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Permetti a tuo figlio di esprimersi al 100%

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In questo articolo scoprirai:

  • Perché abbiamo una visione miope dei nostri figli
  • Perché il nostro impegno nel modificare questa visione è così importante per loro
  • Quali opportunità perdiamo nel mantenere il nostro attuale punto di vista

Prima di diventare padre nel 2009, vivevo la mia vita facendo scorrere i giorni all’interno della routine quotidiana. Mi alzavo la mattina per andare a lavorare presso il call center in cui lavoravo dal 2005, scambiavo alcuni pensieri con Daniela prima di partire cercando di organizzare al meglio che potevo la giornata, poi

45 minuti di macchina in mezzo al traffico, ricerca del parcheggio, bollatrice, prime 4 ore di lavoro.

A quell’epoca, dopo tre anni di onorato servizio in cuffia (cioè a rispondere al telefono), ero diventato assistente di sala (ciò che allora credevo un traguardo di tutto rispetto) e svolgevo il mio lavoro aiutando i ragazzi al telefono nei casi più complicati. Pausa pranzo, altre 4 ore di lavoro, bollatrice, 45 minuti di traffico, casa, cena, tv, letto… Le mie giornate scorrevano come su una scala mobile diretta verso il basso.

Ti riporto una storiella che, un funzionario asiatico dell’ONU in visita presso l’università di Torino, raccontò ai ragazzi presenti in aula mentre ancora frequentavo le lezioni. Per qualche motivo questa storiella mi rimase impressa, ma il perché lo capii solo qualche anno dopo. La storiella che ti racconto riguarda una rana, ed è stata scritta da Noam Chomsky, filosofo contemporaneo americano. Il titolo è “La storiella della rana bollita”

Immaginate un pentolone pieno d’acqua fredda nel quale nuota tranquillamente una rana.

Il fuoco è acceso sotto la pentola, l’acqua si riscalda pian piano. Presto diventa tiepida. La rana la trova piuttosto gradevole e continua a nuotare.

La temperatura sale. Adesso l’acqua è calda. Un po’ più di quanto la rana non apprezzi. Si stanca un po’, tuttavia non si spaventa.

L’acqua adesso è davvero troppo calda. La rana la trova molto sgradevole, ma si è indebolita, non ha la forza di reagire. Allora sopporta e non fa nulla. Intanto la temperatura sale ancora, fino al momento in cui la rana finisce – semplicemente – morta bollita.

Se la stessa rana fosse stata immersa direttamente nell’acqua a 50° avrebbe dato un forte colpo di zampa, sarebbe balzata subito fuori dal pentolone.

Questa storiella ci mette in guardia rispetto al brodo in cui viviamo tutti i giorni. Potremmo non accorgerci del fuoco che sta facendo aumentare la temperatura dell’acqua fino a farci bollire.

La nascita di Giorgia ha letteralmente cambiato la mia vita. Da un profondo addormentamento chiamato normalità, è stata la prima dei miei figli ad alzare talmente alto il fuoco sotto la pentola, da farmi capire che stavo per fare la fine della rana.

Il diventare padre mi spinse a farmi delle domande sul reale scopo della vita ed iniziai a studiare alacremente, come se ancora fossi all’università e dovessi sostenere degli esami. Più studiavo e più capivo l’importanza di ciò che stavo apprendendo. Iniziai a conoscere meglio la fisiologia del mio corpo fisico ed energetico, il funzionamento del cervello e come attraverso questo creiamo la nostra realtà. Iniziai a studiare la psicologia energetica e l’alchimia trasformativa, ma soprattutto iniziai ad osservare, osservare ed ancora osservare. Osservavo me stesso, le mie emozioni, e i miei pensieri. Osservavo le mie reazioni, osservavo me stesso con me stesso e me stesso in mezzo agli altri.

Ed insieme a Daniela iniziammo ad verificare come Giorgia e Gabriele, che nel frattempo era comparso nelle nostre vite, crescessero anche in base alla nostra crescita interiore, e che i loro comportamenti facessero da specchio perfetto delle nostre abitudini, emozioni, paure, intenzioni.

All’interno del libro ”Genitori al contrario”, che puoi trovare in tutte le librerie se non l’hai ancora letto, spieghiamo nel dettaglio i principi di questa visione ribaltata della realtà, per cui guardando attraverso gli occhi di tuo figlio puoi imparare ad esprimere il meglio di te come genitore.

In questo bonus voglio utilizzare questo principio per approfondire insieme a te un’altra verità a cui ci siamo trovati di fronte: vediamo i nostri figli attraverso le nostre percezioni , ossia le nostre percezioni determinano il modo in cui vediamo i nostri figli.

Le nostre percezioni sono principalmente generate dalle nostre convinzioni, ossia idee ed opinioni che ci facciamo su come funzionano le cose, su cosa succede se capita X, sul significato di Y e sui motivi per cui si verifica Z.

Le convinzioni inoltre si differenziano dalle idee e dalle opinioni, per la loro marcata resistenza al cambiamento, e si formano perché la nostra mente ha la necessità di costruirsi delle certezze sulle quali prevedere il futuro.

Le convinzioni sono le Regole attraverso le quali interpretiamo le informazioni che ci arrivano dalla nostra realtà esterna. Di conseguenza la visione che abbiamo della realtà esterna è determinata da queste Regole. Le nostre percezioni, ossia il nostro personale modo di vedere la realtà, sono determinate dai nostri schemi mentali. Le cose possono sembrarti in un certo modo, ma questa percezione non corrisponde necessariamente a ciò che sono davvero.

La percezione che noi genitori, abbiamo dei nostri figli, è determinata dalle nostre convinzioni quindi, regole apprese durante la nostra vita.

Le Convinzioni sono il cuore del nostro sistema di pensiero, sono la base nel nostro modo di affrontare la realtà e di reagire alle cose, e possono in parte avere origine dalle esperienze che hanno plasmato i nostri modelli mentali inconsci; possono quindi esercitare i loro effetti anche al di fuori della nostra consapevolezza.

Oltre alle convinzioni, le nostre percezioni sono determinate da:

EPIGENETICA

VALORI

MEMORIE, TRAUMI E FERITE

APPRENDIMENTO VOLONTARIO

ATTENZIONE

 

Lavorando in diversi modi su ognuno di questi punti, potrai modificare la percezione che hai dei tuoi figli, renderla sempre più pulita e libera e permettere a te e a loro, di vivere la vita per le straordinarie persone che siete.

Per essere più chiaro e spiegarti come avviene il processo, userò una metafora legata alla musica

Quando un chitarrista pizzica una corda, questa vibra ad una certa frequenza e crea un’onda sonora. Questa, viaggiando attraverso l’aria, arriva all’orecchio, dove migliaia di cellule cigliate responsabili di una nuova traduzione dei suoni, da vibrazioni a impulsi elettrici, tramite delle sottili fibre nervose, arrivano all’area uditiva del cervello, dove finalmente si ha la vera percezione dei suoni.

Insomma, tutto quello che noi sentiamo lo possiamo ascoltare perché qualcosa sta vibrando e sta creando onde sonore.

