoli sul web.

Scoprii con gioia che non era solo una mia impressione che Giorgia fosse serena e in pace a dormire con me, ma lo dimostravano anche dati scientifici. “Accarezzando un neonato si cambia il suo respiro, la sua temperatura corporea, il tasso di crescita, la pressione del sangue e i livelli di stress” secondo James J. McKenna, massimo esperto del co-sleeping, Professore di Antropologia e direttore del Behavioral Sleep Laboratory presso l’Università di Notre Dame. Dice anche che: “L’idea che i neonati si debbano calmare da soli è solo una costruzione culturale che non ha alcuna evidenza empirica che possa sostenerne la veridicità”.

Felicissima di avere trovato un riscontro per una cosa che sentivo fortemente, continuai per la mia strada, nonostante chi ruotasse intorno alla nostra vita, storcesse il naso quando dicevamo che la bimba dormiva nel lettone con noi e cercavano di convincerci a metterla a dormire nel lettino da sola. Andavano in tilt anche quando non sapevo rispondere alla domanda, ormai abbinata a “quante volte si sveglia ancora la notte?” ed era “quante poppate fa in una giornata?”. Non lo sapevo davvero, seguivo l’allattamento a richiesta, quando mi richiedeva il seno glielo porgevo, potevo avere un’idea di quante volte poppava, ma non un numero preciso e soprattutto non costante. Ho assistito personalmente a scene di bimbi che piangevano disperati perché per la mamma non erano passate 3 ore tra una poppata e l’altra. Un bel modo per complicarsi la vita e per far star male il bimbo!

L’istinto semplifica la vita, seguilo!!!

P.s. Siete curiosi di sapere come seguire l’istinto nell’istruzione di vostro figlio? Continuate a seguirci

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18Set/15

DEVI ESSERE PROFONDAMENTE GRATO A TUO FIGLIO!

IL MESSAGGIO DI

“GENITORI AL CONTRARIO”

 

grazie1

La vita di ognuno di noi è in perenne trasformazione.

La vita è cambiamento.

Quel che è stato ieri, domani non sarà.

Quanti momenti importanti della vita di tuo figlio non assapori appieno per stare dietro agli impegni della vita quotidiana?

Ti capita di sentirti come un criceto che gira inesorabilmente nella sua ruota?

Una gabbia.

Una ruota.

Dei semini nella piccola mangiatoia.

Questo è il mondo del criceto.

Mangia, dorme e corre.

Corre e corre ancora, rimanendo sempre nello stesso punto in cui si trovava un minuto, un’ ora, un giorno, un mese, un anno prima.

La sua energia non produce risultati. I suoi movimenti non lo portano da nessuna parte.

Si illude di correre, in realtà non sta andando da nessuna parte.

Compirà le stesse azioni fino alla fine dei suoi giorni.

Il criceto non si pone domande. Continua a correre e mangiare. Nient’altro gli interessa.

Ma a volte capita che a qualche criceto non piaccia la sua gabbia, né la ruota, né i semini. Desidera uscire. Ha fame di libertà. Non si accontenta di ciò che il padrone gli mette a disposizione. Non si da pace fino a che non ottiene quello che desidera: uscire dalla gabbia. A costo di pagare cara la libertà, addirittura con la sua stessa vita se, smarrito, fuori dalla gabbia incappa sotto le grinfie di un gatto.

Una casa.

Un lavoro.

Una dispensa piena di cibo.

Questo è il mondo dell’essere umano.

Mangia, dorme e lavora. Normalmente fa un lavoro che neppure ama. Si trascina tra gli impegni familiari e il lavoro. Trascorre circa 8 ore lavorando e torna a casa stanco, pensando già al momento in cui finalmente poggerà la testa sul cuscino.

E domani? Domani sarà uguale!

Non è una gabbia anche questa? Per alcuni la gabbia è dorata, per altri un po’ arrugginita.

Capita a volte che a qualche essere umano la gabbia non piaccia, seppur dorata.

Si pone domande e ragiona sul senso della vita.

“Io non sono felice della vita che faccio, cosa posso fare?”

“Vorrei cambiare vita, ma non so da dove cominciare.”

“Se seguissi il mio istinto saprei bene cosa voglio dalla mia vita, ma poi vengo assalito da mille dubbi e paure.”

“Io non sto bene in questa situazione. Non mi sento capito”.

