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Una strategia semplice semplice per sconfiggere la paura nei bambini

Una strategia semplice semplice per sconfiggere la paura nei bambini

Come l’ascolto e il racconto può far ritornare la serenità nel tuo bambino, anche se sembra veramente in ansia e spaventato.

Pochi giorni fa ho notato un atteggiamento strano in Giorgia, la nostra bimba di 8 anni. Sono molto fortunata al riguardo, poichè Giorgia è una bimba che si confida molto e che se le pongo delle domande risponde di buon grado e mi racconta per filo e per segno cosa la turba.

Qualche giorno fa a scuola hanno fatto vedere a tutti gli alunni un filmato sulla vita di Sadako Sasaki, sopravvissuta al bombardamento atomico di Hiroshima del 6 agosto 1945 e poi morta per leucemia 10 anni più tardi.

Probabilmente buttato lì tra un compito di matematica e la lezione di educazione artistica, i bambini non hanno avuto tempo e modo di comprenderlo e di fare domande per contestualizzarlo e metabolizzarlo.

sadakoAlmeno così è stato per Giorgia. Le è rimasta addosso una grande paura. Nella sua mente scorrevano mille domande che per fortuna mi ha poi posto. Erano domande a cui da sola non sapeva e poteva darsi risposta. Mi ha chiesto sulla guerra. Sul perchè esistano le guerre e se attualmente siamo in pericolo. Mi ha chiesto sulla malattia di Sadako. Mi ha chiesto della bomba di Hiroshima.

In pratica si è sentita minacciata nella sua sicurezza.

Appena tornata da scuola era davvero spaventata. Tanto che nella mia testa mi rimbalzavano nella testa due pensieri contrapposti. Inizialmente mi chiedevo che coraggio avevano avuto a scuola a far vedere un filmato del genere a dei bambini delle elementari. Dall’altra mi sembrava che Giorgia stesse esagerando!

Inoltre non sapevo che filmato avesse visto, per cui non sapevo nè se vi erano immagini esplicite nè come veniva trattato l’argomento. Ho poi visionato il filmato chiedendo a Gabriele di indicarmelo su youtube nel momento in cui Giorgia era uscita per andare a lezione di danza, dato che non voleva fosse visto in sua presenza per il tumulto interno che le creava.

Sottolineo il fatto che Gabriele, forse perchè più piccolo, non era stato per niente turbato dal video.

Trovate il video a questo link: https://www.youtube.com/watch?v=7HaZeUQQzrw

Dopo lo smarrimento iniziale, decido di fare qualcosa. Ma quel giorno non fu possibile, poiché Giorgia arrivò da danza molto stanca e dopo una cena veloce si coricò subito a letto.

Al mattino mi dice di provare ancora angoscia per il filmato di Sadako. E così anche appena uscita da scuola.

Tornata da scuola, mi ritaglio una mezzoretta per stare da stare sola con lei.

Mi “connetto” a lei, vale a dire che ristabilisco il legame profondo, di fiducia e unico che ho con lei (non è qualcosa che si può creare da zero in 5 minuti, però è qualcosa su cui si può lavorare seguendo i principi che trovi sul libro Genitori al contrario ). In poche parole mi avvicino a lei, la abbraccio e le faccio alcune domande su qualcosa di tranquillo e rassicurante per lei, come un libro letto che le piace molto, o il suo telefilm preferito.

Mi pongo al suo livello e la guardo negli occhi. La faccio ridere con qualche battuta. E poi il discorso è proseguito più o meno cosi:

“sai a proposito del video di Sadako? Stavo pensando che quando avevo la tua età anche io avevo una grandissima paura….”

Ho proseguito raccontando la mia paura. Giorgia mi guardava negli occhi mentre ci tenevamo per mano.

Poi è stato il suo turno e mi ha raccontato tutto quello che le stava turbando. Ho accolto tutte le sue parole, non l’ho giudicata e non l’ho sminuita. Tutto ciò che mi stava dicendo l’ho accolto come un regalo. Stava aprendo il suo cuore. E anche se per un adulto potevano sembrare paure sciocche e infondate, per lei erano motivo di grande preoccupazione.

Avevo due possibilità:

  1. dirle che non c’era assolutamente nulla di cui aver paura. Che le sue paure non hanno ragione di esistere. Con il risultato che non si sarebbe sentita capita, ma giudicata e in dovere di evitare le sue paure senza affrontarle (ma sono come un peperone…se non le digerisci…si ripresentano)
  2. accogliere con empatia tutto quello che mi stava dicendo, senza giudicare, ma anzi pormi al suo livello, raccontando delle mie paure di quando ero piccola e facendoci due risate sulle mie paure, e che queste non avevano ragione di esistere e che ho sofferto per nulla per un sacco di tempo senza che si siano mai verificate.

Naturalmente ho scelto la seconda strada.

Le ho chiesto di guardarmi bene bene negli occhi. Di guardare se nei miei occhi poteva vedere preoccupazione. Il fatto che mi vedesse tranquilla le ha fatto capire che non c’era nessuna minaccia per lei e per i suoi fratelli. E che con tutto il cuore e l’amore che c’è dentro una mamma, poteva dire alla sua paura di allontanarsi. Che Giorgia è al sicuro.

Con un lungo respiro ha soffiato via la sua paura e siamo tornate dal resto della famiglia.

Ieri mentre preparavo la cena è entrata in cucina.

“Mamma”

“si amore?”

“Non ho piu’ paura della storia di Sadako”