Le vibrazioni sonore percepibili dall’uomo si collocano a frequenze comprese tra i 15 e i 20.000 hertz. Anche se ufficialmente l’udito dell’essere umano si estende fino a 20000 Hz, in realtà solo i bambini e i ragazzi possono realmente sentire così in alto. Fattore principale per la minore percezione delle alte frequenze è la progressiva abitudine verso queste vibrazioni che si ha con l’avanzare dell’età

Il significato del termine “suono” è però stato esteso dai fisici moderni anche a fenomeni ondulatori che si verificano in campi di frequenza situati al di fuori del campo di udibilità dell’orecchio umano ed in particolare ai suoni di frequenza superiore ai 20.000 hertz, che sono detti ultrasuoni. A caratterizzare in modo decisivo la differenza di percezione fra i vari suoni è il funzionamento del nostro sistema uditivo: il nostro udito è molto performante alle frequenze medio/alte (500 – 5000 Hz) mentre degrada sugli estremi di banda.

 

Perché ho usato questa metafora? No, non mi sono fumato il cervello. Era importante mostrarti a livello scientifico come in base alla nostra capacità sensoriale possiamo sentire solo fino ad una certa frequenza. Ripeto, in base alla NOSTRA capacità sensoriale, non in base a quello che si trova all’esterno. Nell’etere ci sono infinite frequenze, ma siamo noi a percepire solo una determinata banda in base alle nostre capacità. I delfini riescono a percepire ed emettere ultrasuoni che noi non riusciamo a sentire.

Veniamo al dunque.

La prima fondamentale conseguenza è questa:

Immagina che tuo figlio abbia un potenziale diciamo di 100 e tu riesci a percepire 50, vedrai in tuo figlio solo il 50% delle sue potenzialità, allo stesso modo in cui non riesci a sentire suoni ad una frequenza troppo alta o troppo bassa rispetto a quello che ti permettono i tuoi sensi. Funziona così per ogni situazione o relazione, ma a te interessa in relazione a tuo figlio. Il suo reale potenziale è distorto da una tua incapacità percettiva!

Tu potrai ribattere che noi non determiniamo il futuro dei nostri bambini, perché loro sono esseri a se stanti e meravigliosi. E anche questa è una sacrosanta verità.

Leggi però cosa dice Bruce Lipton, biologo americano e scrittore del best seller “La biologia delle credenze

“Devi sapere che peri primi 7 anni nella vita di un bambino il cervello non opera con la mente conscia. Le funzioni celebrali di un bambino di meno di 7 anni non operano con la mente conscia e creativa. Succede solo dopo i 7 anni. Ma per i primi 7 anni di vita il bambino è come sotto ipnosi. Osserva il padre e la madre, la sua famiglia apprendendone i comportamenti, pensate che li capisca? No, si limita a registrarli come una videocamera, osserva e scarica i comportamenti. Impara come comportarsi osservando le altre persone. I programmi che il subconscio registra nei primi 7 anni non vengono dalla mente conscia.

In quei 7 anni si apprende il concetto di identità. chi sei tu? Chi sono io?

Come faccio a sapere chi sono io o chi sei tu?

E indovinate cosa succede in quei primi 7 anni? Sono gli altri a dirci chi siamo.”

Ma non è finita qui:

Gli scienziati, per primo il fisico John Wheeler, hanno dimostrato che anche se è possibile credere di stare solo osservando il mondo circostante, in realtà è impossibile limitarsi semplicemente ad osservare. Indipendentemente dal fatto che la nostra attenzione si concentri su una particella quantistica durante un esperimento in laboratorio o su nostro figlio, nutriamo delle aspettative, convinzioni e credenze su ciò che osserviamo. Attraverso l’osservazione entriamo a far parte di ciò che stiamo osservando e lo modifichiamo.

Ecco quindi la seconda conseguenza fondamentale:

In base alle nostre percezioni educhiamo i nostri figli e ci creiamo delle aspettative nei loro confronti, e loro determinano la loro personalità in base a questo!!

I bambini per essere accettati e approvati si adattano alle nostre percezioni fino a quando queste si cristallizzano e diventano abitudini.

Hai capito bene. I bambini scendono dall’olimpo per venire sulla terra, ossia passano da una realtà in cui tutto è possibile ad una in cui si è obbligati a crescere all’interno di schemi predefiniti, solo perché noi li obblighiamo a scendere, pena non essere amati, accuditi ed ascoltati. Si adattano alla nostra visione rispetto a loro, e all’ambiente circostante. Si adattano alla nostra visione della vita. Il bambino per capire chi è e cosa può fare, deve affidarsi agli adulti che gli spiegano come vanno le cose e le “regole per stare al mondo”. Sarà proprio sulla base di questi insegnamenti che il bambino si potrà formare una idea di sé… idea comunque inevitabilmente influenzata da chi gli racconta la storia della sua vita!! In attesa di capire chi è e chi potrà diventare, nel dubbio il bambino si fa influenzare dalle profezie degli altri, che un po’ alla volta plasmano la sua identità. Tutto questo in maniera automatica.

Riepiloghiamo:

Premessa: vediamo i nostri figli attraverso le nostre percezioni, ossia le nostre percezioni determinano il modo in cui vediamo i nostri figli.

Prima conseguenza: se tuo figlio ha un potenziale di 100 e tu riesci a percepire 50, vedrai in tuo figlio solo il 50% delle sue potenzialità

Seconda conseguenza: in base alle tue percezioni educhi i tuoi figli e ti crei delle aspettative nei loro confronti, attraverso le quali loro determinano la loro personalità

Quanto è importante a questo punto lavorare sulle tue capacità percettive e permettere a tuo figlio di esprimere le sue infinite potenzialità?

Ma c’è ancora di più.

Quale enorme possibilità di salire verso l’olimpo stai perdendo? Quali tue potenzialità puoi ancora scoprire e manifestare grazie a tuo figlio?

Dall’ alto della loro massima espressione, i nostri figli vedono tutte le nostre potenzialità e potrebbero rimanere delusi per la nostra mancanza di impegno nel raggiungere il loro livello.

Tuo figlio sta alzando il fuoco sotto la pentola per permetterti di saltare fuori e realizzare te stesso e tutto ciò che hai sempre solo sognato. Stai in campana!

Ok, forse può sembrarti molto romanzesco tutto questo, ma anche fosse così, è un ottimo spunto dal quale partire per dare il meglio di te ogni volta che ne hai la volontà, consapevole che trasformando le tue credenze e convinzioni su come va il mondo, cambierai la tua realtà e quella di tuo figlio.

Ti è piaciuto l’articolo?

Inserisci la tua e-mail qui sotto e scarica il video bonus gratuito “Come le percezioni determinano il futuro dei tuoi figli”. Ti verrà inviato nel giro di pochi minuti.

 

Per fortuna i nostri figli fanno il contrario di ciò che gli diciamo

 

Molti genitori guardando questo video avranno pensato quanto sia vero tutto quello che mostrano le immagini, ossia che il bambino apprende dal comportamento del genitore. Ma allora perché gli stessi genitori si lamentano che i loro figli, a qualsiasi età, si comportano in modo completamente opposto a quello che gli viene detto, e che questo sia un gran problema? A mio parere questa è una visione miope della relazione genitore-figlio.

PERCHE’ QUESTO VIDEO NON TI RIGUARDA?