“Ho tanti sogni che vorrei realizzare.”

“Il mio lavoro mi piace, ma non ho mai tempo di fare altro.”

“Vorrei trascorrere più tempo con i miei figli.”

“Vorrei vedere i miei figli crescere e vedere giorno per giorno i loro cambiamenti e le loro piccole e grandi conquiste.”

“Vorrei giocare di più con loro, ma sono stanco per godermi appieno questi momenti di gioco.”

“Vorrei sentirmi libero di seguire il mio cuore nella cura dei miei bambini, e non essere vittima di condizionamenti.”

“Vorrei sorridere alla vita, mostrare la bella persona che sono, ma c’è qualcosa che non mi permette di essere come vorrei. Perché?”

 

Chi si pone domande come queste è desideroso di uscire dalla gabbia, perché non si accontenta più di sopravvivere. E’ desideroso di VIVERE. Ha fame di libertà. E di felicità.

Potrebbe pagare a caro prezzo, ma non gli importa più niente, perché ormai ha intravisto il mondo da un’altra prospettiva e ora lì fuori ci vuole arrivare a tutti i costi.

Non è ancora più pericoloso restare dov’è? Avere occhi che non vedono, orecchie che non sentono, e cuore che non percepisce e non capisce.

 

I giorni scorrono velocemente.

Tuo figlio cresce alla velocità della luce.

Goditi al meglio i momenti che trascorri con lui.

Ridi, gioca, divertiti.

Trascendi la banalità e la noia. Segui la meraviglia, la sorpresa, lo stupore.

Non banalizzarti, non privarti del tuo nucleo più profondo.

Lasciati rapire dalle percezioni, dai pensieri e dalle emozioni.

Sentiti VIVO.

Riscopri la gioia di essere bambino lasciandoti guidare da tuo figlio.

Sii presente nei suoi momenti importanti.

Ascoltalo a cuore aperto.

Mettiti in discussione.

Chiediti se quel che stai facendo lo stai facendo bene.

Altrimenti tra qualche anno cosa ti rimarrà dell’infanzia di tuo figlio?

E lui, che idea avrà di te?

Lo vedrai adulto ma lo avrai aiutato a diventarlo?

Immagina tuo figlio da adulto con in braccio tuo nipote, cosa vorresti che trasferisse al piccolo? Quello è ciò che tu per primo devi trasferire!

Essere genitori è un percorso, una strada che si percorre cercando di ritornare in carreggiata in caso di sbandamento.

Non si può essere genitori perfetti, ma si può tentare di raggiungere il meglio di noi stessi, fare ogni cosa con passione, come se si volesse tendere verso la perfezione. Tutto questo possiamo farlo grazie ai nostri figli. Non è mai troppo tardi per cambiare carreggiata e seguire la strada del cuore.

Essere genitori significa imparare a guardarsi allo specchio.

Lo specchio tira fuori sia il meglio che il peggio di te. Tuo figlio è il tuo maestro di vita venuto al mondo per tirare fuori il meglio di te e farti accettare le tue parti oscure.

Ti aiuta a intravedere il mondo da un altro punto di vista, a liberarti da credenze e condizionamenti.

Ti accompagna mano nella mano a riscoprire la gioia della vita, a meravigliarti per cose semplici, a ritrovare il bambino che è ancora dentro di te, ma a cui non dai più ascolto.

Ti insegna a vivere nel qui ed ora, ad essere felice, e a liberarti delle catene che ti tengono intrappolato nella routine della vita quotidiana.

Tuo figlio ti regala attimi di profonda consapevolezza.

Fa entrare aria nuova per ricominciare a respirare.

Fa entrare nuova luce per vedere con nuovi occhi.

Ti ama incondizionatamente, e in ogni attimo ti dona amore puro, sincero, immenso, che se lo ascolti bene ti fa vibrare il cuore.

Devi essere profondamente grato a tuo figlio.

Daniela Barra

 

Ti chiedo fiducia ora.

Perché da qui in poi percorrerai una nuova strada.

Quella che hai visto fino ad adesso è la strada che già conosci. Sai esattamente dove porta. E so che non è esattamente la strada che vuoi percorrere.

Una volta che sarai consapevole di ciò farai veramente fatica a vedere il mondo come lo vedevi prima. Immagino che in questo momento ti senti un po’ confuso. Lo percepisco e ti capisco.