So che questa domanda può sembrare strana, ma se ci pensi bene chi ha la capacità di riflettere sulle immagini che scorrono in questo video, difficilmente attua molti dei comportamenti estremi che vengono mostrati nel filmato. O meglio, coloro che attuano questi comportamenti difficilmente riflettono sulle conseguenze delle proprie azioni. Dato che tu fai parte del primo gruppo di persone, questo video non ti riguarda.

PERCHE’ QUESTO VIDEO TI RIGUARDA?

Ora ti sentirai un po’ confuso. Ma ora ti spiego perché queste immagini riguardano anche te.

Le neuroscienze hanno ormai dimostrato che le nostre azioni sono dettate per il 95% dalla sfera della nostra mente che viene definita subconscia. Una parte della nostra mente che si manifesta in maniera automatica secondo schemi prestabiliti ed appresi durante la nostra vita, in particolare durante la nostra infanzia. Questi schemi riguardano tutti i campi della nostra vita quotidiana e hanno determinato il nostro livello di autostima, la nostra capacità di relazionarci con le persone e con le situazioni, la nostra capacità di risolvere problemi e trovare soluzioni, ossia la nostra capacità di adattamento all’ambiente in cui siamo cresciuti. E’ il funzionamento naturale della nostra mente e da qui non si scappa.

Anche la mente dei nostri figli funziona nello stesso modo, per cui da bambini hanno appreso comportamenti che nella maggior misura derivano da ciò che hanno vissuto in famiglia. Ecco perché è molto importante, che il genitore adotti dei comportamenti coerenti con quello che vorrebbe che i figli facessero. Se avessi una telecamera puntata verso di te, ti comporteresti allo stesso modo? Ecco perché questo video ti riguarda.

Ma allora perché molti genitori, e forse anche tu, continuano a lamentarsi che i figli fanno l’opposto di quello che gli viene detto?

PER FORTUNA, I NOSTRI FIGLI FANNO IL CONTRARIO DI CIO’ CHE GLI DICIAMO

Gabriele, che ha quasi 5 anni, spesso decide di non ascoltare ciò che dico. E non raramente capita che arrivi a dirmi a muso duro “Non ti ascolto” girando la testa dall’altra parte. Sarà capitato anche a te di esserti trovato di fronte ad una situazione simile. Succede a tutti i genitori, più o meno quotidianamente. Immagino che anche tu come me, a quel punto ti sia trovato in balia di una delle tue emozioni più forti: la rabbia.

Ma se è vero tutto quello che hai letto dall’inizio dell’articolo, perché ci arrabbiamo tanto con i nostri figli?

Questa è la conclusione a cui siamo arrivati Daniela ed io e che puoi approfondire nel nostro libro Genitori al Contrario (puoi scaricare un estratto qui): i figli riflettono le parti nascoste ed inespresse di noi. Tutto ciò che noi abbiamo rifiutato e non accettiamo di noi stessi viene manifestato dai nostri figli.

In pratica i nostri figli fanno:

  • ciò che noi abbiamo rifiutato di fare
  • ciò che vorremmo fare ma non ci permettiamo
  • tutto quello che non ci è stato permesso di fare da bambini…e questo fa tremendamente arrabbiare quella parte invidiosa del nostro bambino interiore.

Grazie a loro vengono quindi messe in luce parti di noi che da soli non saremmo riusciti ad osservare.

COSA POSSO FARE?

Immagino che questa domanda sia sorta spontanea. La soluzione più efficace che ho trovato è quella di sforzarmi di osservare sempre di più le mie emozioni e le mie reazioni che derivano da un comportamento che non accetto in mio figlio ed annotarle sul mio diario (anche queste strategie vengono approfondite nel libro) Questo mi ha permesso di accettare molti dei comportamenti dei mie figli e smettere finalmente di arrabbiarmi con la mia immagine riflessa allo specchio.

Per approfondire questi aspetti insieme ad altri genitori che come te sono costantemente al lavoro per il loro miglioramento ti aspettiamo il:

7 novembre a Ciriè (TO) alle ore 21 presso Casa Arcobaleno – Incontro con gli autori

13 novembre a Bassano del Grappa (VI) alle ore 20,45 presso l’ Hotel Belvedere – Incontro con gli autori

22 novembre a Torino in Via San Domenico 16 alle 17, – performance teatrale Live! Playback Theatre “Divenire Genitori al Contrario”, messa in scena dai Become.

27 novembre a Milano alle ore 20,45 presso l’Hotel Ibis Milano Centro – Incontro con gli autori

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Fai riaffiorare il tuo bambino interiore

PER FAR RIAFFIORARE IL TUO BAMBINO INTERIORE …GIOCA CON TUO FIGLIO!

Spesso durante le consulenze rivolte ai genitori mi capita di suggerire alle mamme e ai papà di ritrovare il loro bambino interiore. Stabilito il contatto è di gran lunga più facile capire e rapportarsi in maniera positiva e costruttiva con i propri figli.

Ma chi è questo famoso bambino interiore?

Carl Jung lo aveva chiamato il “Bambino Divino” e rappresenta l’essenza di chi siamo veramente, la nostra parte più profonda, il nostro sé più puro e pulito.

E’ la parte spontanea di noi, quella libera da condizionamenti. Intuitiva. E’ quella parte creativa, spontanea, piena di fantasia. E’ tutto ciò che eravamo da bambini; poco a poco questa parte di noi è andata sbiadendosi lasciandosi alle spalle l’entusiasmo, per fare posto alla seriosità.

Non si può restare per sempre bambini, sarebbe estremamente controproducente, ma la parte bambina di noi deve restare attiva per farci sentire “vivi”. Un adulto responsabile, ma capace di giocare a cuore aperto con i propri figli è il miglior genitore che un bambino possa desiderare.

Nel libro “Genitori al Contrario” introduco alcune efficaci modalità per connettersi al proprio Cuore (Sistema di Connessione Circolare al Cuore) e tra le varie strategie ho proprio indicato l’atto di GIOCARE. Puoi scaricare un estratto a questa pagina

Giocando in maniera spontanea (quindi non quando ci sentiamo sforzati a giocare solo per fare un piacere a nostro figlio), ci catapultiamo infatti in uno stato gioioso tipico di quando si è bambini. E’ come se tornassimo indietro nel tempo e facessimo riaffiorare il bambino o la bambina che siamo stati. In quel preciso momento il canale che ci connette al nostro cuore è aperto, permettendoci di entrare in contatto con il Cuore di nostro figlio. Non possiamo neppure immaginare quanto siamo vicini ai nostri figli in quel momento. La bolla che ci tiene addormentati nel nostro stato di adulti, spesso con i sensi molto affievoliti, in quell’istante svanisce. E siamo in contatto con la nostra vera essenza.

Ieri sera ho trovato un fantastico video su Facebook che desidero condividere con voi. Si tratta di un video in lingua spagnola che pubblicizza un’azienda di giochi educativi peruviana, ma il messaggio che manda ai genitori tocca davvero il cuore. L’ho tradotto e sottotitolato.

Vi consiglio di vederlo e di diffonderlo il più possibile ad altri genitori. Più genitori amorevoli si risveglieranno in questi anni e più bambini felici ci saranno in futuro, che a loro volta avranno dei figli…e la catena continua. I gesti di ognuno di noi creano circoli virtuosi per la vita di chi verrà in futuro.

Buona visione.

Daniela

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Se i sentimenti e le emozioni dei bambini venissero presi maggiormente in considerazione

Lettera alla mia maestra della scuola materna.

Se i sentimenti e le emozioni dei bambini venissero presi maggiormente in considerazione

 

Cara Maestra,

ti rivolgo ora queste parole. Ora che ormai ho 33 anni e 3 figli. Non ne avevo parlato quasi con nessuno prima di ora. E ancora mi fa male ripensare a quel giorno.

Avevo da un paio di mesi compiuto 5 anni quando mi affacciai per la prima volta al mondo della scuola. Sapevo che a mia madre era stato consigliato di farmi frequentare l’ultimo anno di materna in modo da soffrire meno l’inserimento alla scuola elementare l’anno successivo. Non ricordo nulla del primo giorno alla materna. Il vuoto. Non ricordo di avere trovato un accoglienza “materna”.

Ho un unico ricordo molto bello, quasi al termine dell’anno, di un lavoro di gruppo che mi aveva emotivamente coinvolto e che consisteva nel ritagliare immagini da alcune riviste e farne dei collage. Io avevo scelto elementi naturali: alberi, animali, fiori. Ricordo ancora di avere individuato come soggetto principale un bellissimo daino che mi aveva particolarmente affascinata.

Forse è stato l’unico momento piacevole che ho trascorso in quel posto che ricordo sempre molto buio. Gli altri ricordi che ho sono pessimi. Non mangiavo quasi nulla a scuola. Durante un pranzo iniziasti ad imboccarmi a forza, nonostante io non riuscissi a buttare giù il boccone. Ricordo ancora che era pollo con patate. Ad un certo punto vomitai tutto. Tu ti arrabbiasti a tal punto da portarmi in punizione.

Mi accompagnasti nel dormitorio e mi facesti sdraiare sulla mia brandina ordinandomi di dormire e mi lasciasti dentro da sola.

Ricordo la stanza, che agli occhi di bambina mi sembrava enorme. Con tante brande vuote. Sentivo gli schiamazzi e le voci degli altri bambini che giocavano fuori. E io piangevo, piangevo cercando di soffocare le lacrime nel cuscino. La stanza era buia, avevo tantissima paura. Chiamavo sommessamente la mia mamma mentre ero in preda alla disperazione. Non so quanti minuti passarono poi vidi la maestra di un’altra sezione che si avvicinò a me e mi chiese cosa era successo. Mi consolò e poi uscì. Poco dopo rientrò con i suoi bambini, era il momento della nanna per tutti. Entrarono anche i miei compagni da te accompagnati. Mi sentivo sollevata, perlomeno non ero più sola. Ma ero amareggiata e spaventata. Volevo la mamma. Le ore trascorsero e finalmente arrivò a prendermi mamma per portarmi a casa. A mia mamma raccontasti l’accaduto omettendo di avermi lasciato disperata e sola nel dormitorio.

Mia mamma ti disse di non costringermi mai più a mangiare, mi sarei regolata da sola.

Da quel giorno per me fu un incubo.

Non ero certo contenta di rivederti ogni mattina e trascorrere con te quasi l’intera giornata dopo che non avevo più fiducia nei tuoi confronti. Dopo che mi avevi fatto soffrire e che la tua collega, non aveva fatto nulla per aiutarmi. Io ero disperata, avevo paura. Mi sentivo terribilmente in colpa.

Ora ripensandoci vedo l’ingiustizia fatta nei confronti di una bimba, ma ti posso assicurare che mi sono sentita un verme in quel momento. Solo per aver vomitato. Ho pensato di aver fatto una cosa terribile e che mi meritassi quella punizione. Che non ero degna di stare tra i miei compagni. Che non meritavo di essere amata.

Ti sei chiesta cosa poteva passare nella mia testolina?

Ti sarai pentita nei giorni avvenire?

Non credo, visto che non hai mai fatto un gesto di affetto nei miei confronti. Nè a me, nè alla maggior parte dei miei compagni. Pochi avevano la fortuna di essere sotto la tua ala protettrice. Ho avuto per tanto tempo degli incubi in cui quella stanza del dormitorio diventava sempre più grande e la mia voce per chiedere aiuto, non usciva dalla mia bocca.

I mesi trascorsero e durante le vacanze ero contenta che di lì a poco avrei iniziato le elementari…perché avrei avuto delle nuove maestre!

A scuola mi impegnavo molto e avevo tanta voglia di imparare, ma ad un certo punto ritornò l’incubo. Non ricordo con esattezza da cosa venne scatenato, ma qualcosa mi riportò a quel giorno della materna. Sicuramente buona parte in questa situazione era dovuta all’ansia di separazione da casa, da mamma, il posto più sicuro e tranquillo dove stare. Mi sentivo insicura e non in grado di affrontare da sola le situazioni che mi si presentavano a scuola. Prendevo il pulmino per recarmi a scuola e nel tragitto da casa alla fermata del bus avevo tutte le mattine conati di vomito.

Ricordo ancora quando mi accasciavo verso il fosso accanto alla strada per vomitare. Era terribile.

Mia mamma mi consolava e mi incitava ad andare a scuola. Ma che altro poteva fare? D’altronde la scuola è obbligatoria. (ho scoperto poi che esiste l’educazione parentale, ma ne parlerò nei prossimi articoli)

“Ti vengono a prendere i carabinieri se non ci vai!” mi diceva mamma.

Io desideravo con tutta me stessa ritornare a casa, dove c’era anche il mio fratellino più piccolo. Tornare al sicuro nel mio nido.

Spesso anche a scuola stavo male, avevo delle fitte alla pancia fortissime. E le maestre chiamavano mia mamma per farmi portare a casa. Per fortuna grazie alla sensibilità della mia nuova maestra, che ancora incrocio per strada nel mio paesino, e che ricordo con molto affetto, nel giro di un annetto circa ho superato tutto. Avevo capito che mi potevo fidare di lei. Che avrei avuto sostegno da parte sua e che mai e poi mai mi avrebbe delusa e tradita con una punizione ingiusta e fatto vivere degli attimi di terrore. Lei era una figura che posso definire “materna”, dolce, disponibile, attenta ai bisogni dei suoi piccoli alunni e pronta ad accogliere le loro emozioni. Sono stata fortunata ad incontrarla, se avessi trovato una persona più severa e distaccata probabilmente il mio disagio non si sarebbe risolto da solo e in maniera spontanea.

Ti scrivo queste parole non con rabbia, ma con la speranza che negli anni avvenire il tuo modus operandi sia cambiato, perchè sono certa che non sono stata l’unica ad aver subito un trattamento del genere. Io che me ne stavo tranquilla in un angolo a giocare da sola, e zitta con la paura di dire qualcosa di sbagliato. Penso che con un pizzico di empatia in più da parte tua, non avrei vissuto così male quegli anni.

Se ti fossi messa per un istante nei miei panni, probabilmente le tue parole e le tue azioni sarebbero state altre.

Se avessi provato a pensare cosa provavo in quel momento, e che pensieri mi passavano per la testa, sono sicura che non lo avresti fatto.

Se mentre mi portavi nel dormitorio avessi immaginato che al mio posto ci fosse stata tua figlia, credo proprio che non mi avresti lasciata da sola a piangere disperata.