Presta attenzione. Adesso ti dico perché stai leggendo queste parole. Perché intuisci che nonostante tutti i tuoi sforzi c’è ancora molto di più che puoi dare ai tuoi figli. Nonostante le difficoltà della vita hai ancora la speranza di raggiungere i tuoi sogni. Nonostante ti continuino a dire che non è possibile, sai che li raggiungerai. E sai che lo farai grazie ai tuoi figli.

Intuisco cosa pensi, perché anch’io ho avuto sensazioni simili alle tue prima di trovare la chiave. La cercavo all’esterno e l’ho trovata dentro di me.

Federico Parena

 

Apri la gabbia…fai un respiro profondo…ascolta il tuo cuore…segui i tuoi sogni…aspira alla tua felicità e a quella della tua famiglia…

FAI PREVALERE SEMPRE E SU TUTTO L’AMORE.

ESPANDI IL TUO CUORE E LA TUA MENTE…BENVENUTO NEL MONDO DI “GENITORI AL CONTRARIO”!

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17Giu/15

MI GODO LA VITA CON I MIEI FIGLI E MI REALIZZO COME PERSONA

1° CREDENZA LIMITANTE:  I FIGLI SONO UN PESO E NON POSSO REALIZZARMI COMPLETAMENTE COME PERSONA
Questa credenza, seppur a volte celata, è insita in molte menti di mamme e papà.
Ieri sera ero in un ristorante per famiglie della mia zona, ed ero al tavolo con Federico e i miei 3 bimbi. Un signore sulla sessantina che cenava da solo al tavolo accanto al nostro dopo 5 minuti dal nostro arrivo mi dice: “Signora, sono tutti e 3 suoi? Complimenti! Le darei una medaglia per il suo coraggio!”
Poche ore prima un’altra signora, una perfetta sconosciuta, per strada mi si avvicina e mi dice: “Complimenti per i suoi bambini sono bellissimi, e a vederli sembrano anche bravi, e complimenti a lei che ne ha fatti 3!”
I complimenti naturalmente mi piacciono e mi fanno piacere…soprattutto se riguardano i miei bimbi. Ma devo ammettere che quanto detto da queste due persone incontrate per caso in un sabato qualunque mi hanno fatto un po’ pensare. Soprattutto perché sottolineavano il fatto che per essere una mamma di 3 figli è necessario secondo loro essere dotati di grande coraggio! Questa è una credenza collettiva fortemente diffusa.
Ricordo quando lavoravo in Erboristeria ed ero in attesa di Gaia, la mia terza bimba, la frase che più frequentemente le clienti mi dicevano quando vedevano il pancione era “Auguri per la bimba”, e poi aggiungevano 9 persone su 10: “Che coraggio a fare il terzo!”  Sembra che nel pensiero comune:
1 figlio = è la normalità
2 figli = va ancora bene
Da 3 figli in su = mamma mia ci vuole coraggio!
Conversando con parenti, clienti e persone che passeggiando mi vedono con 3 bambini, denoto la loro preoccupazione nei miei confronti. Mi chiedono:
“Ma hai qualcuno che ti aiuta, vero?”, “Ma hai tempo per te?”, “Ma con il lavoro come fai?”
E si stupiscono nel vedermi tranquilla e col mio solito comportamento zen (può testimoniare Federico che non sono sempre sempre zen!!)
Domande legittime, per carità! Ma io sto bene e non sono mai stata meglio! Non posso immaginare la mia vita se non così! Mi sento finalmente realizzata ora che sono mamma. Non dico che non ci si possa realizzare se non si diventa genitori, per carità, conosco donne e uomini senza figli che sono delle super persone.
Parlo per me, per quello che sento nel profondo, sento di aver iniziato a vivere una seconda vita da quando 6 anni fa è nata Giorgia, la vecchia Daniela è cambiata, si è trasformata, e lavora giorno per giorno per migliorarsi e crescere. Sto riscoprendo la Daniela più profonda: il contenitore si sgretola, rimane il nucleo, la mia anima, il mio sentire più profondo. E il mio cambiamento sta avvenendo in maniera veloce, proprio grazie ai miei figli. Attraverso  loro mi misuro come persona e come mamma. Loro sono il mio specchio e attraverso loro vedo parti di me.
Per questo non posso pensare che i bimbi possano essere considerati un peso, un impedimento per la realizzazione personale. Io trovo che i figli siano delle RISORSE.
Ci permettono di CRESCERE ed evolvere.
Una mattina di qualche mese fa , il giorno dopo essere diventata facilitatrice Brain Gym, ero al parco con Giorgia, Gabri e Gaia, i bimbi mi hanno chiesto di fare una gara di corsa con loro e ho accettato. Dopo la corsa avevo il sorriso stampato in faccia, avevo un atteggiamento diverso, mi sentivo gioiosa e spensierata. Ero come d’un tratto ritornata bambina. Con questa consapevolezza nel cuore, fresca fresca di quanto appreso dai principi del Brain Gym per cui l’apprendimento passa attraverso il movimento e il divertimento, mi sono girata verso Federico e gli ho detto: “Sai che ti dico? Io da oggi mi voglio divertire e giocare con loro come una bambina. Mi voglio godere questi momenti e i sorrisi dei miei figli a cuore aperto!” Avete mai provato a giocare con i vostri figli proprio come fanno loro, immersi corpo e anima in quello che stanno facendo? Avete visto come vi guardano con occhi diversi? Sono felici di vedervi in quello stato di apertura di cuore!
Giocare è importante ed essenziale nella relazione con i nostri figli, ma anche per ritrovare noi stessi (sul libro “Genitori al Contrario in uscita a settembre e che puoi prenotare sul sito di Macrolibrarsi a questo link: clicca qui per prenotare la tua copia. Hai il 15% di sconto e ricevi il libro in meno di 48 ore).