Una persona che è a contatto costantemente con dei bambini, deve avere per prima cosa rispetto di queste creature. Alla materna si è così piccoli, i bambini hanno bisogno di una figura dolce e amorevole come la mamma. Hanno il diritto di sentirsi al sicuro, di poter esprimere sé stessi. Di vedere accolte le loro paure, di sentirsi in un ambiente caldo e confortevole. Di sentirsi protetti e appoggiati da una persona di cui hanno totale fiducia. Che non li tradirà mai. Che non li derida. Che accetti sinceramente i sentimenti espressi dai suoi bambini.

Spero che con gli anni abbia fatto tue queste caratteristiche.

Una tua ex alunna.

Ho scritto questa lettera quasi 2 anni fa e l’ho ritrovata ieri fra i miei appunti.

In quel periodo ero all’inizio del lavoro su me stessa, e cercavo di capire da dove derivasse il mio essere costantemente “paladina della serenità dei bambini”. All’uscita da scuola, al supermercato, al parco giochi, mentre sono con i miei bimbi mi capita di osservare i bimbi con i loro genitori. Mi metto costantemente nei panni dei bambini e cerco di pensare a cosa provano in quel momento. Guardo la situazione dal loro punto di vista e mi accorgo di quanto le parole di un adulto spesso fanno male, o al contrario di quanto le parole e un atteggiamento corretto possano produrre gioia e armonia nel cuore del bambino. Tutto per loro è amplificato. Basta guardarli in viso, osservare l’espressione dei loro occhi.

Ho capito che quel che mi è successo alla materna mi ha lasciato una profonda ferita, oltre che a un grande senso di colpa. Ho trovato freddo ed esagerato il comportamento della maestra. Ha sfogato la sua rabbia, magari per il suo vissuto personale, su di me.

Sono consapevole però che da situazioni negative, nascono opportunità e stimoli per crescere. E anche se non lo avrei mai ammesso fino a qualche tempo fa, questo episodio mi ha portato ad essere la persona che sono e ad avere una particolare attenzione per le emozioni dei miei figli e a impegnarmi nel mantenere questa presenza costante.

Daniela

 

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QUELLO CHE CI INSEGNANO I BAMBINI: la gestione della rabbia attraverso la gioia

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Ecco come l’osservazione dei bambini può aprirci il cuore.

Sabato pomeriggio ero indaffarata perché avremmo avuto ospiti a cena. Durante la merenda, Gabriele, mio figlio di 4 anni e mezzo, rovescia l’ultimo bicchiere di succo di frutta sul tavolo. A questo punto Gabriele si arrabbia, vuole altro succo a tutti i costi e non vuole sentire ragioni, ma essendo finito non avevo modo di versargliene altro. Ha un forte attacco di collera, non ci sono parole che lo possano far calmare.

Questi sono i casi che il dott. Daniel Siegel, neuropsichiatra pediatrico americano, definisce come crisi di collera al piano di sotto del cervello in cui le aree inferiori del cervello, amigdala e tronco encefalico in particolare, prendono il sopravvento e non permettono che funzioni la parte superiore, quella razionale, costituita dalla corteccia celebrale in cui avvengono i processi mentali più complessi, come il pensiero e l’immaginazione.

Mentre la parte bassa è quella che potremmo definire più “primitiva”, perché composta da aree responsabili delle nostre funzioni di base, di reazioni innate e delle emozioni più animali e intense (come rabbia e paura) ed è presente e funzionante già dalla nascita, la parte alta è quella più “evoluta”, più complicata, che controlla il pensiero analitico e di ordine superiore, la capacità di controllare le emozioni, l’empatia, la comprensione di sé, la moralità, ecc., e che nel bambino è ancora in formazione e lo sarà per molto tempo.

Gabriele sempre in preda alla forte rabbia corre in camera sua, seguito da sua sorella Gaia e da me e mio marito Federico. Si mette seduto in un angolo con la schiena appoggiata al muro e puppetspaonazzo in viso urla e piange disperato. Mi avvicino, mi inginocchio e cerco di calmarlo con parole amorevoli. A quel punto Gaia (che vi ricordo ha 21 mesi), si abbassa leggermente e cerca il suo contatto visivo e dice: “Gabi, mani mani”, mentre prende le mani di Gabri con le sue manine piccine. Lo guarda ancora negli occhi e rimangono fermi per qualche secondo occhi negli occhi, mentre lei con la sua vocina dolce lo chiama semplicemente per nome.

Gabriele intanto ha smesso di piangere e urlare, guarda sua sorella e accenna un sorriso!

Gaia, lascia la stretta alle mani e lo abbraccia forte al collo. Poi gli da un bacino.

Gabriele si è calmato e si gode l’abbraccio di sua sorella. È piacevolmente sorpreso.

l-abbraccio-tra-bambiniMio marito ed io abbiamo assistito a tutta la scena in silenzio, ci siamo guardati ed entrambi avevamo le lacrime agli occhi osservando queste due meravigliose creature e la loro interazione guidata dal cuore. Inutile dire che in quel momento ho sentito il cuore scaldarsi. Vedere come una bimba di soli 21 mesi si è approcciata a suo fratello in difficoltà in maniera così spontanea e così amorevole, mi ha aperto il cuore. Non solo. È stata una grande lezione per me. Perché Gaia mi ha mostrato esattamente quello che avrei dovuto fare io, ma che non ho fatto perché quel pomeriggio la mia mente non era perfettamente presente, ma già orientata alla sera in cui sarebbero arrivati ospiti e il mio pensiero era rivolto al “mettere in ordine casa” e poco propenso a sentire empaticamente le emozioni dei miei figli.

Nei casi di collera come questa, il genitore deve accompagnare il bambino a ritrovare la calma stabilendo con lui un contatto emotivo. Esattamente come ha fatto Gaia dovrà:

Poiché in questi casi non vi è comunicazione tra parte alta e parte bassa del cervello è inutile cercare di farlo ragionare con la logica e la razionalità. Solo nel momento in cui si sarà calmato ci sarà modo e possibilità concreta di farlo ragionare sull’accaduto. Farlo quando le due parti del cervello sono in disintegrazione è come buttare benzina sul fuoco. Il risultato sarà di fomentare ancora di più la sua collera.

Ancora una volta grazie ai miei figli ho ricevuto una grande lezione di vita. E come sempre, la strada da seguire è quella del cuore!

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IL GIOCO DELLE EMOZIONI PER I BAMBINI!

 


IL GIOCO DELLE EMOZIONI PER I BAMBINI!

Riconoscere le emozioni dei bambini per saperle affrontare.

Prova questo gioco sulle emozioni con i tuoi bimbi.

30.000 genitori hanno già letto questo articolo!


Quella che trovi di seguito è sicuramente tra le attività sulle emozioni per bambini più efficaci che puoi utilizzare, per spiegare le emozioni ai tuoi figli, ma potrebbe essere usato anche come gioco da fare a scuola se sei un’insegnante, in alternativa alle schede didattiche sulle emozioni.

Non è sempre semplice trovare il modo migliore per gestire le emozioni dei bambini, ma i giochi sulle emozioni sono il modo più semplice per affrontarle.
In questo modo la famiglia diventa un vero e proprio laboratorio sulle emozioni per far capire cosa sono le emozioni ai bambini in modo semplice e divertente.

Ok, allora leggi il racconto su come è nato questo gioco e… giochiamo con le emozioni

"Un pomeriggio a causa del brutto tempo, non potendo uscire all’aria aperta, siamo rimasti a casa a giocare. Abbiamo tirato fuori le palline colorate dal cassettone della stanza dei bambini e abbiamo iniziato a giocare. Ad un tratto Gabriele si accorge che i colori delle palline sono esattamente come quelli delle sfere dei ricordi del film d’animazione INSIDE OUT. Il colore di queste sfere è determinato dall’emozione ad essa associata.

Due parole sul film. Protagonista di Inside Out è la giovane Riley che, costretta a trasferirsi con la famiglia in una nuova città, deve fare i conti con le emozioni che convivono nel centro di controllo della sua mente e guidano la sua quotidianità. Questa è la lista delle emozioni: Gioia, Tristezza, Rabbia, Paura e Disgusto.

La lista delle emozioni primarie

Ad ognuna delle 5 emozioni è abbinato un colore e alcune connotazioni fisiche tali da carpire le caratteristiche dell’emozione stessa. Vediamo nel dettaglio:

GIOIA: colore GIALLO. Ha le sembianze di una stella.

TRISTEZZA: colore BLU. Il suo aspetto fisico ricorda una lacrima.

RABBIA: colore ROSSO. E’ un vivido fuoco.

PAURA: colore VIOLA. Assomiglia ad un nervo .

DISGUSTO: colore VERDE. Assomiglia ad un broccolo.

Ecco il gioco delle emozioni

Tornando al nostro gioco, Gabriele ha messo le 5 palline colorate in un contenitore grande di plastica per insalatapallinecolorate (che spesso utilizziamo per giocare) e le faceva girare all’interno compiendo un movimento rotatorio. Poi ne estraeva una e imitava con sguardo, postura e intonazione della voce, l’emozione corrispondente. Che splendida idea che ha avuto! A quel punto si è avvicinata a noi anche Giorgia che fino a quel momento stava giocando con le bambole.

Abbiamo giocato con le emozioni in questo modo per un po’, poi ho proposto ai bambini di bendarci e a turno estrarre una pallina. Dopo averla estratta i bambini pronunciavano il nome dell’emozione corrispondente e a quel punto facevo loro le seguenti domande in base alla pallina estratta.

Pallina GIALLA: Cosa ti rende felice?

Pallina ROSSA: Cosa ti fa arrabbiare?

Pallina BLU: Cosa ti rende triste?

Pallina VIOLA: Di cosa hai paura?

Pallina VERDE: Cosa proprio non ti piace?

Alcune delle risposte che hanno tirato fuori sono state:

GIOIA. “Sono felice quando mamma mi abbraccia”, “Sono felice quando c’è il sole”, “Sono contento quando papà è a casa con noi”.

RABBIA. “Mi arrabbio quando Gabri non mi fa giocare con lui”, “Mi arrabbio se Gaia mi prende i miei giochi”, “Mi arrabbio quando non c’è da mangiare quello che piace a me”.

TRISTEZZA: “Sono triste quando piove e non posso andare in bicicletta”, “Sono triste quando vedo in tv i bambini poveri”, “Divento triste quando penso a quando mi sono fatto tanto male”

PAURA. “Ho paura del buio”, “Ho paura quando vedo le macchine che vanno tanto veloce”, “Ho paura delle streghe”.

DISGUSTO: “Non mi piacciono gli spinaci”, “Non mi piacciono le persone cattive che rubano”, “Non mi piace la maglia che mi hai comprato”.

Abbiamo giocato per una mezzoretta e tirato fuori un bel po’ di situazioni e di emozioni.

Un po' di teoria per spiegare le emozioni ai bambini

Ho poi spiegato loro che come hanno potuto constatare siamo composti da tante emozioni, sia piacevoli che meno piacevoli, che si alternano in base alle situazioni che viviamo, ma che con un piccolo sforzo possiamo prendere in mano la situazione e non lasciarci sopraffare da esse, decidendo come vogliamo sentirci. Se per esempio siamo arrabbiati, è lecito esserlo, ma non è necessario crogiolarsi in questa emozione troppo a lungo, perché ci perdiamo il bello delle situazioni che vengono dopo. Ho continuato spiegando loro, nella maniera più semplice possibile, che con un bel respiro profondo e pensando a qualcosa di bello e piacevole, è possibile modificare o perlomeno migliorare il nostro stato d’animo.

Giorgia a quel punto mi ha detto: “Se sono arrabbiatissima con Gabri perché mi ha preso un gioco con cui stavo giocando, è inutile essere arrabbiati anche dopo, perché poi non riesco ad essere felice anche se mi ha ridato il gioco. Devo tornare di nuovo gialla (Gioia) subito!”

Brava Giorgia! Ha capito a volo!

Abbiamo continuato e ho chiesto loro (sempre spiegandomi con parole semplici e con esempi)che cambiamenti percepiscono a livello fisico quando provano una determinata emozione. Ho iniziato dalle emozioni negative per finire poi con la gioia e queste sono state le loro risposte:

TRISTEZZA. "A volte vengono le lacrime".

"La bocca va in giù e anche gli occhi".

"Mi sento moscio".

RABBIA. "Faccio i pugni".

"Mi viene la faccia brutta e rossa".

PAURA. "Se ho tanta paura scappo. Oppure mi fermo e vorrei nascondermi".

Il cuore batte forte, mi ricordo quando mi sono spaventato con i fuochi d’artificio.

DISGUSTO. "Se è una cosa da mangiare la allontano".

"Faccio Bleah!”

Ho quindi chiesto loro di chiudere gli occhi e di pensare a quando si sono sentiti molto molto felici e di concentrarsi su cosa percepivano. Hanno così risposto:

GIOIA. "Sorrido, la bocca va in su".

"Sono caldo, ma non come Rabbia, tiepido diciamo. E salto".

Ho lasciato l’emozione “Gioia” per ultima in modo che, una volta finito il gioco, rimanesse loro una sensazione positiva.

Questa attività sulle emozioni dei bambini è nata per caso grazie allo spunto che mi ha dato Gabriele, ma è stato un ottimo modo per spiegare ai bambini qualcosa in più sulle emozioni, per fargli capire che tutte queste emozioni fanno parte di noi e sono da accettare e conoscere al fine di raggiungere uno sviluppo mentale ed emotivo armonioso.

Come spieghiamo nel nostro libro "Genitori al Contrario" di cui puoi scaricare qui sotto l'anteprima gratuita Scaricaora un bambino che si conosce e conosce le emozioni è sicuramente un bambino più capace di provare empatia e di relazionarsi con gli altri in maniera positiva.

Provatelo anche voi con i vostri bambini!

Giocare con loro è sempre una fonte di crescita per noi genitori, un modo per conoscere in profondità i nostri figli e per conoscere meglio noi stessi.

Inoltre GIOCARE è una delle strategie che ho indicato nel libro “Genitori al Contrario” per connetterci al nostro cuore. Se poi il fulcro del gioco sono proprio le emozioni…non potremmo fare lavoro migliore!

A presto.