Qualche mese dopo siamo andati a Mirabilandia, e ho provato a godermi le attrazioni del parco divertimenti come fossi una bimba. Affascinata, sorpresa, divertita. E’ stato bello tornare bambina, ridere e passare una giornata indimenticabile in famiglia. Vi posso assicurare che non ci sono stati capricci da parte dei bambini, gli imprevisti sono stati gestiti in maniera serena e il ricordo che abbiamo è assolutamente positivo. Questo grazie allo stato d’animo sereno, tranquillo e sicuro che abbiamo mantenuto Federico ed io. Vi posso assicurare che in altre occasioni passate in cui non eravamo così “centrati” per colpa nostra giornate di divertimento si sono trasformate in momenti di estrema fatica nel gestire i bambini, capricci a più non posso e imprevisti vissuti con nervosismo e rabbia.
Non vediamo il mondo così come è, ma lo vediamo come siamo noi! In base alle nostre credenze subconsce e allo stato d’animo del momento. La realtà la costruiamo noi momento dopo momento. Sta a noi decidere come vogliamo vivere.
A questo punto, come possiamo trasformare la credenza limitante scritta come titolo di questo articolo?
MI GODO LA VITA CON I MIEI FIGLI E MI REALIZZO COME PERSONA.

Buona vita.

Daniela

17Giu/15

Hai già sentito parlare delle credenze limitanti?

La nostra intenzione nello scrivere i prossimi articoli è di guidarvi tenendovi per mano alla scoperta delle credenze subconsce che abbiamo imparato a vedere e riconoscere da 6 anni a questa parte, e di mostrarvi quanto la nostra realtà di genitori e il nostro modo di vivere sia condizionato da queste credenze.

Ma cosa sono le credenze subconscie?

Per descriverti cosa sono le credenze eccoti un estratto dal sito della nostra amica Irene Menis, istruttrice Psych-K, che ne da una definizione molto chiara, e che puoi trovare interamente al link http://www.irenemenis.it/page/psych-k

Hai mai notato che non vediamo il mondo come è, ma lo vediamo come siamo noi!?
La nostra personale realtà è unicamente nostra; è determinata dal nostro sistema di credenze subconscie, che agiscono come un filtro e determinano la nostra percezione dell’ambiente intorno a noi.
La “realtà” di ciascuno di noi è definita dalle sue percezioni.
Le percezioni sono determinate dalle nostre credenze subconscie, che aggiungono significato e senso alle nostre esperienze.
Cambiare le nostre credenze subconscie, cambia la nostra realtà: la nostra consapevolezza di noi stessi e del mondo intorno a noi. Questo porta ad un entusiasmante miglioramento emozionale, fisico e spirituale.
Le neuroscienze oggi dimostrano che il 95% della nostra consapevolezza è determinata dal nostro subconscio, ovvero da quei comportamenti che mettiamo in atto in modo automatico.

In ogni nostro comportamento, nel nostro essere madri o padri agiamo spinti da queste credenze subconsce, che rappresentano ben il 95% della nostra consapevolezza e sono quei comportamenti che mettiamo in atto in modo automatico, senza rendercene conto. Per fare un esempio possiamo pensare al guidare. Una volta appreso come fare, non stiamo più a pensare a livello conscio che pedale devo schiacciare per frenare, cosa devo fare per cambiare marcia, ecc. Diventano dei comportamenti automatici.

Dobbiamo tendere verso l’essere genitori migliori allontanandoci da questi comportamenti automatici. Dobbiamo fare in modo che gli automatismi si blocchino, o almeno all’inizio del percorso, dobbiamo saperli riconoscere e osservarli. Ogni azione rivolta alla cura e all’educazione dei nostri figli deve essere fatta in maniera CONSAPEVOLE.

Nel nostro libro “Genitori al contrario” spiegheremo in modo approfondito questo argomento fornendo diverse strategie per poter raggiungere questo obiettivo.

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Nel frattempo con i prossimi articoli staneremo insieme le credenze limitanti integrate nel nostro subconscio, e le trasformeremo in credenze potenzianti.

Seguici in questo percorso che a tratti potrà sembrare arduo e difficile, ma dopo un po’ di pratica vedrai tutto ciò che è intorno a te con occhi nuovi!

Prenota la tua copia di “Genitori al contrario”

Ciao a tutti!!

Questo è il numero 0 degli articoli che scriveremo a partire da questa settimana. Oggi vogliamo presentarvi il nostro primo libro Genitori al contrario, che potete prenotare sul sito di Macrolibrarsi:

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Perché dovresti  leggere “Genitori al Contrario”?
Leggendo Genitori al contrario potrai riflettere sull’importanza di portare l’attenzione sui tuoi comportamenti quotidiani verso i tuoi figli. Potrai comprendere quanto sia necessario per te tornare a guardare verso il futuro che hai sempre desiderato, e che magari hai dovuto mettere da parte per affrontare la vita di tutti i giorni.
Potrà esserti capitato di non essere attento nell’educazione e nel rapporto quotidiano con i tuoi figli, ed una parte di te può averti portato a fare cose che non avresti voluto. La bella notizia è che puoi evolvere sempre di più grazie all’esercizio quotidiano, ed esprimere il meglio di te come genitore in ogni momento. E’ un percorso che richiede tempo ed impegno ma al tempo stesso fattibile, e lo potrai verificare grazie ai tanti esempi pratici di vita quotidiana che troverai nelle pagine del libro.
Leggendo scoprirai come sia possibile evadere dalla visione del mondo dettata dalla società in cui vivi e dall’educazione che ti è stata impartita e liberarti dalle credenze limitanti. Crediamo fermamente che se potessi tornare indietro nel tempo, sarebbe un libro che suggeriresti di leggere ai tuoi stessi genitori e avrebbe migliorato la tua vita come figlio.

Ma chi sono i “Genitori al Contrario”?
I Genitori al contrario sono persone amorevoli e curiose, sempre alla ricerca del perché delle cose, che si impegnano a vedere la vita nel suo insieme e da diversi punti di vista. Persone che vogliono vedere OLTRE il comune modo di pensare della società in cui vivono. Grazie  all’osservazione dei tuoi figli, che ti fanno da specchio e che riflettono parti di te che non conosci, potrai esprimerti al meglio come genitore

Cosa puoi imparare da questo libro?
Grazie a questo libro puoi imparare come fare a mettere in contatto la tua mente con il tuo cuore, e saper affrontare quelle resistenze che una  volta superate potranno permetterti di vivere sempre di più un rapporto amorevole con i tuoi figli e con le persone che ti circondano.  Potrai inoltre imparare a conoscere te stesso sempre più profondamente utilizzando i semplici strumenti che ti verranno forniti.

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11Apr/15

5 chicche da non perdere per superare il comune senso di inadeguatezza nell’educazione dei bambini

Immagina di essere seduta al tavolo con la tua famiglia, tuo figlio sul seggiolone di fianco a te che a piene mani porta la sua pappa alla bocca, e lo lasci fare perché sai che i bambini devono giocare con il cibo per averne un buon rapporto.