Daniela

 

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01Ott/15

ECCO COME HO SCOPERTO PERCHE’ L’ISTINTO DI MAMMA E’ COSI’ FONDAMENTALE PER LA SALUTE DEI NOSTRI FIGLI

I tuoi genitori sono affettuosi? Lo sono entrambi o nessuno dei due?

Queste erano due delle domande poste in un questionario somministrato agli studenti dell’Università di Harvard, durante uno studio longitudinale durato 42 anni.

Da tale studio è emersa una interessante correlazione tra le risposte a questa domanda e la percentuale di cardiopatie manifestata dagli ex studenti in età adulta e anziana

Ecco i dati:

Il 25% fra coloro che avevano risposto di avere entrambi i genitori affettuosi ha sviluppato cardiopatie in età adulta.

Il 35% fra coloro che avevano risposto di avere un solo genitore affettuoso presentarono cardiopatie in età adulta.

E ben il 93%, praticamente la totalità, di chi aveva risposto di non avere genitori affettuosi presentò in seguito problemi cardiaci.

Non è sorprendente?

Inoltre di questo 93% la totalità (il 100%) aveva patologie potenzialmente mortali, in confronto a meno della metà dei soggetti degli altri 2 gruppi.

Ma quali sono i fattori di rischio delle malattie cardiache presi normalmente in considerazione?

  • Fumo
  • Obesità
  • Pressione sanguigna alta
  • Colesterolo alto
  • Predisposizione genetica
  • Etc…

Eppure circa la metà di chi subisce per la prima volta un attacco cardiaco non presenta neppure 1 di questi fattori di rischio!

E vi dirò di più: 8 persone su 10 con almeno 3 di questi fattori di rischio non hanno mai avuto un infarto.

Sarebbe allora il caso di mettere tra i fattori di rischio l’assenza di amore genitoriale?

A questo punto ci potremmo chiedere:

Cosa faccio per fare in modo che i miei figli si sentano amati?

Sto facendo bene? O sarebbe il caso di mettere in discussione il mio modo di rapportarmi con loro?

Sto dando il massimo o posso fare decisamente di più?

Sei anni fa non sapevo nulla di tutto questo, ma ora credo che si possa rispondere a queste domande con due sole parole: segui l’istinto.

Prima di diventare mamma non mi ero mai posta il problema. Semplicemente davo per scontato tutto quello che osservavo e leggevo relativamente a “come prendersi cura del neonato”.

Poi qualcosa è cambiato. In un istante. Proprio in quella frazione di secondo in cui, dopo 30 ore dal momento in cui ho perso le acque, Giorgia, finalmente venuta al mondo, mi venne appoggiata sul ventre.

Lì oltre a provare una profonda gioia, ho realizzato che tutto intorno a me era tutto così “artificiale”, freddo, poco consono a quell’istinto animale che poco prima mi aveva guidato durante il parto. Era tutto così asettico. Freddo.

Giorgia mi guardò, con un occhio chiuso ed uno aperto, e in quel momento si risvegliò in me il mio istinto primordiale, che consente da milioni di anni l’evoluzione dell’essere umano. Le porsi il seno, mentre lei istintivamente muoveva leggermente la testolina per cercarlo. La accarezzavo e la stringevo a me con un tocco delicato ma deciso.

Tutto era cambiato. Per la prima volta nella mia vita, avevo fatto prevalere l’istinto a discapito della razionalità. Non era un’azione ragionata, ma dettata dall’istinto animale grazie al quale una mamma si prende cura del suo cucciolo.

Quando fummo finalmente in stanza ci ritrovammo Giorgia, mio marito Federico ed io, da soli. Finalmente eravamo una famiglia. La piccola era nella culletta trasparente che utilizzano nei reparti nascita. Un posticino sicuro in cui poteva riposare dopo la fatica che aveva fatto per nascere, ma qualcosa non mi convinceva. La parete era così fredda e dura. Non mi bastava stare a guardarla, volevo prenderla in braccio e farla dormire tra le mie braccia. Non ci pensai molto e al suo primo movimento, la tirai su, mi posizionai seduta sul letto con la bimba in braccio, offrendole il seno.

La stanchezza non tardò ad arrivare, avevo la bimba in braccio ed entrò una infermiera del nido che con estrema gentilezza e parole molto dolci, mi disse che se volevo la bimba nel letto con me potevo farlo, mi raccomandò di stare attenta e incastrò le lenzuola per bene in modo tale che la bimba non potesse cadere. Ancora ricordo con piacere il viso e la voce di questa ragazza. Da lì, così per caso…incominciò il nostro co-sleeping! Non mi ero mai informata a riguardo, non sapevo neppure cosa volesse dire questo termine, ma dormire accanto a mia figlia, mi faceva stare bene. Ero più rilassata, meno in allerta, le potevo offrire il seno facilmente mentre ce ne stavamo accoccolate. E vedevo che faceva bene anche a lei. Era tranquilla e serena.

Una volta a casa mi informai a riguardo e trovai sull’argomento co-sleeping, sia libri che articoli sul web.

Scoprii con gioia che non era solo una mia impressione che Giorgia fosse serena e in pace a dormire con me, ma lo dimostravano anche dati scientifici. “Accarezzando un neonato si cambia il suo respiro, la sua temperatura corporea, il tasso di crescita, la pressione del sangue e i livelli di stress” secondo James J. McKenna, massimo esperto del co-sleeping, Professore di Antropologia e direttore del Behavioral Sleep Laboratory presso l’Università di Notre Dame. Dice anche che: “L’idea che i neonati si debbano calmare da soli è solo una costruzione culturale che non ha alcuna evidenza empirica che possa sostenerne la veridicità”.

Felicissima di avere trovato un riscontro per una cosa che sentivo fortemente, continuai per la mia strada, nonostante chi ruotasse intorno alla nostra vita, storcesse il naso quando dicevamo che la bimba dormiva nel lettone con noi e cercavano di convincerci a metterla a dormire nel lettino da sola. Andavano in tilt anche quando non sapevo rispondere alla domanda, ormai abbinata a “quante volte si sveglia ancora la notte?” ed era “quante poppate fa in una giornata?”. Non lo sapevo davvero, seguivo l’allattamento a richiesta, quando mi richiedeva il seno glielo porgevo, potevo avere un’idea di quante volte poppava, ma non un numero preciso e soprattutto non costante. Ho assistito personalmente a scene di bimbi che piangevano disperati perché per la mamma non erano passate 3 ore tra una poppata e l’altra. Un bel modo per complicarsi la vita e per far star male il bimbo!

L’istinto semplifica la vita, seguilo!!!

P.s. Siete curiosi di sapere come seguire l’istinto nell’istruzione di vostro figlio? Continuate a seguirci

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18Set/15

DEVI ESSERE PROFONDAMENTE GRATO A TUO FIGLIO!

IL MESSAGGIO DI

“GENITORI AL CONTRARIO”

 

grazie1

La vita di ognuno di noi è in perenne trasformazione.

La vita è cambiamento.

Quel che è stato ieri, domani non sarà.

Quanti momenti importanti della vita di tuo figlio non assapori appieno per stare dietro agli impegni della vita quotidiana?

Ti capita di sentirti come un criceto che gira inesorabilmente nella sua ruota?

Una gabbia.

Una ruota.

Dei semini nella piccola mangiatoia.

Questo è il mondo del criceto.

Mangia, dorme e corre.

Corre e corre ancora, rimanendo sempre nello stesso punto in cui si trovava un minuto, un’ ora, un giorno, un mese, un anno prima.

La sua energia non produce risultati. I suoi movimenti non lo portano da nessuna parte.

Si illude di correre, in realtà non sta andando da nessuna parte.

Compirà le stesse azioni fino alla fine dei suoi giorni.

Il criceto non si pone domande. Continua a correre e mangiare. Nient’altro gli interessa.

Ma a volte capita che a qualche criceto non piaccia la sua gabbia, né la ruota, né i semini. Desidera uscire. Ha fame di libertà. Non si accontenta di ciò che il padrone gli mette a disposizione. Non si da pace fino a che non ottiene quello che desidera: uscire dalla gabbia. A costo di pagare cara la libertà, addirittura con la sua stessa vita se, smarrito, fuori dalla gabbia incappa sotto le grinfie di un gatto.

Una casa.

Un lavoro.

Una dispensa piena di cibo.

Questo è il mondo dell’essere umano.

Mangia, dorme e lavora. Normalmente fa un lavoro che neppure ama. Si trascina tra gli impegni familiari e il lavoro. Trascorre circa 8 ore lavorando e torna a casa stanco, pensando già al momento in cui finalmente poggerà la testa sul cuscino.

E domani? Domani sarà uguale!

Non è una gabbia anche questa? Per alcuni la gabbia è dorata, per altri un po’ arrugginita.

Capita a volte che a qualche essere umano la gabbia non piaccia, seppur dorata.

Si pone domande e ragiona sul senso della vita.

“Io non sono felice della vita che faccio, cosa posso fare?”

“Vorrei cambiare vita, ma non so da dove cominciare.”

“Se seguissi il mio istinto saprei bene cosa voglio dalla mia vita, ma poi vengo assalito da mille dubbi e paure.”

“Io non sto bene in questa situazione. Non mi sento capito”.

“Ho tanti sogni che vorrei realizzare.”

“Il mio lavoro mi piace, ma non ho mai tempo di fare altro.”

“Vorrei trascorrere più tempo con i miei figli.”

“Vorrei vedere i miei figli crescere e vedere giorno per giorno i loro cambiamenti e le loro piccole e grandi conquiste.”

“Vorrei giocare di più con loro, ma sono stanco per godermi appieno questi momenti di gioco.”

“Vorrei sentirmi libero di seguire il mio cuore nella cura dei miei bambini, e non essere vittima di condizionamenti.”

“Vorrei sorridere alla vita, mostrare la bella persona che sono, ma c’è qualcosa che non mi permette di essere come vorrei. Perché?”

 

Chi si pone domande come queste è desideroso di uscire dalla gabbia, perché non si accontenta più di sopravvivere. E’ desideroso di VIVERE. Ha fame di libertà. E di felicità.

Potrebbe pagare a caro prezzo, ma non gli importa più niente, perché ormai ha intravisto il mondo da un’altra prospettiva e ora lì fuori ci vuole arrivare a tutti i costi.

Non è ancora più pericoloso restare dov’è? Avere occhi che non vedono, orecchie che non sentono, e cuore che non percepisce e non capisce.

 

I giorni scorrono velocemente.

Tuo figlio cresce alla velocità della luce.

Goditi al meglio i momenti che trascorri con lui.

Ridi, gioca, divertiti.

Trascendi la banalità e la noia. Segui la meraviglia, la sorpresa, lo stupore.

Non banalizzarti, non privarti del tuo nucleo più profondo.

Lasciati rapire dalle percezioni, dai pensieri e dalle emozioni.

Sentiti VIVO.

Riscopri la gioia di essere bambino lasciandoti guidare da tuo figlio.

Sii presente nei suoi momenti importanti.

Ascoltalo a cuore aperto.

Mettiti in discussione.

Chiediti se quel che stai facendo lo stai facendo bene.

Altrimenti tra qualche anno cosa ti rimarrà dell’infanzia di tuo figlio?

E lui, che idea avrà di te?

Lo vedrai adulto ma lo avrai aiutato a diventarlo?

Immagina tuo figlio da adulto con in braccio tuo nipote, cosa vorresti che trasferisse al piccolo? Quello è ciò che tu per primo devi trasferire!

Essere genitori è un percorso, una strada che si percorre cercando di ritornare in carreggiata in caso di sbandamento.

Non si può essere genitori perfetti, ma si può tentare di raggiungere il meglio di noi stessi, fare ogni cosa con passione, come se si volesse tendere verso la perfezione. Tutto questo possiamo farlo grazie ai nostri figli. Non è mai troppo tardi per cambiare carreggiata e seguire la strada del cuore.

Essere genitori significa imparare a guardarsi allo specchio.

Lo specchio tira fuori sia il meglio che il peggio di te. Tuo figlio è il tuo maestro di vita venuto al mondo per tirare fuori il meglio di te e farti accettare le tue parti oscure.

Ti aiuta a intravedere il mondo da un altro punto di vista, a liberarti da credenze e condizionamenti.

Ti accompagna mano nella mano a riscoprire la gioia della vita, a meravigliarti per cose semplici, a ritrovare il bambino che è ancora dentro di te, ma a cui non dai più ascolto.

Ti insegna a vivere nel qui ed ora, ad essere felice, e a liberarti delle catene che ti tengono intrappolato nella routine della vita quotidiana.

Tuo figlio ti regala attimi di profonda consapevolezza.

Fa entrare aria nuova per ricominciare a respirare.

Fa entrare nuova luce per vedere con nuovi occhi.

Ti ama incondizionatamente, e in ogni attimo ti dona amore puro, sincero, immenso, che se lo ascolti bene ti fa vibrare il cuore.

Devi essere profondamente grato a tuo figlio.

Daniela Barra

 

Ti chiedo fiducia ora.

Perché da qui in poi percorrerai una nuova strada.

Quella che hai visto fino ad adesso è la strada che già conosci. Sai esattamente dove porta. E so che non è esattamente la strada che vuoi percorrere.

Una volta che sarai consapevole di ciò farai veramente fatica a vedere il mondo come lo vedevi prima. Immagino che in questo momento ti senti un po’ confuso. Lo percepisco e ti capisco.

Presta attenzione. Adesso ti dico perché stai leggendo queste parole. Perché intuisci che nonostante tutti i tuoi sforzi c’è ancora molto di più che puoi dare ai tuoi figli. Nonostante le difficoltà della vita hai ancora la speranza di raggiungere i tuoi sogni. Nonostante ti continuino a dire che non è possibile, sai che li raggiungerai. E sai che lo farai grazie ai tuoi figli.

Intuisco cosa pensi, perché anch’io ho avuto sensazioni simili alle tue prima di trovare la chiave. La cercavo all’esterno e l’ho trovata dentro di me.

Federico Parena

 

Apri la gabbia…fai un respiro profondo…ascolta il tuo cuore…segui i tuoi sogni…aspira alla tua felicità e a quella della tua famiglia…

FAI PREVALERE SEMPRE E SU TUTTO L’AMORE.

ESPANDI IL TUO CUORE E LA TUA MENTE…BENVENUTO NEL MONDO DI “GENITORI AL CONTRARIO”!

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