I tuoi genitori sono in piedi intorno al tavolo, che già discutono con te sul modo migliore per imboccare il tuo bambino, perché così non si fa, perché non è educazione lasciar fare al bambino tutto ciò che vuole. Quando poi è grande cosa fai? Ti mette i piedi in testa. Sono tutti capricci.

Tuo marito con gli occhi fissi e increduli verso di loro e che ogni tanto si rivolge a te supplicando col suo sguardo “Perché non gli dici cosa pensi? Eri così decisa quando ieri mi spiegavi il tuo punto di vista”.

Hai in mente questa scena o una scena simile? Una scena in cui tu sai che stai facendo la cosa giusta per tuo figlio, ma una parte di te vuole proprio dar ragione a papà e mamma, alla società, alla televisione?

Hai mai la sensazione che una parte di te voglia andare verso una direzione, ma un’altra più forte, più profonda tiri dalla parte opposta?

Cosa provi? Senso di colpa, inadeguatezza, rabbia…

Succede a tutti perché la nostra mente funziona in questo modo. La mente che decide, che sa cosa è meglio per noi è la mente conscia, e spesso viene sovrastata da quella parte della mente che esegue programmi automatici, e che abbiamo imparato ad utilizzare per abitudine. Quest’altra parte della nostra mente si chiama subconscio.

Il subconscio è per noi un alleato; si occupa di regolare le funzioni organiche del nostro corpo: respirazione, battito cardiaco, attività degli organi e del sistema immunitario, etc.. D’altra parte è anche la sede delle nostre abitudini e reazioni che si sono programmate nell’arco della nostra vita, a partire dal momento in cui siamo stati concepiti e maggiormente fino ai 7 anni di vita. Fino a quest’età i bambini sono delle spugne e apprendono la vita principalmente dai nostri comportamenti.

Quando il subconscio tira da una parte e la nostra mente conscia, la mente attraverso la quale ci poniamo degli obiettivi, tira dall’altra senza risultati, ci sentiamo frustrati.

Stai vivendo anche tu una situazione del genere?

Quanto è importante per te, essere consapevole di ciò che trasferisci a tuo figlio?

Ecco cinque preziosi suggerimenti per smettere da subito di sentirti inadeguata e decidere in piena coscienza la migliore educazione per tuo figlio.

1° chiccaInformati, ascolta più campane, rimani aggiornata e fatti un’opinione tutta tua sulla migliore educazione per tuo figlio. Confrontati con le tue amiche, il tuo compagno, i tuoi genitori, e rimani curiosa rispetto alle loro opinioni, in modo da crearti una tua verità. Sfrutta il tuo intuito di mamma.

2° chiccaOsserva durante il giorno i tuoi pensieri, le tue emozioni, le tue reazioni agli eventi della vita sia in famiglia che nella società. Senti rabbia per non essere stata compresa? Senso di colpa per non aver seguito il suggerimento di tua mamma? Paura di sbagliare seguendo la tua strada? E’ tutto normale, succede a tutti, ma tu sforzati di osservare. Questo non è da tutti, te lo assicuro…ma fa la differenza nella tua crescita come genitore, e sul futuro dei tuoi figli.

3° chicca – Domandati se è tutto vero, appropriato e adeguato ai tempi di oggi quello che hai imparato, appreso per necessità e in maniera automatica quando eri bambina.

4° chicca – Scrivi su un diario le tue reazioni, i tuoi pensieri e le tue emozioni; annotati quali comportamenti mantieni in vita nonostante tu sappia e senta che è il momento di superarli

5° chicca – Sforzati alla prima occasione, di seguire quello che sai essere giusto per te e per tuo figlio, e spiega con calma e tutta serenità alle persone che non la pensano come te, quale direzione vuoi prendere per la crescita di tuo figlio. Se proprio non riesci, sarà per la prossima volta, accetta quella parte di te che agisce per abitudine e festeggia per averla individuata.

L’educazione di tuo figlio inizia da te. Sei la migliore educatrice che tuo figlio possa avere.

Troverai questi ed altri argomenti approfonditi leggendo il nostro libro “Genitori al contrario” in uscita ad ottobre 2015 edito da UnoEditori. Visita il sito www.genitorialcontrario.it

Federico e Daniela